Casa Monteforte è ormai una stamberga, degrado assoluto

La prestigiosa dimora di Ortigia, donata da una nobildonna per ospitare le donne anziane indigenti, lasciata per anni senza alcuna manutenzione. Impossibile viverci e le ospiti sono state trasferite… Una parente: “Nemmeno una targa ricorda la straordinarietà del lascito”

 

La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017

Casa Monteforte, in via Pompeo Picherali, è vuota da tempo. Le anziane ospiti, una ventina, sono state trasferite in altre strutture dove le condizioni igienico sanitarie, nonché quelle abitative, sono ritenute migliori rispetto a quelle dell’abitazione da cui sono state costrette ad andar via perché dichiarata inagibile nel….

Impossibile dirlo con precisione: nel gennaio del 2016 secondo il dirigente dell’area IV (gestione del patrimonio immobiliare) architetto Gaetano Brex che firma la lettera di accompagnamento alla documentazione richiesta dal portavoce dei 5 Stelle Stefano Zito (“quasi 5 mesi per ottenerla!”); nel dicembre 2016 secondo i tecnici del Comune che firmano la relazione redatta dopo il sopralluogo.

Date che non coincidono ma che non sembrano contraddittorie per un mero errore di trascrizione, a meno di non dover immaginare un impazzimento del tempo data la concorrenza di altri eventi.

Di certo la spiegazione sarà un’altra.

Ma veniamo alla relazione tecnica che descrive una situazione disastrosa: ovunque evidenti tracce di umidità e infiltrazioni d’acqua piovana, wc inutilizzati – alcuni da tempo – per la rottura della colonna fecale (rimossa al terzo piano) con cattivo odore che impregna tutto, mura scrostate in cucina, impianto elettrico e idrico ormai dissestati, inutilizzabile quello di riscaldamento, sostituito da pericolose stufe elettriche “non a norma” (ma nulla lo è!), strutture dell’immobile fatiscenti.

Risulta evidente la necessità di un indifferibile intervento di recupero e restauro delle parti strutturali, dei prospetti nonché di tutti gli impianti. Ma risulta anche evidente che se lo stato dei luoghi è questo, significa che è mancata la normale periodica manutenzione e che si è lasciato che le anziane vivessero in condizioni di assoluto degrado. Qualsiasi commento sarebbe superfluo.

E d’altra parte, se si ripercorre nella cronaca di qualche anno addietro la storia di Casa Monteforte, ci si trova di fronte a un dejà vu, anzi alla riproposizione esatta di quanto accade oggi e i locali vengono descritti con le stesse identiche parole usate dai tecnici comunali nel dicembre scorso. Così infatti nel 2012, quando fu un esposto anonimo, inviato alla Procura della Repubblica, ai Nas, all’Asp e al sindaco Visentin, a denunciare le gravi carenze igienico-sanitarie e di sicurezza dell’immobile e a sollecitare un’ispezione. Solo che non si arrivò alla chiusura “temporanea” della struttura, al momento in attesa, come dichiarato nel novembre scorso dall’architetto Brex, “della ristrutturazione dei locali prevista nel prossimo piano triennale delle opere pubbliche con risorse pari a 300mila euro a valere sul bilancio del 2017″.

In quattro anni dunque non si è stati in grado di migliorare le condizioni abitative delle ospiti né si è mai affrontato in maniera corretta il problema di una gestione efficace della casa, che si vorrebbe rispettosa delle esigenze delle anziane che vi sono ospitate, e che invece presenta non poche annose criticità, come nel tempo segnalato da più parti.

“Ma neanche una targa ricorda la straordinarietà del lascito della nobildonna Maria Monteforte – stigmatizza Anna Maria Monteforte, lontana parente della defunta -. Eppure questa donazione  non può essere considerata da meno rispetto a quella di Cristina Reimann su cui l’attenzione, anche dei cittadini, è senz’altro maggiore. Eppure la nostra concittadina non ha corrispettivi maschili così generosi verso la propria città e il suo atto d’amore è stato straordinario. Noi, parenti e amici, che vogliamo solo, e sottolineo solo, che siano rispettate le volontà di Maria e che vigileremo perché questo sia, chiediamo all’amministrazione attenzione e rispetto, rispetto soprattutto delle volontà testamentarie”.

Ma la verità è che da sempre, su Casa Monteforte, l’attenzione sembra essere, o essere stata, di ben altra natura, di tipo speculativo diciamo: la sua prossimità a Palazzo Cassia Impellizzeri, oggi Borgia, da una parte e ai due prestigiosi hotel Miramare e Des Etrangers dall’altra, ne hanno probabilmente condizionato da subito, da quando la proprietaria è morta, la storia. Una storia misteriosa, ambigua, a partire dal testamento del 5 settembre 1968, da quell’indicazione di due, e non di un solo numero civico: il 12 e il 20.

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