IL TACCUINO di TITTA RIZZA
La Civetta di Minerva, 24 marzo 2017
Il 6 Aprile 1850 usciva il primo numero del quindicinale ”Civiltà Cattolica” edito dai padri gesuiti. E’ il giornale più longevo d’Italia; il Corriere della Sera nasce nel Regno d’Italia, Civiltà Cattolica vede la luce a Napoli sotto il Regno delle due Sicilie; ed oggi, a distanza di 167 anni, ha festeggiato il suo quaderno quindicinale numero quattromila.
Questa rivista si è conquistata un posto particolare nella storia del nostro Paese; basta considerare che per la prima volta un giornale ecclesiastico non venne scritto in latino ma in italiano e sin dal primo numero la rivista riportava la seguente dizione: ”Pubblicazione Periodica per Tutta l’Italia”. In quei tempi il rivolgersi a tutti gli italiani che erano sudditi di tanti piccoli stati fu un fatto rivoluzionario perché un giornale della Chiesa si rivolgeva ad una etnia che era quella italiana e ne unificava la cultura.
E’ pensata questa pubblicazione nell’epoca che vide l’esplosione delle rivoluzioni nazionali del 1848 che rimisero in discussione il Trattato di Vienna.
Nacque a Napoli ”Civiltà Cattolica“ ma ben presto si trasferì in quella Roma in cui ancora non era ritornato il Papa che si trovava in esilio a Portici a causa della Repubblica Romana, perché la polizia borbonica voleva imporre una sua preventiva censura. Uscì in quattromila copie che nello spazio di un anno divennero ottomila, un numero incredibilmente alto per l’epoca. E ”il collegio degli scrittori”, la redazione giornalistica di allora, dovette superare problemi non facili per la distribuzione della rivista nei tanti stati che componevano allora l’Italia.
Il momento storico del suo nascere è importante, perché inizia a pubblicare prima dell’incontro di Teano e continua a pubblicare pur dopo la breccia di Porta Pia.
E’ un giornale che oggi potremmo definire non per tutti ma per molti; non era pensato per gli eruditi né si rivolgeva ai dotti, intendeva rivolgersi a tutta quella classe di media cultura che costituiva la nervatura portante della popolazione italiana. Non nacque come libello contro il liberalismo anticlericale e massonico dell’epoca, ma come strumento di dialogo con tutti, in specie con quel liberalismo moderato che addirittura da alcuni veniva definito cristiano.
La storia del giornale rispecchia la storia del nostro Paese, perché ne ha seguito nell’oltre suo secolo e mezzo di vita tutti gli sviluppi; spesso ha precorso i tempi, spesso ha avuto intuizioni che i tradizionalisti cattolici osteggiavano, ma ha saputo assai spesso interpretare il nuovo ed aveva a creare ponti fra il vecchio e il nuovo, fra cattolici e suoi avversari. Basti pensare al suo ruolo per l’apertura al PCI di Aldo Moro, all’attenzione rivolta alla rivoluzione del partito comunista fatta da Occhetto.
Il giornale fino a Giovanni XXIII veniva sottoposto ad una visione preventiva del Papa; poi il ”Papa Buono” passò il compito al Cardinale Tardini segretario di stato. E’ un giornale che ha fatto e che fa la cultura del mondo cattolico, sempre aperta ad interpretare i tempi nuovi e a creare ponti; ed è un patrimonio del nostro Paese.
Il gesuita Papa Francesco per il numero quattromila della rivista, nel fare gli auguri al giornale, ha scritto: ”Auguri a la Civiltà Cattolica rivista unica nel suo genere per il servizio alla sede apostolica. Possa continuare ad essere una rivista ponte, di frontiera e di discernimento”. “Ponte, Frontiera, Discernimento” è quello che ha fatto e va facendo da un secolo e mezzo ”Civiltà Cattolica” per gli italiani e per la Chiesa.

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