IL TACCUINO di TITTA RIZZA
La Civetta di Minerva, 2 giugno 2017
Nei giorni scorsi i giornali locali hanno dato risalto all’incontro del dott. Bivona, neo presidente di Confindustria, con i sindacati. Il tema che hanno imposto i sindacalisti è stato quello del rilancio della zona industriale di Priolo. Bisogna premettere che il dott. Bivona appartiene a quella fascia ristretta di ottimi manager che può vantare questa provincia, eppure il discorso centrale con i sindacalisti è stato quello della zona industriale, il discorso di sempre. E’ da vent’anni che i sindacati pongono lo stesso tema ed è da vent’anni – con tutto che una siracusana, addirittura priolese, ha fatto per otto anni il ministro – che la zona industriale va morendo ogni giorno di più.
Pian pianino, come lo sfogliare una margherita, ogni giorno questa provincia va morendo sempre più: la Camera di Commercio sembra irrimediabilmente perduta, se la portano a Catania; l’alta Autorità per il porto di Augusta se n’è andata anch’essa a Catania. Questa provincia sta perdendo i suoi pezzi migliori e la classe dirigente di Siracusa se ne sta zitta. E’ evidente che quando ci stanno spogliando di quel poco che abbiamo e una classe dirigente non reagisce e se eleva una protesta questa non ha seguito, è evidente dicevo che questa classe dirigente che ci ritroviamo è assolutamente inadeguata.
Che cosa ha fatto il sindaco di Siracusa per lo strappo dell’Autorità Portuale; cosa ha fatto questo consiglio comunale; cosa hanno fatto i sindacati? Assolutamente nulla. Ma chi ha responsabilizzato i corpi sociali intermedi per richiederne un intervento? Nessuno; c’è un assoluto e generale torpore come se questi petali che ci strappano non appartengano alla nostra vita, non costituiscano il futuro per i nostri figli.
Eppure basterebbe guardare alle vicine Modica e Ragusa per poterci ispirare a un nuovo modello di sviluppo: la piccola e la media impresa, che costituiscono l’ossatura d’una provincia, che crea ricchezza con posti di lavoro e principalmente con una filiera produttiva che offre, direi impone, nuove occasioni imprenditoriali.
Dobbiamo limitarci a un lamento, dobbiamo limitarci a un peana di morte o abbiamo la capacità di dare un colpo di reni per risalire a galla?
Noi abbiamo giovani meravigliosi che possono esprimere il meglio di se stessi solo se vanno lontano da questa città; qui non hanno occasione di esprimersi. Dobbiamo partire da questa considerazione ,la grande e forse l’unica ricchezza che ci ritroviamo sono i nostri giovani. Dobbiamo prendere atto che l’attuale classe dirigente che ci ritroviamo va sostituita con un’altra ,aperta al nuovo, con solidi principi morali , con un ottimo bagaglio culturale .
La responsabilità dello sfascio attuale è di tutti noi: se diamo uno sguardo alla composizione degli enti elettivi, ci accorgiamo della pochezza individuale di ciascuno degli uomini che noi abbiamo eletto nei posti di governo. Guardiamo i consigli comunali che si sono susseguiti negli ultimi venti anni: sono quelli di gettonopoli, sono quelli dei rimborsi fasulli per posti di lavoro fasulli; sono quelli che dopo averci fatto perdere il finanziamento per il nuovo ospedale si sono accorti dopo venti anni che il Comune è proprietario di quarantamila metri quadrati di terreno non edificato al confine col vecchio manicomio.
L’appello è ai professionisti; è alle persone di buona volontà, principalmente è ai giovani perché si rendano conto che hanno l’obbligo davanti a Dio di rimboccarsi le maniche e di assumersi la responsabilità di guida di questa provincia: sia nel mondo della politica che nel mondo dei corpi sociali intermedi.

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