Il patto di stabilità ha comportato una drastica riduzione delle possibilità di investimento delle istituzioni periferiche
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
L’alternativa all’Europa del debito. Dopo Brexit e caso greco, un piano B contro l’austerità, Ed. Alegre, è un prezioso libretto di 250 pagine che ogni cittadino e, a maggior ragione, ogni attivista politico, ogni consigliere comunale o ragionale e ogni deputato o senatore non dovrebbe trascurare di leggere. E di meditare. L’introduzione recita: «Per l’annullamento del debito illegittimo e per un Plan B europeo». Cosa chiedono gli autori (vari)? Semplicemente di porre il debito al centro dell’agenda politica. Di tutte le forze in campo. E, suggerendo delle strategie, propongono di partire da un audit sul debito.
In un capitolo, interessantissimo, si fanno le pulci al debito di Roma capitale. E al lettore sorge il fondato dubbio che molte delle questioni relative al debito romano potrebbero benissimo essere inserite in analoghe iniziative di audit sui debiti di tanti Enti Locali. Una cospicua parte del libro analizza e rivela tutti gli aspetti della questione del debito greco.
A nostro modestissimo avviso, gli autori non vogliono (per scelta) considerare il livello massimo della questione, ovvero l’irrazionale sistema di emissione monetaria come concausa strutturale di un debito indebito. E forse hanno anche ragione. Perché i politici, fin troppo pavidi di fronte ad aspetti meno ardui della questione, inorridiscono di fronte a temi che preferiscono confinare tra “i massimi sistemi”. Preferiscono considerare il sistema di emissione monetaria come una legge di natura: immodificabile. E sbagliano. Ma prima o poi si dovranno convincere che la ricerca di una soluzione per il problema del debito sovrano (che cresce nonostante ogni asfissiante politica restrittiva) non potrà eludere un coraggioso intervento su una concausa di fondo.
Se è vero (com’è vero) che la nostra moneta non è convertibile o pagabile in oro e se essa vale solo in virtù della legge degli Stati, che la impone come mezzo di pagamento e ne punisce le falsificazioni o imitazioni, allora si dovrà convenire che la sua emissione dovrà essere compito di una BCE del tutto pubblica (e non solo di diritto pubblico ma di proprietà di un sistema bancario privato). Si dovrà capire e correggere l’assurdità di un sistema bancario che indebita gli Stati (prestando loro, ad interesse, moneta che vale solo in forza della legge statale) ma pretende poi da essi un il salvataggio. Oneroso. Che accresce il debito pubblico. Lo strozzino viene salvato dalla sua vittima con esborsi che ne appesantiscono il debito. Ma di questo abbiamo scritto altre volte sulle pagine di questo giornale. Prima o poi anche i politici si dovranno convincere che la questione, certamente mal posta in passato, non è infondata. E che le soluzioni (politiche e non giudiziarie!) esistono e sono razionali ed irrinunciabili.
Nelle more della maturazione della necessaria consapevolezza, comincino ad esercitarsi nel considerare come la questione del debito sia interconnessa a tutti i livelli: se i sindaci dei nostri Comuni hanno potuto consentire un turn over solo parziale dei dipendenti pubblici e se ora non lo possono consentire affatto, la ragione risiede nelle regole ferree introdotte a partire dal patto di stabilità interno nel 1999. A causa di esso si è avuta inizialmente l’assunzione di un solo lavoratore ogni due che andavano in pensione, per continuare con uno ogni cinque e per arrivare al blocco totale del turn over nel 2005.
Inoltre tra il 2006 e il 2010 il patto di stabilità interno ha comportato una drastica riduzione delle possibilità di investimento da parte degli Enti Locali. Infine, nel periodo successivo, i vincoli di tale patto hanno esteso ulteriormente i loro effetti sulla spesa. Comprimendola ancor di più. Queste restrizioni hanno penalizzato la funzionalità dei servizi erogati dai Comuni. Ma non hanno alleviato affatto il loro indebitamento. Forse allora la spesa andava riqualificata piuttosto che ridotta drasticamente. E il debito degli Enti Locali andava aggredito con una cura ben più mirata.
Gli autori vari del libro citato riferiscono le questioni analizzate attraverso l’iniziativa dell’audit sul debito di Roma (e non solo di Roma). Riteniamo che anche gli amministratori del nostro territorio potrebbero trarre ispirazione. Non per inchiodare a presunte responsabilità esclusive le amministrazioni in carica nei nostri Comuni. Se lo facessero rischierebbero di apparire come il bue che dà del cornuto all’asinello. Ma semplicemente per attrezzarsi meglio e indirizzarsi ad una più accorta gestione/riduzione del debito pubblico degli Enti Locali.
Proviamo a fare degli esempi circa le domande che la lettura del libro potrebbe far sorgere nella mente di lettori accorti.
A quanto ammonta il debito attuale del comune di Siracusa o di qualsiasi altro Comune dei dintorni? A quanto ammonta, in cifra assoluta, l’esborso annuale per il pagamento degli interessi? Qual è l’interesse medio annuo pagato per tale debito? Risulta congruo tale interesse, considerato che l’attuale tasso di sconto pagato dalle banche per ottenere in prestito moneta dalla BCE è pari a zero? L’amministrazione ha pensato o pensa adesso di richiedere una ristrutturazione del debito? L’amministratore X Y ha sollecitato o intende sollecitare prossimamente la sua parte politica a varare un provvedimento legislativo che imponga il ripristino dei tassi agevolati come modalità di sostegno di CDP (Cassa Depositi e Prestiti) verso gli Enti Locali? Perché lasciare che tale CDP agisca come una banca del tutto privata, mirante solo al lucro?
Ed ecco altre domande che ciascuno (semplice cittadino o componente di un Consiglio eletto) potrebbe rivolgere al suo sindaco: il comune che lei amministra ha stipulato contratti derivati? Quanti? Di che entità? Ha pensato di contestare i contratti derivati, spesso truffaldinamente spacciati come ausili finanziari ad amministratori ignari del loro livello di rischio? Il comune da lei amministrato ha sollecitato o intende sollecitare un provvedimento legislativo che renda meno oneroso l’esproprio per pubblica utilità o che consenta di porre fuori gioco i ricorsi sistematicamente opposti dai proprietari di aree espropriate per pubblica utilità? Ha pensato o pensa adesso di sollecitare la sua parte politica a rivendicare l’assoluta incomprimibilità della spesa necessaria a garantire servizi adeguati e di qualità per tutti? Come intende far valere l’art. 103 della carta dell’ONU, che antepone l’obbligo di elevare i livelli di vita e lo sviluppo sociale ad ogni altro obbligo contratto dall’autorità pubblica? Qual è la spesa corrente per abitante? L’ha confrontata con quella di altri Comuni? Ritiene congruo il trattamento economico dei dipendenti comunali? Ritiene che le differenziazioni dei trattamenti siano coerenti con il dettato della nostra Costituzione che rapporta le retribuzioni alla qualità e quantità del lavoro svolto?
Ritiene giustamente elargiti i compensi premiali per obiettivi raggiunti? Ha verificato se gli obiettivi correlati a tali elargizioni siano stati veramente raggiunti? Ed ha posto mente se essi non facciano parte delle prestazioni ordinariamente esigibili, senza dar luogo a compensi aggiuntivi di natura premiale?
A quanto ammontano i crediti non riscossi dal comune? È stato fatto tutto il possibile per esigerli?
Ritiene che le politiche di austerità imposte (attraverso il patto di stabilità) siano inevitabili conseguenze del nostro debito pubblico?
Si è mai chiesto se tale debito pubblico sia interamente dovuto o parzialmente indebito? Si è mai chiesto se il debito pubblico sia originato, almeno in parte, da procedure irrazionali che lo rendono odioso e contestabile? Ritiene di competenza esclusiva di altri livelli politici ogni valutazione della legittimità del debito pubblico, indipendentemente dalle conseguenze di esso sull’amministrazione dei servizi erogati ed erogabili dal suo Comune?
Ritiene che le privatizzazioni e le svendite di aziende pubbliche a privati siano una scelta ineludibile, imposta da una situazione debitoria frutto di una colpevole politica spendacciona? Ha mai considerato la possibilità che, oltre ad una politica clientelare e spendacciona, ci siano altre cause alla base della crescita abnorme del debito pubblico? Ritiene che la questione sia da delegare solo ed esclusivamente alle competenze di altri soggetti (economisti) e ad altri livelli politici o pensa che anche un amministratore locale debba cercare di capirci qualcosa e di pretendere provvedimenti legislativi sensati nell’interesse dei suoi cittadini e dei suoi elettori?
Queste ed altre di tal fatta sono le domande che la lettura del libro potrebbe far sorgere nelle menti dei lettori. Consigliamo dunque che si guardino bene dal leggerlo coloro che preferiscono rimanere ignari o continuare a frequentare aule consiliari e riunioni di commissioni solo per emungere gettoni di presenza. A persone di tal risma il libro non potrà certo interessare.

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