IL TACCUINO di TITTA RIZZA
La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017
Due settimane fa si sono celebrati i sessant’anni del trattato di Roma; io ne fui testimone sessant’anni fa quando ne discutemmo alla sede della FUCI e della sezione D.C. di piazza Duomo.
Alcuni scettici, altri più ottimisti, ma tutti concordavamo che bisognava bloccare l’eterna guerra tra Francia e Germania; non per nulla la prima espressione d’Europa unita fu la Comunità del Carbone e dell’Acciaio: il possesso delle miniere al confine fra i due stati era stato da sempre causa di guerre.
Il nazionalismo infatti era sempre in agguato: il parlamento francese, un po’ per paura della Germania un po’ nel nome della grandeur dei transalpini, si rifiutò di ratificare il trattato che istituiva l’esercito europeo conseguente alla istituzione della CED, Comunità Europea di Difesa.
Poi man mano l’idea di Europa si andò ingrandendo sino al trattato di Roma, che istituì il Mercato Comune Europeo e l’Euratom.
Il sogno dei ragazzi imprigionati a Ventotene prese corpo. I paesi che si sono uniti nel nome dell’ Europa da sessant’anni vivono in pace, i nostri padri e i nostri figli non sono stati chiamati a prendere un fucile in mano e andare a uccidere altri coetanei. Cosa che non è avvenuta per chi è rimasto fuori dall’Europa: abbiamo vissuto – fortunatamente da testimoni soltanto – la terribile guerra dei Balcani, dovuta all’esplosione di un nazionalismo becero e fuori dai tempi in una nazione confinante con la nostra.
Se i capi di stato e di governo riflettessero che mai l’Europa ha goduto di sessant’anni consecutivi di pace, tutte le divergenze più o meno fondate troverebbero soluzione pacifica.
Come ha detto il nostro presidente Mattarella, fatta l’Europa bisogna fare gli europei. Sono sante parole; oggi l’Europa la sente una élite della popolazione europea, quella che è stata educata e che ha vissuto e che sta vivendo l’Erasmus; gli altri hanno ancora oggi paura dell’”idraulico polacco” che va a lavorare in Francia a prezzi inferiori degli idraulici di casa.
Spetta ora ai corpi intermedi creare i cittadini d’Europa: i sindacati degli imprenditori e dei lavoratori, dei coltivatori diretti, degli artigiani debbono avere una struttura europea perché la problematica dello sviluppo e del lavoro deve avere una visione unitaria per affermarsi in un contesto di globalità.
Tocca agli insegnanti e ai professori inculcare l’Idea d’Europa ai ragazzi: basta far capire che i loro papà non hanno fatto la guerra come invece era toccato ai loro nonni e che noi siamo diventati la quinta potenza industriale del mondo grazie alla pace che ci ha garantito l’Europa unita. Queste sono le riflessioni che bisogna fare per battere l’euroscetticismo di improvvisati statisti di ogni parte del continente; noi abbiamo i nostri Salvini e i nostri Grillo; la Francia ha la sua Le Pen.
Non credo che l’Europa a due velocità sia la soluzione vincente; la visione delle problematiche dei popoli europei non può essere burocratizzata, deve essere unicamente politica: nel nome di decisioni astratte l’Europa della Merkel e degli Olandesi ha ridotto alla fame la Grecia e ci hanno tentato e ci tentano anche con noi italiani.
Una visione più aperta è la nostra speranza per riscoprire l’idea base dei giovani di Ventotene: non più guerre in Europa per un’Europa unita.

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