Il vicesindaco Francesco Italia: “Culturalmente sbagliato che il centro storico nella pianificazione generale sia qualcosa che vive in disparte”, “E’ una leggenda metropolitana che il piano regolatore sia privo di qualità”
La Civetta di Minerva, 10 marzo 2017
“Ho già avuto modo di chiarire pubblicamente la mia posizione – spiega l’assessore Francesco Italia – L’adozione di un piano particolareggiato su iniziatica pubblica comporta l’assunzione da parte dell’Ente Pubblico di tutti gli oneri dell’urbanizzazione primaria e secondaria e questo è evidentemente impossibile. Non si può pianificare con uno strumento vecchio di 40 anni. Non si possono governare i processi di trasformazione veloci con strumenti che presentano gradi di rigidità incompatibili con la velocità dei mutamenti, troppo costosi e di difficile gestione. Per questi motivi nel 1967 con la Legge Ponte sono nate le Lottizzazioni Convenzionate che prevedevano la realizzazione di tutte le opere pubbliche a carico dei privati. Lo stesso prof. Vincenzo Cabianca (compianto professore emerito dell’Università di Palermo), nel suo ultimo libro intitolato “Documenti su vent’anni di utopia urbanistica a Siracusa“ ha scritto: “Il Piano Particolareggiato di Ortigia, un capolavoro di competenza, amore e impegno del prof. Pagnano che la difendeva, è decaduto per eccesso di amore progettuale-urbanistico a scala architettonica in quanto redatto e formalizzato in forma di Piano Particolareggiato esecutivo che comporta l’attuazione in termini decennali o l’indennizzo e non consente il ripristino dei vincoli… l’insistenza a procedere sulla via di un Piano Particolareggiato ma generale, a priori, ha mantenuto in vita le stesse condizioni di insostenibilità operativa dal punto di vista giuridico ed ora è arenato e non ha tensione che ne sostenga una riformulazione” – .
Secondo l’assessore Italia quindi, ritornando al Piano Particolareggiato, si dovrebbe rinunciare proprio alla parte più qualificante del Piano Pagnano: il sistema dei diradamenti la cui realizzazione comporterebbe il ricorso all’esproprio per pubblica utilità attraverso un vincolo già scaduto che non può essere riproposto se non con indennizzo immediato. “Com’è noto a tutti le condizioni economiche del Comune non consentono operazioni per le quali non ci sono risorse – precisa Francesco Italia -. La discussione su questo argomento assume carattere utile per un dibattito squisitamente accademico senza sbocchi operativi. Ortigia non ha bisogno solo di strumenti di tutela ma anche di strumenti che possano consentire la riqualificazione dei tessuti degradati del settore di levante se non vogliamo creare due Ortigie: una di serie A affacciata sul Porto Grande e l’altra di serie B affacciata sul lungomare di levante. Non ci possiamo permettere di rinunciare alla riqualificazione dei tessuti più degradati e questo con il Piano Particolareggiato, essendo i vincoli scaduti, non sarebbe possibile. Inoltre siamo di fronte a un controsenso amministrativo: il Piano Particolareggiato è diventato attuativo di un Piano Regolatore che non c’è perché l’intera parte relativa all’isola è stata stralciata dal piano regolatore, quindi l’inserimento nelle previsioni generali del prg è la via più giusta. Su questa questione abbiano assistito al nascere di una sorta di leggenda metropolitana per cui il termine Piano Particolareggiato viene associato ad operazioni urbanistiche qualitative mentre il prg viene associato ad operazioni urbanistiche prive di qualità. La storia urbanistica del nostro paese racconta, però, fatti diversi. Ortigia – conclude – non è un piccolo quartiere di una grande Città, Ortigia è una Città, e sebbene sia geograficamente decentrata è il centro del Territorio, una grande centralità. Tutto ruota intorno ad Ortigia e trovo che sia culturalmente sbagliato che venga tirata fuori dalla strategia della pianificazione generale come un qualcosa che è prezioso ma che vive in disparte senza partecipare allo sviluppo e ai cambiamenti. Appare corretto, invece, che il Centro storico assuma un assetto funzionale coerente e integrato con quello del territorio. E questo può avvenire soltanto se è parte integrante di tutto il sistema urbano (per esempio negli aspetti che riguardano la mobilità, i servizi generali, le attività artigianali più nobili etc.). E lo strumento urbanistico che consente questa integrazione è appunto il prg, purché contenga soluzioni innovative”.

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