Un articolo dell’ex presidente della Regione che non fu mai pubblicato sull’espansione postbellica. Ortigia scemava e si ampliavano la Borgata, Acradina, Tiche, Neapolis e contrade
La Civetta di Minerva, 13 gennaio 2017
Ho trovato tra le mie carte cinque fogli manoscritti dell’ex presidente della Regione, Santi Nicita, scomparso il 4 gennaio del 2014, vergati di certo durante la malattia, negli spazi tra una dialisi e l’altra. Ormai ritiratosi di fatto dalla vita politica, anche se ne seguiva, da animale politico qual era, le vicende provinciali e nazionali, nelle lunghe ore trascorse nel suo studiolo si dilettava a tracciare il percorso della sua lunga vita politica e delle trasformazioni della città, che amava moltissimo anche se mai si candidò a sindaco. I fogli sono riempiti con una grafia minuta, contorta, che rivela lo stato della sua sofferenza nei giorni che lo portarono alla fine.
Qualche rimando qua e là, delle superfetazioni ortografiche, rendono difficile la trascrizione esatta. Ma l’impianto generale, la ricerca certosina dei particolari disegnano con nitore il mosaico della rinascita della Siracusa post bellica consentendo la lettura di un affresco che ha pur sempre, per la nostra comunità, una connotazione storica. Per questo voglio proporlo ai nostri lettori, alcuni dei quali sono studiosi di storia patria recente, che meglio di me sapranno analizzarlo e valutarlo. Di seguito l’articolo.
Franco Oddo
E’ difficile, se non impossibile, esprimere giudizi obbiettivi sull’evoluzione della vita economica, sociale, culturale di una città, da parte di chi partecipa attivamente allo svolgersi degli accadimenti con lo scopo di dare il proprio contributo nel determinarli. Per questo, da più parti, autorevolmente viene affermato che la storia di una città, di un territorio, dovrà essere scritta dai posteri, sulla base dei documenti ufficiali e della descrizione dei fatti maturati e riportati dagli organi di stampa.
E’ anche vero che tante volte sono utili e valorizzate le testimonianze di chi ha vissuto i vari accadimenti, anche se espressione di parte, non foss’altro per essere stato coinvolto emotivamente. Pur consapevole del rischio di apparire particolarmente coinvolto nelle varie fasi politiche vissute dalla cittadinanza, nella sua evoluzione storica, demografica, sociale ed economica, desidero ripercorrere a posteriori le diverse vicende politico-amministrative della città di Siracusa, dandone una lettura per quanto possibile oggettiva.
In genere, la descrizione delle vicende di una città è legata alle iniziative economiche, culturali, associative, sociali, professionali e alle decisioni dei gruppi dirigenti politici e non. La dialettica che si sprigiona all’interno del tessuto sociologico serve ad esaminare, valutare e giudicare gli avvenimenti del presente e a indicare le linee di sviluppo della comunità in cui si vive. Normalmente, in tutte le città, le linee di sviluppo sono proiettate tutte nell’individuare le iniziative successive a creare un avvenire migliore e più equilibrato, più giusto, pretendendo dalla pubblica amministrazione correttezza, funzionalità, trasparenza, specie se si opera in una società democratica e quindi pluralista.
Comunque, la valutazione dei fatti è naturalmente condizionata dal dato demografico, dall’incremento naturale dei possibili fenomeni di emigrazione e di immigrazione, dall’evoluzione della tecnologia e dal sistema creditizio. Tutti questi elementi, in condizioni normali, assumono caratteristiche facilmente governabili e le difficoltà sono del tutto fisiologiche e gestibili. Ciò non significa che le battaglie politiche e sociali non possono acquistare toni e modalità di particolare asprezza, anche se vi sono elementi tecnici e parametri obbiettivi su come prevedere lo sviluppo urbanistico per tentare di soddisfare le esigenze della società interessata.
A questo fine, le leggi urbanistiche dovrebbero consentire e suggerire regole e modalità per disegnare il futuro di una città nella ricerca di una sintesi e di una armonia che sappia contemperare l’esigenza dei vari soggetti e dei vari interessi in campo. Parlare di sviluppo, di futuro, di equilibri per rispettare le molteplici esigenze economiche, professionali, sociali e culturali, provoca, per definizione, divergenze e contrapposizioni anche se si parla di una previsione limitata nel tempo, sulla base soprattutto delle esigenze collegate all’incremento demografico prevedibile che condiziona anche la quantificazione delle scelte espansionistiche. Le cose si complicano quando le scelte che si debbono operare non riguardano una comunità in certo qual senso stabilizzata, ma una città investita da processi economici, sociali, demografici eccezionali. Per questo la città di Siracusa costituisce un esempio da esaminare per comprendere le vicende che hanno caratterizzato le sue scelte urbanistiche nei vari periodi storici.
Nel 1861 la città di Siracusa coincideva sostanzialmente con l’isola di Ortigia, abitata da poco più di 19 mila abitanti, perimetrata dalle sue mura difensive che impedivano di poter fruire della vista del mare, cosa non condivisa dalla maggioranza della popolazione che ne chiedeva e poi ne otteneva la demolizione. Una battaglia che ai più appariva sacrosanta e di sostanziale liberazione ritenendo le mura una forte limitazione.
Altra battaglia democratica e appassionata si è svolta quando l’incremento demografico imponeva di uscire dall’isola di Ortigia, affollatissima, per individuare la nuova linea di espansione in terraferma con l’elaborazione del Piano Regolatore Mauceri. La configurazione urbanistica e il suo sviluppo furono indirizzati verso il cosiddetto Foro Siracusano e verso la Borgata Santa Lucia.
Nel 1951 la città di Siracusa contava – ad esclusione delle frazioni di Priolo Gargallo, Belvedere e Cassibile e delle contrade – 60.499 abitanti così suddivisi: Ortigia 28.435, Santa Lucia 23.668, Foro Siracusano 8.396. Aggiungendo gli abitanti delle frazioni e delle contrade, Siracusa registrava una popolazione complessiva di 71.016 unità. Nel 1959 gli abitanti residenti in Ortigia (23.378), nella Borgata Santa Lucia (già ampliata) 38.505 e al Foro Siracusano (8.428) assommavano a 70.311 unità. Due anni dopo, nel 1961, Ortigia scendeva a 22.184 abitanti, il Foro Siracusano sostanzialmente manteneva i suoi 8.437 abitanti, mentre la Borgata Santa Lucia, che includeva tutte le abitazioni sorte ai propri confini oltre l’Acradina, Tiche e Neapolis, registrava 43.747 abitanti. In dieci anni Ortigia aveva subito una diminuzione di 6.251 abitanti.
Gli immigrati, a seguito della industrializzazione, sceglievano le zone di espansione attorno alla Borgata Santa Lucia e le nuove aree disponibili a Grottasanta, Acradina, Tiche e Neapolis, dove insediare anche le costruzioni popolari realizzate dall’IACP. In mancanza di un flusso regolare, le licenze edilizie venivano rilasciate sulla base del regolamento edilizio vigente, anche perché il PRG affidato al Prof. Cabianca non era stato approvato.
Nel 1951 (ndr: o 1961?, non si legge bene) complessivamente Siracusa aveva raggiunto un soddisfacente equilibrio urbanistico. In Ortigia si trovavano i più importanti servizi pubblici e creditizi. In piazza Archimede erano ubicati la Banca d’Italia, il Banco di Sicilia, la Cassa Centrale di Risparmio; in via delle Vergini c’era l’ospedale Cinque Piaghe, in attesa che il nuovo ospedale Umberto I° – che era stato utilizzato per i profughi – entrasse in funzione; la Sovrintendenza alle Antichità, che aveva competenze su tutte le cinque province della Sicilia Orientale (Catania, Messina, Enna, Ragusa e Siracusa), si trovava in piazza Duomo di fronte all’Arcivescovato e alla Cattedrale; l’intendenza di Finanza aveva sede in via Amalfitania; il tribunale accanto alla chiesa dell’Immacolata di via Maestranza; la nuova sede della Camera di Commercio, dalla quale si poteva ammirare il foro italico, la Capitaneria di Porto e la banchina dove poteva attraccare la nave per il collegamento con Siracusa, Malta e Tripoli; il liceo classico Gargallo e il teatro comunale; l’edificio della posta centrale, con le sue apprezzabili linee architettoniche, era limitrofo al porto piccolo. Sempre in Ortigia erano ubicati il Distretto Militare, la Caserma Abela, , il Museo Bellomo e il vecchio mercato, attiguo al Tempio di Apollo.
Nella zona del Foro Siracusano c’era l’Ufficio del Medico Provinciale, il Molo Sant’Antonio dove arrivava il servizio della ferrovia, con attiguo l’Ufficio della Dogana, la sede dell’Amministrazione Provinciale prospiciente la magnifica zona dei Villini, la zona del Pantheon dedicato ai caduti, il grande edificio scolastico per la scuola media Costanzo, la sede dell’istituto commerciale Rizza e del liceo scientifico Corbino.
Nella zona della Borgata Santa Lucia stava per essere completato il nuovo ospedale Umberto I°, che doveva sostituire l’ospedale Cinque Piaghe. L’anfiteatro romano, l’ara di Ierone, il Teatro Greco, l’Orecchio di Dionisio, la latomia del Paradiso, la rete catacombale che si estende fino a piazza Santa Lucia, la Villa Landolina dove è sepolto Von Platen, la Latomia dei Cappuccini costituivano un insieme di beni archeologici e ambientali di primissimo piano e formavano una corona che si sviluppava in tutta la zona nord della Borgata. Fuori dalla città, compreso fra la strada statale 114 e la strada della Pizzuta, era ubicato l’Ospedale Psichiatrico gestito dall’amministrazione provinciale dove venivano ricoverati gli ammalati psichiatrici della provincia di Siracusa ma anche di altre province.
L’approvvigionamento dell’acqua potabile avveniva attraverso una rete idrica che partendo dall’acquedotto civico della zona Sant’Antonio e dal serbatoio Bufalaro, attiguo al castello Eurialo, riforniva anche la frazione di Belvedere. Sia l’acquedotto civico che il sebatoio Bufalaro erano serviti da pozzi trivellati ubicati ai Pantanelli e con impianti di sollevamento. I reflui fognari si riversavano in mare.
Nella zona Pantanelli erano ubicate l’industria denominata Spero , per trattare le “sanze” provenienti dalla lavorazione delle olive prodotte nel territorio di Siracusa e degli altri comuni e l’industria per la lavorazione dei pomodori di proprietà della famiglia Di Luciano; vicino al piazzale Marconi c’era il mercato ortofrutticolo, in via Arsenale il panificio della famiglia Conigliaro e il Consorzio Agrario.
Una città, quindi, complessivamente equilibrata, dal punto di vista urbanistico, con Ortigia eccessivamente popolata, con significativi e gravi problemi igienici, e con una tendenza a espandersi verso la Borgata Santa Lucia e verso la zona alta della città.

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