Ortigia, si scrive solarium ma si legge locale notturno

Cala Rossa, piattaforma di 350 metri sugli scogli più gazebo/bar sulla spiaggia, spogliatoio, wc e docce. Anche la Soprintendente Panvini ha riconfermato il 6 aprile la “compatibilità paesaggistica”

 

La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017

E anche su Calarossa è di nuovo scontro, seppure sottotraccia perché ancora non si è vista una mobilitazione dei cittadini come quella organizzata l’altr’anno dal Coordinamento Cittadino Calarossa e da alcune associazioni ambientaliste. Un movimento di protesta che la primavera scorsa è riuscito a fermare la realizzazione del solarium forte di una battaglia legale evidentemente vincente, perché in grado di dimostrare la fondatezza dei pesanti rilievi di illegittimità presenti nella convenzione sottoscritta nel febbraio tra l’amministrazione comunale e la società Kalliope: una “polverosa” concessione demaniale a vantaggio del Comune (ma la concessione n.23 del 2005 era in realtà già il rinnovo della n.56 addirittura del 2001) riesumata non solo per essere trasformata di fatto in una sub concessione a un privato (in contrasto con la ratio dell’articolo 45 bis del Codice della navigazione che consente solo l’affidamento di attività secondarie), ma anche con la previsione di opere diverse “per estensione, tipologia e funzione”.

I cittadini che poche settimane fa, in appoggio agli instancabili attivisti di Rifiuti Zero, hanno sacrificato la loro domenica per ripulire la spiaggetta che in questi ultimi anni è diventata un’immagine simbolo di Ortigia, della sua naturale bellezza, del suo mare spesso fruibile fino ai mesi invernali, saranno sicuramente felicissimi di aver lavorato gratuitamente per i privati che presto riusciranno a trasformare quel luogo incantato, di giorno, in una teoria di monotoni lettini e, di notte, in un chiassoso e scomposto pub.

A prescindere da qualsiasi altra considerazione più tecnica, come sia possibile che una concessione per un solarium diventi anche tout court, de plano, l’autorizzazione per un locale notturno, per giunta sicuramente privo delle indispensabili norme di sicurezza, resta il primo, più semplice e immediato, lapalissiano, enorme interrogativo per tutti. Per tutti ma, chissà perché, non per gli organismi di controllo: una evidente omissione d’atti d’ufficio, a nostro avviso.

Eppure la Soprintendente Rosalba Panvini, nella seduta della Commissione Speciale di Ortigia del 6 aprile, ha avuto modo di riesprimere anche di persona il parere favorevole, già dato il 5 dicembre 2016, alla “compatibilità paesaggistica” del nuovo progetto: una piattaforma di circa 350 metri sugli scogli frangiflutti. Previsto anche un gazebo/bar sulla spiaggia e a fianco ad esso uno spogliatoio, wc e docce, “per una superficie di 90,30 mq, corrispondente al 9% dell’intera superficie dell’arenile, sotto la proiezione della scala di accesso esistente” e sottolinea la Panvini (purché siano) “esclusivamente in prossimità alle antiche mura federiciane di cinta all’isolotto” (sic!).

Di fatto, come se fosse possibile – si commenta – si utilizza la precedente concessione, già di per sé discutibile come ampiamente dimostrato, per un progetto di stabilimento balneare completamente diverso da quello che avrebbe vinto il bando di gara; avrebbe, perché anche su quel bando di gara gravano pesanti rilievi di illegittimità. Si vorrebbe far passare un’operazione del tutto privatistica con “un’azione di valorizzazione” di un bene comune laddove i fruitori della spiaggia sono contrari all’alterazione dei luoghi e alla loro “riminizzazione”. L’impegno del Comitato è ovviamente di dimostrare con dati indiscutibili che l’iter procedurale non è a termini di legge sebbene si continui a ripetere che si è fatto di tutto per evitare uno scontro diretto con l’amministrazione ma che evidentemente “è questo che si vuole”.

Alla richiesta degli esponenti del Coordinamento e del Comitato Quartieri Fuori dal Comune di ottenere un rinvio della decisione per poter esaminare il progetto e presentare osservazioni non è stata data infatti alcuna risposta. La sensazione è che su tutto aleggi quello che forse è diventato lo slogan della città ormai suggestionata, anzi stregata, dal nome/invito del nuovo locale a un passo da Villetta Aretusa: MAKITIKAKA.

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