Le bambine ritratte, tibetane cinesi, mongole…, ci osservano con i loro occhi innocenti. “Tento di raccontare i cinquanta paesi finora vissuti”
La Civetta di Minerva, 5 maggio 2017
Fino al 7 maggio presso il “Macallè Sicilian bistrot” in Ortigia sarà possibile visitare la mostra fotografica di Manlio Caliri intitolata “Specchi”: otto foto 35×95 che ritraggono occhi di bambine. Sguardi colti in giro per il mondo da un autore che da quindici anni viaggia con un’arma pacifica e curiosa, la sua macchina fotografica: Europa, Asia, Africa, Americhe, alla ricerca di sguardi in cui leggere l’umanità dei soggetti.
In un periodo storico nel quale purtroppo gli schermi dei nostri apparecchi televisivi e delle nostre appendici elettroniche sono invasi da foto e video di infanzie violate, massacrate, torturate in nome del profitto, dell’odio, della bieca prevaricazione (tutto passa attraverso i corpi, la paura il terrore il dolore), le bambine di “Sguardi”, tibetane cinesi, mongole…, ci osservano con i loro occhi innocenti e curiosi – corrucciati, annoiati, stupiti, indagatori, sereni, felici – e forse ci rimandano la nostra stessa immagine: quella del nostro io più puro, della nostra curiosità incontaminata.
Abbiamo chiesto a Manlio Caliri il perché di questo titolo: “Specchi”. “Credo – ha risposto – che ogni sguardo, soprattutto se isolato dal resto del viso, rappresenti uno specchio nel quale riconoscersi o interpretare le proprie emozioni”.
Come si è accostato alla fotografia?
“Ho iniziato a scattare sin da piccolo e negli anni la fotografia è diventato il mezzo per raccontare, o
almeno tentare di farlo, i circa cinquanta paesi ad oggi vissuti”.
Il viaggio per lei è un’esperienza conoscitiva, una fonte d’ispirazione o…?
“Il viaggio per me è conoscenza, confronto, elemento costante di tentativo di miglioramento. Spero di aver dato un’idea del mio lavoro e della mia concezione della fotografia”

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