Vinciullo: “Hanno cercato di uccidermi con la menzogna”

“Per mesi ero stato pedinato, controllato, seguito senza sapere”, “Mi hanno intervistato per un’ora mandando in onda poi pochi secondi, col tentativo di screditarmi”,  “Il problema non è se sarò io a fare il Sindaco perché attorno a me sono sorti tanti altri alberi”

 

La Civetta di Minerva, 27 gennaio 2017

Vincenzo Vinciullo, Enzo per gli amici; quindici anni di politica attiva, oltre ad una moltitudine di incarichi nel mondo della scuola. Apprezzato per la sua lealtà anche dagli avversari politici; è piuttosto discusso per un certo presenzialismo a volte imbarazzante. In un recente articolo del mensile palermitano “S” è indicato tra i pochissimi deputati regionali (su 90!) che non hanno mai ricevuto alcuna attenzione dalle Procure.

Enzo Vinciullo, dal tuo esordio ad oggi di quanto è cambiata la politica e gli uomini politici?

La politica non solo è cambiata, ma c’è stata, negli ultimi anni, una vera e propria rivoluzione copernicana: non esiste più la parola data, non vengono mantenuti gli impegni assunti, si cambia facilmente opinione, tutto viene lasciato all’improvvisazione e al caso/caos, come se gli uomini e le donne fossero solo delle foglie al vento. Ma la cosa ancora più grave è che i problemi affrontati non vengono sviscerati, non vengono studiati, nessuno più si accosta alla Legge con il rispetto ad essa dovuto. Ognuno si convince di dover e di potere bruciare tutte le tappe senza il necessario “cursus honorum”, convinti, come sono, che la Legge e il Diritto coincidono con la propria volontà.

Luigi Einaudi era solito dire che “per risolvere i problemi bisogna studiare e quindi conoscerli”, ma lo studio costa fatica, lo studio costa sacrifici, lo studio costa impegno. E allora, per coprire la propria tracotanza, la propria ignoranza e la propria supponenza, la propria vanagloria, si cerca di gettare discredito sul lavoro altrui. Chi lavora, chi si impegna, chi studia viene presentato e proposto all’opinione pubblica come una sorta di Pierino di turno che ha un difetto insopportabile, quello di impegnarsi per sapere e, quindi, cercare di dare risposte ai problemi e alla realtà di tutti i giorni.

Per essere chiari, in politica prima veniva apprezzato il valore: chi studiava, chi sapeva, chi conosceva i problemi, chi dava risposte concrete e certe al territorio.

Oggi, invece, viene tenuto nella massima considerazione il disvalore: chi non studia, chi grida, chi inventa notizie, chi fa dell’ipocrisia e del fariseismo l’unico valore propositivo.

E’ difficile fare opposizione a Siracusa con la stessa forza di governo con cui si siede a Roma?

È facilissimo fare opposizione a Siracusa perché la caratteristica del partito in cui milito è che, a livello locale, siamo liberi di fare le alleanze con chi riteniamo più opportuno nell’interesse esclusivo del territorio. Come è noto, io, Castagnino, Alota e tutti quelli vicini a me sin dall’inizio siamo stati contrari a questa Amministrazione, infatti avevamo un altro candidato! Coerentemente con la missione che i cittadini ci hanno assegnato, siamo, fieramente e da sempre, all’opposizione di questa Amministrazione che è, assolutamente, inadeguata al ruolo a cui, però, anch’essa, è stata chiamata dai cittadini.

Ma questa è la Democrazia! Al ballottaggio, un gruppo viene chiamato a governare e un altro gruppo viene chiamato a fare opposizione. Noi siamo stati votati e scelti per essere l’opposizione a questa Amministrazione e quindi né ragionamenti romani né ragionamenti palermitani possono farci deragliare, minimamente, dalla missione ricevuta dal popolo.

La vulgata darebbe come certa una tua prossima candidatura a sindaco di Siracusa. Indipendentemente da talune divisioni ideologiche, sicuramente per il tuo frenetico attivismo, la città potrebbe trarne un beneficio. Ma pensiamo ad esempio al tuo delfino Salvatore Castagnino. Il suo ruolo? Forse potrebbe prendere il tuo posto a Palermo?

Credo che la cosa più importante che io abbia fatto, in questi anni, è quella di aver fatto crescere, attorno a me, un gruppo di ragazzi e di ragazze che amano la politica, che si sono candidati e hanno ottenuto il consenso dei cittadini e di conseguenza sono, oggi, nelle condizioni non solo di raccogliere la mia eredità, ma di fare più e meglio di me.

Con il rischio di dimenticarne molti, mi limiterò a fare un passaggio solo su quelli che sono Consiglieri Comunali trentenni, alcuni dei quali anche miei ex alunni. Penso a Mary Lupo e Giorgio Chiaramida a Portopalo, a Giuseppe Giuliano a Pachino, a Luca Russo e Peppe Valvo a Palazzolo, ai tanti giovani amministratori di Buccheri, Buscemi e Solarino, a Mario Pancari e Carlo Cardillo a Carlentini, a Desirèe Galati a Sortino, a Biagio Tribulato ad Augusta, a Salvatore La Pira a Cassaro, a Salvatore Castagnino e Fabio Alota a Siracusa. Ma facendo questi nomi, faccio sicuramente un torto ad altri ragazzi e ragazze, a giovani e meno giovani, che in questi anni, accanto a me, hanno appreso e compreso che la politica non è uno strumento attraverso il quale ognuno raggiunge i propri obiettivi e afferma il proprio egoismo, ma la politica è servizio a favore dei cittadini. Ho sempre avuto presente la massima di Paolo VI “la politica è la forma più alta della carità“, così come non mi sono mai sottratto al confronto, quasi quotidiano, con Don Giuseppe Dossetti sulla necessità che la politica e la morale siano uno strumento unico al servizio della gente.

Di conseguenza, il problema vero non è se io farò o meno il Sindaco, perché, non essendo una quercia, attorno a me sono sorti tanti altri alberi, che hanno dignità politica e preparazione amministrativa, almeno, pari alla mia. Ognuno di loro può fare il Deputato regionale, ognuno di loro può fare il Sindaco nei rispettivi comuni. Non sarò io a consegnare il testimone a Castagnino o ad altro soggetto politico perché se ciò avvenisse non saremmo in Democrazia, ma in dittatura. Saranno i cittadini, liberamente, a scegliere se Castagnino farà il Sindaco di Siracusa o il Deputato regionale, se Giuseppe Giuliano farà il Sindaco di Pachino o il Deputato regionale se Luca Russo farà il Sindaco di Palazzolo o il Deputato regionale, se Mary Lupo o Giorgio Chiaramida faranno il Sindaco di Portopalo o i Deputati regionali, e potrei continuare nell’elenco.

Per cui, l’idea di garantire ed assicurare la successione ad uno, a danno degli altri, non mi appartiene, anche se per me sarebbe bello, nello stesso tempo edificante, vedere Castagnino, per inciso uno dei miei ex alunni, fare il Sindaco della città di Siracusa. Sono certo che lo farebbe meglio di me, con maggiore impegno e con la stessa grinta con cui in questi anni da solo, ripeto da solo, ha rappresentato l’opposizione in consiglio comunale.

Vinciullo, ben conosci l’impegno della Civetta nella ricerca della verità e nel perseguire ideali di giustizia; allo stesso tempo sai che non le mandiamo a dire. Mai. Allora ti chiedo di rispondermi sinceramente. Ma questa barzelletta sul tuo stipendio e sulle tue difficoltà economiche ad arrivare a fine mese? E’ stata una montatura giornalistica? Veramente un consigliere regionale ha difficoltà economiche? Proprio perché la gente ti percepisce come prossimo alle loro aspettative, vuoi spiegare questo aspetto che ai più è parso offensivo?

Conosco il valore della Civetta e tutti i suoi redattori. Quasi sempre ne ho condiviso le battaglie e ho sempre riconosciuto al settimanale un ruolo importante all’interno del dibattito sociale, politico, culturale e sindacale della nostra provincia. Un’attestazione che ho sempre fatto in pubblico e che anche in questo caso voglio ribadire.

Quanto a quella che lei, giustamente, chiama barzelletta, cercherò di dire ciò che posso dire, partendo dal presupposto che sulla vicenda vi sono cinque indagini da parte delle Procure e che, di conseguenza, solo una minima parte delle cose che so potranno da me essere rappresentate.

Un’intervista durata quasi un’ora da cui sono stati estrapolati solo pochi secondi.

Un’intervista avvenuta dopo che per mesi ero stato pedinato, controllato, seguito senza sapere, ad oggi, se ciò è avvenuto ad opera di rappresentanti delle Forze dell’Ordine, quindi su richiesta della Magistratura inquirente, oppure da parte di privati cittadini che avevano interesse a verificare i miei comportamenti. So solo che non c’è stato ufficio pubblico dove non è stata passata a setaccio la mia vita e quella dei miei familiari.

In un momento per me difficilissimo, in una situazione di assoluto isolamento politico, ero impegnato in alcune battaglie durissime: come quella sul porto di Augusta, che mi aveva costretto ad andare in Procura a denunciare alcune anomalie in una gara, poi revocata, organizzata per conto del Ministero dell’Interno da parte di una società pubblica, oppure in quella, ancora più dura, relativa alla mia opposizione a svendere le Terme di Sciacca, che poi grazie a un mio emendamento, non sono state svendute. E si dà poi il caso che l’attacco mediatico nei miei confronti sia partito proprio da testate televisive provenienti da una delle due province. Perché questi attacchi? Il mio comportamento è stato sempre lineare. Ricordo che non sono stato mai sfiorato da alcuno scandalo né tantomeno da alcuna indagine, ripeto sfiorato, così come ricordo a tutti, dal momento che si ha la memoria cortissima, che sono stato il primo assessore comunale che, dal primo giorno in cui è diventato tale, ha rinunciato al doppio stipendio, quello di dipendente dello Stato e quello di assessore comunale. Non ricordo che altri, prima di me, abbiano fatto una cosa del genere e se qualcuno lo ha fatto, lo ha fatto solo dopo di me. Ho sempre dimostrato di non avere particolare attaccamento al denaro e di vivere una vita normale, da uomo comune.

In quell’intervista maledetta – durata, ripeto, quasi un’ora – avevo anche prodotto le buste paga e quant’altro necessario per dimostrare che non prendevo 11 mila euro al mese, ma che questa è la somma totale che viene percepita al lordo di tasse, contributi pensionistici, contributi sanitari, e di tutte le spese, viaggi, trasferte, pernottamenti, costi di segreteria, spese telefoniche, viaggi a Roma, sostentamento del proprio partito, che, come è noto, non riceve contributi elettorali.

Avevo cercato quindi, o pensavo di cercare, di umanizzare la figura del Deputato, facendo vedere la busta paga e le spese che si sostengono, ma ciò è stato volutamente ed artatamente utilizzato per un’operazione che aveva come obiettivo quello di delegittimare la mia figura con una violenza senza pari, sotto i cui colpi ho rischiato di essere annichilito. Del resto, anche altri deputati, addirittura di Palermo, che non hanno quindi i costi relativi alla missione e al trasporto e permanenza a Palermo, avevano dichiarato, sempre allo stesso intervistatore, le stesse identiche cose, ma l’obiettivo ero io e di conseguenza le stesse affermazioni non hanno avuto il ritorno mediatico negativo che c’è stato nel mio caso.

L’operazione era quella di screditarmi politicamente e umanamente e in parte devo ammettere che ci sono riusciti. In parte, anche perché la gente che mi conosce, a cui ho mostrato in tutti questi mesi le buste paga, sa che ciò che è stato riportato non risponde alla verità. E nel giustificare le spese, avevo dimostrato di non essere un deputato fantasma, in quanto è noto a tutti che sono il deputato, non solo con la maggiore attività parlamentare, ma anche con la maggiore presenza in Aula e nelle Commissioni. Io, nello scorso anno, sono stato assente solo mezza giornata, ma essere presente a Palermo comporta evidentemente dei costi che forse altri non hanno, in virtù del fatto che hanno una presenza meno incisiva e meno costante all’interno del Parlamento Regionale.

E si ritorna alla prima domanda: oggi chi è da condannare, colui che fa il proprio dovere ed è tutti i giorni in Aula o colui che viene in Aula ogni 15 giorni? Oggi, nella vulgata, chi è il Deputato modello, chi è sempre presente o chi non c’è mai? Perché chi è sempre presente è diventato addirittura ingombrante?

Come è noto, la mafia, la camorra, la ndrangheta, ma anche i poteri forti, quando non possono trovare nulla (e ripeto sono stato per mesi seguito) nella vita di un uomo o di una donna, hanno due opportunità: o gli sparano o lo sporcano. Colui che cade sotto i proiettili diventa un eroe, colui che viene sporcato diventa una “barzelletta”. Io sono certo che la Magistratura farà il suo corso, che i poteri forti non riusciranno a condizionare la sua azione e che verrà fatta chiarezza e quindi otterrò giustizia.

So che su questa vicenda non tramonterà mai il sole, perché per i miei avversari politici è l’unico argomento che possono utilizzare contro la mia persona, che ha sempre garantito livelli di correttezza amministrativa e onestà senza pari o comunque con pochi pari. Per questo sono certo che la Magistratura sarà inflessibile, perché un uomo può essere ucciso con i proiettili, ma ancora peggio con la menzogna e la delegittimazione.

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