I turisti preferiscono i piatti tradizionali dello strattu, i bummuleddi…”. “Per fare questo lavoro ci vuole passione, chi sa farlo e vuole mettere un pezzo di cuore in una sola pallina di creta è giusto che ci tenti”
La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017
Nell’era della tecnologia informatica e della digitalizzazione in 3D, dove al solo click di un pulsante si può realizzare un prodotto attraverso una stampante che disegna, crea, modella oggetti, senza un minimo sforzo, scoviamo realtà rare, ma “ricercate”.
È vero, la tecnologia in questi anni si è evoluta rapidamente e inevitabilmente, abbattendo sensibilmente i costi, tanto che con un piccolo investimento chiunque potrebbe farsi artista. Certo, macchine del genere mancano di capacità creativa e artistica, ciò che invece non cessa mai di esistere presso le poche botteghe artigianali di Siracusa.
Esistono e resistono, nel capoluogo aretuseo, piccoli laboratori di artigianato locale che sfidano le più sofisticate realtà virtuali oggi in campo. Abbiamo posto a due operatrici esperte Maria e Laura, che con le loro mani danno forma ad oggetti, plasmando, manipolando la materia prima – per dirla aristotelicamente assistiamo dal passaggio dall’atto in potenza – alcune domande su un’attività che non si esplica semplicemente nel “fare” un oggetto, ma di esprimere quello che gli antichi greci chiamavano tèchne, nel senso di saper fare, di saper operare una tecnica che trova posto poi nelle attività in questo contesto manuale.
Signora Maria, quando nasce questo lavoro o passione, se possiamo ritenerlo tale?
No, non lavoro, bensì piuttosto passione, come del resto tutti i lavori artigianali, intrapreso sin da giovane età e poi perfezionato con il prosieguo degli studi artistici, in una scuola di Siracusa.
Quali sono gli oggetti più richiesti dai suoi clienti ?
Sebbene siano anche oggetti belli da vedere, da mostrare, rimane sempre lo scopo della loro utilità, dunque portatovaglioli, piatti tipici, orologi e i tipici piatti dello “Strattu”, la salsa che si mette ad essiccare in estate, caratteristici da esposizione, che non trovano posto nelle bancarelle dei mercati tradizionali o nei bazar delle borgate antiche.
Esiste un oggetto, una realizzazione alla quale entrambe siete legate più di un altro/a?
Certamente – dice Laura con enfasi – parliamo della classica Giara, il cosiddetto “Bummuleddu”, tipico per le due anse, cioè i manici caratteristici che sembrano due orecchi.
Qual è il vostro target di riferimento?
Non esiste un particolare tipo di cliente o come si potrebbe pensare solo il turista; i nostri interessi non sono tesi esclusivamente alla vendita diretta ma anche a soddisfare una qualsiasi richiesta fantasiosa, oggetti che semmai non si trovano altrove.
Da un semplice ammasso di argilla nasce una luna, un bicchiere, qualcos’altro, quali sono le vostre emozioni?
Dici bene, sono emozioni, perché la creazione spesso è frutto del caso, senza una pianificazione a monte, a volte la fantasia ci porta inaspettatamente alla realizzazione di qualcosa prima mai pensato. È una forma, non vorrei sembrare ridondante, di energia mista a creatività esplosa, tipica dell’artista.
Perché la ceramica di Siracusa non è riuscita a farsi “strada” come quella della più nota di Caltagirone o di Santo Stefano di Camastra?
Non credo – risponde Maria – che sia un discorso legato alla semplice popolarità, quanto invece ad una questione culturale legata alla colonizzazione di differenti popoli quali saraceni e arabi che hanno antropizzato il territorio in maniera incisiva, mi riferisco ai luoghi di interesse più convenienti da un punto di vista commerciale. A questo aggiungo l’utilizzo di vernici, lustri e tecniche che hanno lasciato il segno, in una parte dove le civiltà menzionate erano più presenti. A ciò va associata una forte presenza della materia prima.
Ci sono stagioni, periodi, in cui vi è una forte concentrazione del lavoro? voglio intendere un aumento delle richieste delle creazioni.
È naturale che i momenti di maggiore “sforzo” siano i periodi festivi, con richieste che vanno oltre le previsioni.
Consigliereste questo lavoro ai giovani d’oggi in virtù di una più agevole tecnologia in premessa citata e senza sforzo?
Senz’altro! questo lavoro è consigliabile a tutti coloro che pensano di averne le capacità, il pathos e la voglia di mettere un pezzo di cuore anche in una singola pallina di creta come facciamo noi. Sicuramente la voglia di continuare una tradizione che senza di noi, rischia di morire.

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