Istituito un comitato tecnico-scientifico – con rappresentanti del CSM, dell’ANAC, della Direzione Antimafia e dell’Università – per promuovere il valore della legalità nelle scuole e nelle aree più disagiate d’Italia
La Civetta di Minerva, 7 aprile 2017
Lo scorso martedì 28 marzo, la Libera Università “Guido Carli”, meglio conosciuta con l’acronimo Luiss, ha ospitato, nella cornice di una delle sue sedi secondarie, un convegno sulla promozione della legalità.
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di celebrare la creazione di un comitato tecnico-scientifico – di cui faranno parte rappresentanti del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’Autorità Anticorruzione, della Direzione Nazionale Antimafia e della Luiss – il cui compito sarà quello di promuovere il valore della legalità nelle scuole e nelle aree più disagiate dell’Italia.
I relatori erano nomi illustri: Emma Marcegaglia, a capo di Confindustria e presidente della Luiss; Paola Severino, ex ministro della Giustizia e, oggi, rettrice della Luiss; l’attuale ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli (dimostrazione vivente di ciò che afferma il ministro del Lavoro Poletti: per diventare qualcuno, una laurea non serve); Raffaele Cantone, il presidente dell’ANAC; Giovanni Russo, Procuratore aggiunto della DNA; Enzo Moavero Milanesi, ex ministro degli Esteri e oggi direttore della School of Law della Luiss; Pietro Grasso, presidente del Senato.
Si è parlato di senso civico, di auto-responsabilità nel riconoscere ed avversare fenomeni di illegalità, di formazione consapevole delle nuove generazioni e dei giovani che formeranno la futura classe dirigente.
Era presente, in veste di spettatrice, anche Maria Elena Boschi: l’unica a non aver attraversato il cortile per ricevere gli sguardi incuriositi degli studenti e le ovazioni (o, forse, le contestazioni?) degli astanti.
Ad assistere al convegno, infine, la “guest star”: il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è arrivato a bordo dell’auto blu dalle bandierine tricolore ed ha scelto, per raggiungere l’Aula Magna, di attraversare il patio, invece di utilizzare l’ascensore esterno (come aveva fatto, qualche anno fa, il suo predecessore Giorgio Napolitano).
Mattarella, un sorriso a illuminargli il volto, ha accolto l’applauso tributato dai ragazzi con una parola mormorata due volte: “Auguri, auguri!”.
E no, non si riferiva alla Pasqua imminente. Ma al futuro di quei giovani (chi scrive osa includervisi) che nutrono veramente la speranza di poter costruire una vita dignitosa, nella terra nella quale sono nati; che nutrono la speranza di essere pagati in moneta e non in esperienza; che nutrono la speranza di far radicare la legalità e la meritocrazia. Quei giovani che ritengono che a calcetto si giochi con gli amici, mentre il curriculum si consegna a un potenziale (e imparziale) datore di lavoro. Quei giovani che hanno accolto l’augurio scaturito dalla voce del Presidente della nostra Repubblica con una scarica d’adrenalina.

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