L’iniziativa di una preside con finanziamento (poi revocato) del Miur. Il Secolo d’Italia inneggia. Aldo Lanza (Anpi Siracusa): “I balilla vivevano in un clima di violenza”
La Civetta di Minerva, 24 febbraio 2017
Una scuola media di Roma, la G. Alessi, inaugurata da Benito Mussolini. Un progetto dal titolo “Ricostruire la Storia: l’epoca fascista nelle nostre scuole e nei nostri quartieri”. Una carnevalata di ballo fascista con studenti in costumi dell’epoca. Una preside, Anna Maria Altieri, già nota alla cronaca nazionale per la delirante compagna di disinformazione contro l’introduzione nei programmi scolastici dell’educazione sulla parità di genere, condotta a suon di argomentazioni ridicole e anacronistiche degne di un Simplicio galileiano. Si aggiunga agli ingredienti della scandalosa vicenda l’approvazione e il finanziamento dell’iniziativa da parte del Miur, pronto ad un dietro front pilatesco dinanzi alle proteste dei genitori e degli insegnanti: “Il progetto non faceva menzione di balli a tema”.
“Un’iniziativa originale e rara, in tempi di oblio della memoria storica” tuona Il Secolo d’Italia a difesa della zelante Anna Maria Altieri. Certo, se “Il tempo – come scrive poeticamente Claudio Magris – si assottiglia, si contrae, si allunga, si rapprende in grumi o si dissolve come banchi di nebbia” destinata a diramarsi e a svanire nel nulla, spetta alla memoria sottrarlo all’oblio.
Accade però che, nel perseguire il suo fine, essa talora lo deformi, rimuovendo eventi dolorosi o riprovevoli a favore di altri che di quello stesso passato ci restituiscono un’immagine edulcorata.
Immagine che diviene mistificazione del passato.
“Si tratta di un fatto di estrema gravità, ingannevole per i giovani e incostituzionale, che devesuscitare l’indignazione delle coscienze di tutti gli italiani”, dichiara Aldo Lanza, rappresentante della sezione siracusana dell’ANPI. “Il fascismo non fu un’occasione di incontro civile, ma il frutto di una scelta affrettata della monarchia, dei feudatari, dei grandi imprenditori allarmati dai movimenti socialisti e popolari di quegli anni, un atto autoritario che portò a persecuzioni infinite, ai falò delle biblioteche, alle leggi razziali”. Chi fu un figlio della lupa e poi un balilla non respirò “un’atmosfera da anni ruggenti, tra balli, musica e divertimento, ma visse in un clima diviolenza politica e psicofisica costante”.
Come trasmettere questa coscienza (la sola possibile di un ventennio di storia italiana la cui condanna è chiaramente espressa all’articolo XII delle disposizioni transitorie e finali della nostra Costituzione) a studenti indottrinati sul regime fascista attraverso la simulazione di un ballo? Come potrebbe una memoria mistificatrice stimolare nei giovani il libero pensiero e il giudizio consapevole?
Le ideologie, sentenziano alcuni sulle pagini virtuali dei social network, vanno giudicate per le azioni violente non per le idee. Ma non sono forse le idee ad alimentare le azioni? Solo una memoria capace di ricostruire e di ripensare il senso del passato può diventare “potentissimo antidoto spirituale e culturale” contro la minaccia incombente di ogni forma di revisionismo.
La proposta diseducativa promossa dall’Altieri invita dunque l’opinione pubblica ad una riflessione più profonda sulle responsabilità educative della scuola e sulla necessità di un’adeguata formazione didattica e metodologica nell’approccio alla memoria storica.
Non deve passare in sordina il fatto che il progetto della scuola media G. Alessi sia stato presentato nell’ambito dell’iniziativa triennale.
Azioni innovative per la definizione degli obiettivi di miglioramento della scuola, a conferma delle contraddizioni di una riforma improvvisata, che ha favorito il moltiplicarsi all’infinito di attività progettuali la cui efficacia didattica ed educativa il Miur non è in grado di valutare, se non per l’intervento di famiglie e di insegnanti attenti alla formazione dei giovani.
“Una scuola capace di promuovere i valori espressi nella Costituzione, gli ideali di democrazia, libertà, solidarietà e pluralismo culturale – sostiene Aldo Lanza – dovrebbe valorizzare il contributo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i caduti e perpetuarne la memoria. Dalla trasmissione di questa memoria si potrà contribuire alla formazione delle nuove generazioni non solo sul piano culturale, ma anche sotto il profilo del civismo e dei sentimenti concretamente democratici”.
Anna Maria Altieri è stata convocata dai dirigenti del Miur per rispondere personalmente della sua iniziativa. La nostra speranza è che l’opera di defascistizzazione del paese cominci proprio dalla sua scuola, che del “patrimonio storico” del fascismo conserva ancora visibili tracce.

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