Il bar sotto il mare – Scarsa la notizia

Castigat ridendo mores. Il recente servizio ad muzzum realizzato dalle due inviate di Striscia sui dipendenti comunali. E Pino Guastella, direttore de “Il Diario”, querela Dino Giarrusso delle Jene

 

La Civetta di Minerva, 10 febbraio 2017

 Un tocco di satira

Tra i segugi siciliani dell’informazione televisiva co’ sgrìcciu e le risate sottofondo, c’è la cagnetta Carolina di “Striscia la notizia”. E’ lei infatti – come assicura la competente L’isola dei Cani – a tirare al guinzaglio (e non viceversa) la palermitana signora in giallo Stefania Petyx durante i servizi realizzati per conto della famosa trasmissione Mediaset. Accompagnata dallo spirito guida del poliziotto Johnny bassotto, la bassotta con dog sitter al seguito ogni tanto spunta anche a Siracusa dove certo non manca pane per i suoi denti. E con il pane pure il companatico, tipo quella volta che morse un impiegato del Comune di passaggio vicino al suo muso. Episodio che potrebbe aver segnato profondamente la memoria sensoriale del cane, ma anche quella della Petyx per la comprensibile interazione che c’è fra i due.

Secondo il professor Baldo Bracco della Dog’s Island University, si spiegherebbe così il recente servizio ad muzzum realizzato dalle due inviate di Striscia, nel quale sono stati presi di mira in blocco tutti i dipendenti comunali siracusani, esposti al pubblico ludibrio mediatico-mediaset a causa dell’annuale premio di produttività ricevuto. Per l’esattezza un “compenso incentivante” come viene definito dal contratto di lavoro. Al di là della terminologia, nel caso in questione si tratta di un’integrazione dello stipendio: mediamente di 270 euro per ognuno dei  circa mille dipendenti del municipio aretuseo. Nel quale senza dubbio stazionano un po’ di gianfannenti, ma in cui ci sono pure persone che svolgono doverosamente il loro lavoro e che, a volte, devono sobbarcarsi quello di furbetti e assenteisti cronici vari. Volete, però, mettere il piacere di sparare sul mucchio e all’ubbisca? Insomma: scarsa la notizia.

Nella stessa categoria del “Fatt’a nomina e vo cucchiti” rientrano i servizi di qualche collaboratore del programma Le Jene, giorni addietro in azione tra il Museo Paolo Orsi e la zona archeologica, forse alla ricerca di clamorose prove storiche sulla Neapolis più inquisita dell’antica Italia del periodo Ellenista, quando a Siracusa regnavano i tiranni.

Un tocco di giudiziaria

Per la cronaca, l’inviato siciliano di punta e di tacco Dino Giarrusso, è stato querelato da Pino Guastella, direttore del settimanale Il Diario. In un servizio delle Jene dedicato alle battaglie di cappa e spada di Simona Princiotta contro la mala amministrazione, ad un certo punto era stato mostrato un articolo del periodico siracusano che riportava una vecchia deposizione del collaboratore di giustizia Rosario Piccione, nella quale egli rievocava i rapporti di conoscenza che avrebbe avuto con l’allora giovane Princiotta; la quale – sempre a detta di Piccione – avrebbe accettato di ospitare un latitante ricercato per fatti di mafia. Di tutto ciò il servizio delle Jene non spiegava quasi niente, in compenso Giarrusso affermava che il direttore del giornale e il collaboratore di giustizia erano stati rinviati a giudizio a seguito della querela presentata contro di loro da Simona Princiotta. Il che non è vero, perché fino adesso c’è solo la richiesta di rinvio a giudizio. Per questo motivo Pino Guastella ha querelato Dino Giarrusso. Ma perché quest’ultimo ha detto un’emerita minchiata? E’ stato indotto in errore da qualcuno e/o dalla lettura di qualcosa inesatta per non dire proprio falsa?

In quest’interessante storiella c’è un’altra querela che s’intreccia con la prima. Una querela presentata da Guastella contro la Princiotta, a causa di alcune affermazioni di lei riportate in una delle appassionanti registrazioni di conversazioni effettuate, di nascosto dagli interlocutori, dalla consigliera comunale da sola o assieme al suo avvocato Giuseppe Calafiore. Registrazioni, ricordiamo, alla base di alcuni degli esposti che hanno dato la stura a procedimenti penali aperti dalla Procura di Siracusa.

Dall’ascolto della registrazione di una conversazione fra Princiotta e l’ex presidente del consiglio comunale Sullo, secondo Pino Guastella la donna lo avrebbe sostanzialmente dipinto come un giornalista prezzolato; con particolare riferimento ad articoli che avrebbe dovuto scrivere contro di lei, foraggiato dai consiglieri comunali Roberto Di Mauro, Giuseppe Assenza e Alberto Palestro.

Per il pubblico ministero Marco Di Mauro che si occupa del caso, la querela di Guastella dev’essere archiviata e per rafforzare la sua convinzione, nella richiesta al Gip scrive fra l’altro 1) che è stato rinviato a giudizio per l’articolo con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Piccione, 2) che è strano che il giornalista non abbia querelato Sullo per le affermazioni pesanti contro di lui.

Affermazioni alle quali Guastella replica sul suo giornale chiedendo in un articolo come abbia fatto il magistrato a travisare la realtà, poiché 1) per l’articolo con il racconto di Piccione non c’è stato finora alcun rinvio a giudizio, 2) a Sullo non lo ha querelato perché, da quanto ascoltato nella registrazione, l’unica a pronunciare frasi offensive nei suoi confronti è stata Simona Princiotta.

Ed ecco che interviene la procura generale della Corte d’Appello di Catania che 1) ha chiesto al Giudice per le indagini preliminari Andrea Migneco di annullare la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di Simona Princiotta, 2) ha avocato a sé il fascicolo del procedimento togliendolo al pubblico ministero Di Mauro.

Insomma per qualche occhiuta trasmissione televisiva il cosiddetto “caso Siracusa” può presentare diverse sfaccettature. C’è ad esempio quella faccenda della richiesta milionaria di un magistrato a un tosto giornale d’inchiesta che si chiama La Civetta… ma questa è un’altra storia.

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