Draghi: si può mettere in quarantena parte del debito

Sterilizzandone la produzione di interessi, a normativa vigente invariata. Lentamente si va facendo strada nelle coscienze la ricerca di sistemi alternativi di emissione monetaria

 

La Civetta di Minerva, 21 aprile 2017

Solitamente l’emissione monetaria in euro avviene nel seguente modo: la BCE “presta” banconote di nuova creazione alle banche, che, ricevendole, si indebitano e consegnano alla BCE una attestazione cartacea del loro indebitamento: un loro titolo di debito. Per prelevare moneta cartacea “in prestito” pagano solitamente un tasso di favore, detto tasso di sconto. Oggi esso è particolarmente vantaggioso. Infatti è stato ridotto a zero. Dunque se una banca prende oggi in prestito un miliardo, non deve pagare alcun interesse su tale debito. Sino a poco tempo fa pagava un interesse di favore, poco più che simbolico: lo 0,05%.

Con l’emissione definita “quantitative easing” le cose stanno in un modo leggermente diverso: la BCE, governata da Mario Draghi, emette banconote di nuova creazione per comprare titoli di debito pubblico oppure (e in minor misura) obbligazioni emesse da agenzie varie dell’eurozona. Non solo titoli del debito pubblico, dunque. E infatti 10 miliardi di bigliettoni freschi di stampa sono andati in acquisto di obbligazioni di Cassa Depositi e Prestiti e, da luglio 2015, anche di Ferrovie dello stato, Terna, Enel e Snam.

Questa innovativa immissione di liquidità nel sistema finanziario è stata avviata allo scopo di dare impulso alla crescita economica e per fronteggiare il rischio di una incombente deflazione. L’obiettivo prioritario sarebbe dunque quello di ridare una spinta all’economia, cercando di riportare il tasso di inflazione vicino a quel del 2% annuo, che, secondo un parere pressoché universalmente condiviso dagli economisti, sarebbe salutare, tanto che figura come obiettivo (unico) della BCE. Per la FED esso è affiancato ad un altro obiettivo, che dovrebbe essere assegnato anche alla nostra BCE: quello di contribuire a combattere la disoccupazione. 

Ma fermiamoci a considerare l’attuale stato della normativa. Non ipotizziamo riforme dello statuto della BCE ed altre innovazioni, che sarebbero razionali e salutari ma che non sono a portata di mano, in quanto non si vede al momento quale potere politico possa avere la forza di imporle all’attuale potere bancario, decisamente sovrastante.

Lentamente si va facendo strada nelle coscienze la ricerca di sistemi alternativi di emissione monetaria, la cui attuazione però comporterebbe una revisione dei Trattati e dello Statuto della BCE. Cosa possibile, in quanto non si tratterebbe di modificare regole create dagli uomini. Ma per il momento l’impresa sembra impossibile come se si pretendesse di modificare la legge di gravitazione universale. Limitando quindi il nostro discorso entro i confini del quadro normativo esistente, chiediamoci se all’interno di esso, sia possibile già oggi qualche azione politica in grado di avere effetti positivi sul nostro debito pubblico.  La risposta è: sì.

È possibile, infatti, che la BCE continui ad emettere nuova moneta per acquistare (sia pure sul mercato secondario, come vuole una maledetta norma in vigore) titoli del debito pubblico. Italiano e degli altri Stati dell’Unione. In proporzione alla consistenza demografica degli stessi o in rapporto a qualsivoglia altro parametro: consistenza del debito;  pericolosità di esso;  quote di possesso della BCE da parte di ciascuna banca nazionale o sedicente tale (come la nostra Banca d’ Italia, per intenderci); ecc.  In pratica si tratterebbe solo di continuare l’emissione monetaria che va sotto il nome di quantitative easing. Per gli stessi scopi per cui essa è stata concepita ed attuata e per i quali si prevede già una sua proroga sine die, annunciata dal presidente Draghi.  L’obiettivo di innalzare l’inflazione verso la soglia del 2% non è stato ancora raggiunto. E sui possibili motivi di ciò abbiamo formulato qualche ipotesi di spiegazione in precedenti articoli.  Ma adesso vediamo di considerare gli effetti benefici di questa manovra, a prescindere dal mancato raggiungimento di quell’obiettivo consistente in una inflazione al 2%.

Innanzitutto cerchiamo di capire a quanto ammonti attualmente il valore complessivo dei titoli del debito pubblico che Draghi ha rastrellato attraverso gli acquisti effettuati (sul mercato secondario) con il q.e. A fine 2015 ben 170 miliardi del debito pubblico italiano sarebbero stati venduti da privati ed acquistati da Bankitalia per conto della BCE e in base al programma q.e.

Se sono attendibili i calcoli e le stime del prof. Minenna (e non abbiamo motivo di dubitarne),  al termine del 2016 l’ammontare dei titoli del debito pubblico italiano rastrellati sarebbe salito a 363 miliardi. Si ricorderà che Draghi, il 20 gennaio, in risposta ad alcuni europarlamentari italiani, ha sibillinamente dichiarato che, in caso di ipotetica uscita di un Paese membro dall’Eurozona, i saldi Target2 della banca centrale uscente dovrebbero essere regolati in pieno. Tradotto: per poter uscire dall’Eurozona lo Stato italiano dovrebbe saldare il proprio debito nei confronti del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC, di cui la Banca d’Italia fa parte). Per i BOT che egli ha fatto acquistare da bankitalia sul mercato secondario. E tale debito, stimato in 363 miliardi a fine 2016, nel frattempo sarà anche cresciuto, grazie al perdurare del q.e.

Noi non tifiamo, come altri, per un’uscita dell’Italia dall’euro, anche se non escludiamo che l’eurosistema possa collassare.  Ma ci chiediamo, a questo punto, perché mai un tale acquisto massiccio di titoli del debito pubblico non debba proseguire fino ad un certo punto nelle modalità sin qui seguite. E, successivamente, con modalità poco diverse, ma comunque rispettose del quadro normativo esistente. Supponiamo, infatti, che tra sei/otto mesi l’inflazione risalga a quota 2%. Non lo diamo per scontato né lo prevediamo in base ad indicatori, ma ci limitiamo solo a ipotizzarlo. A tal punto il quantitative easing potrebbe essere sospeso. Ma cosa vieterebbe di proseguire in altro modo la positiva e lodevole azione di rastrellamento di titoli del debito pubblico? Senza ulteriore emissione di moneta. Altrimenti si rischierebbe di spingere l’inflazione al di là della soglia del 2%.

E cosa vieterebbe di anticipare  (anche in concomitanza con gli acquisti effettuati con q.e.) ulteriori trasferimenti di titoli del debito pubblico in pancia alla BCE o alle Banche Centrali del SEBC?

Nulla! O, meglio, nessuna norma vigente. Si tratta, infatti di operazioni già poste in essere con il q.e. Il nostro lettore si chiederà semplicemente come si possa continuare a rastrellare titoli di debito pubblico per trasferirli in pancia alla BCE (o alle Banche Centrali del sistema) senza emettere un fiume aggiuntivo di cartamoneta. È presto detto.

Le banche che hanno prelevato moneta in prestito dalla BCE si sono indebitate nei suoi confronti per valori uguali e contrari a quelli della massa monetaria presa in prestito.  Un potere politico che fosse meritevole di rispetto imporrebbe alle banche di saldare quel loro debito nei confronti della BCE (e del SEBC). Strillerà qualche ossesso: “Impossibile! Così facendo, le banche si priverebbero della liquidità “.

Non sarà affatto impossibile e non si priveranno della loro liquidità se le banche saranno precettate (da un potere politico o da Draghi, su forte sollecitazione di un potere politico degno di rispetto) a pagare il loro debito con tutti i titoli del debito pubblico da esse detenuti. Si tratterebbe solo di uno scambio di titoli debitori.

I titoli del debito pubblico degli Stati dell’eurozona non passerebbero integralmente in pancia alla BCE e alle Banche Centrali, ma in buona parte sì. E, a tal punto, l’ammontare dei titoli del debito messi in quarantena non comporterebbe l’esborso di interessi: tali titoli costituirebbero il contrappeso contabile delle emissioni monetarie. Gli Stati subentrerebbero alle banche come enti soggetti a pagare l’interesse sulla massa monetaria emessa; interesse che oggi è pari a zero. Il rapporto tra creditore (BCE) e debitore privilegiato (tenuto a pagare un interesse di favore, oggi pari a zero, domani magari lievemente più consistente ma pur sempre simbolico o quasi) vedrebbe come soggetti la BCE da una parte e gli Stati dall’altra. Una parte consistente del debito pubblico sarebbe messa in quarantena. Risulterebbe al riparo da manovre speculative. E gli interessi relativi a tale debito in quarantena risulterebbero sterilizzati.  Infine, la situazione spingerebbe tutti ad aprire gli occhi ed a puntare verso un nuovo possibile sistema di emissione monetaria… Ma la sua attuazione richiederebbe riforme dei trattati e dello statuto/regolamento della BCE e del SEBC.

Riforme di tal fatta non rientrano tra gli obiettivi realisticamente realizzabili nell’immediato. Perciò lasciamo scoprire questo orizzonte a chi vivrà dopo di noi ed occupiamoci solo di ciò che è oggi possibile. La domanda che poniamo con forza è questa: perché non fare oggi quel primo passo, percorribile all’interno del quadro normativo vigente?  Ai lettori l’ardua sentenza. Con preghiera che rivolgano la domanda ai loro rappresentanti politici. Pretendendone risposte chiare e non elusive. Forse dal sepolcro di un debito pubblico, in cui certi poteri forti (con la complice ignavia di troppi  politici abdicatari) stanno seppellendo la nostra democrazia e l’avvenire dei nostri figli, si può risorgere. O, almeno, bisogna tentare di farlo. Buona riflessione.  

 

MARIO DRAGHI, CHI E’

Uno dei più bravi allievi di Federico Caffè. Ex governatore della Banca d’Italia. Attuale presidente della BCE. Artefice del quantitative easing. L’uomo che ci difende dalla speculazione con il suo bazooka ma che ci ricorda che siamo legati al guinzaglio del debito e che dovremmo saldare i nostri rapporti debitori con il SEBC se volessimo uscire dall’eurosistema. Gli siamo riconoscenti per il q.e. ma vorremmo che facesse di più per emanciparci dalla sudditanza. Presto: prima che gli tocchi di passare la mano ad altri, al termine del suo mandato (31 ottobre 2019). Ha la possibilità di entrare nella storia da protagonista dell’avvio di un cambiamento epocale. Il coraggio e l’ingegno non gli mancano. Gli auguriamo di saper scegliere da che parte stare. Sarà solo il custode di questa Europa schiacciata dallo strapotere dei banchieri? O vorrà avviare un percorso di cambiamento? E riuscirà ad avere i consensi necessari per dare avvio ad una riforma? Glielo auguriamo. E ce lo auguriamo.

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