Porto di Augusta, finalmente le banchine container e l’antincendio?

Insistenti le voci che danno per imminente la nomina del presidente dell’Autorità. Nel privato ci si muove: Rimorchiatori Riuniti potenzia la flotta e Bureau Veritas apre un ufficio

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Come si ricorderà alcuni mesi fa, su questo giornale demmo notizia di una singolare decisione della giunta comunale di Augusta che,con delibera di Giunta del 1° aprile, ultimo giorno utile, formulò una opposizione al completamento delle banchine del porto commerciale;presenti quattro assessori (due di Augusta e due di Catania), ai sensi dell’art. 20 comma 3 del d. lgl 152/2006, essi avanzarono osservazioni sulla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA (valutazione di impatto ambientale) del progetto “terza fase realizzazione banchine containers nel porto commerciale dì Augusta – progetto unificato di primo e secondo stralcio“ affinché l’intervento progettuale venisse, nella sua interezza, nuovamente sottoposto alla procedura sulla base della considerazione che esso “risalisse agli anni ’90 ed avesse ottenuto la V.I.A. favorevole solo nel 2000, (e che, ndr) ciò si basasse su un’idea superata di porto commerciale che, a parere della giunta, appariva palesemente sbagliata e priva dei fondamentali requisiti dì sostenibilità economica ed ambientale”.

Nei giorni scorsi, la commissione tecnica del ministero dell’Ambiente ha detto «no» ad una nuova valutazione di impatto ambientale sugli interventi previsti nel porto di Augusta perchè “si può escludere che le modifiche proposte al progetto possano generare nuovi impatti significativi e negativi alle componenti ambientali e alla salute pubblica non valutati nell’ ambito della stessa istruttoria di Via svolta a suo tempo, che possano incidere in maniera significativa sul contesto territoriale; al contrario, la commissione ha valutato che l’eliminazione delle attività di dragaggio e del trasporto in discarica dei sedimenti incide favorevolmente sulle matrici ambientali del suolo, dell’ambiente idrico, dell’atmosfera e del rumore”. Pertanto l’opera, già appaltata al raggruppamento temporaneo di imprese (“Condotte d’acqua”, Cosedil e Piacentini costruzioni), dovrebbe realizzarsi.

Finalmente, quindi, l’opera che prevede la realizzazione di 116 mila metri quadrati di piazzali, 415 metri lineari di banchine con opere accessorie, 130 metri lineari di opere di contenimento, impianti antincendio, idrico, di smaltimento delle acque piovane e di depurazione delle acque di prima pioggia, potrebbe sbloccarsiutilizzando i 58 milioni di euro disponibili. Il risultato di quella singolare delibera è stato quello di determinare otto mesi di ritardo nell’avvio delle procedure.

Come se non bastasse, leggiamo sulla stampa che per l’ex assessore Schermi il Comune dovrebbe ricorrere al Tar o, se ciò non bastasse, addirittura alla Corte di giustizia europea per segnalare una presunta contravvenzione delle direttive ambientali europee. Sarebbe il caso che qualcuno facesse sapere alla città cosa si vuole fare di questo porto, oltre a farne oggetto di elucubrazioni mentali e di astratte diatribe di principio che fanno solo perdere tempo e me riducono le prospettive dell’uso commerciale.

Ritorna, quindi, nelle attenzioni dei novelli amministratori e nei neofiti della politica il dibattito sul tema se sia nato prima l’uovo o la gallina, poiché si sostanzia l’opposizione all’allargamento dei piazzali con l’osservazione che non si è ancora sviluppato nel nostro porto un traffico containers, partendo dal presupposto che gli esperti pentastellati garantiscono che ogni sviluppo futuro in tal senso sia precluso (contrariamente a quanto affermato nell’ultimo scenario di previsione sull’ economia della Sicilia elaborato dal centro studi di Intesa Sanpaolo e pubblicato su Milano Finanza di qualche tempo fa, n.d.r.); di contro si auspica, genericamente, un rilancio del porto “per il bene dell’economia della città contro i ritardi e le inefficienze del governo (sic!)”.

Tutte queste polemiche, in contraddizione fra loro, pongono tante domande e non poche perplessità sulla schizofrenia che agita gli opinion leader che “governano” il territorio. Da un lato non si procede alla bonifica, dall’altro non si procede al potenziamento di strade integrative all’uso differenziato del porto, però si chiede che si sviluppi l’attività portuale come se essa si possa sviluppare senza realizzare infrastrutture e la creazione di opportunità di mercato. Ancora una volta siamo di fronte ai danni che producono le velleità populiste con le quali si agitano i problemi e le aspirazioni di una comunità e, di fatto, si opera per frenare lo sviluppo inseguendo allarmismi contro una presunta aggressione al territorio, che sollecitano la naturale sensibilità dei cittadini verso le tematiche ambientali.

Non voglio essere complottista, ma non vorrei che fossero tutte le concorrenti a “consigliare” un alleggerimento da Augusta dei centri decisionali per spostarli altrove (ad esempio a Catania da dove provengono gran parte dei nuovi amministratori della città) dove meno presenti sono le chiacchiere e dove le forze in campo sanno meglio “gestire” le “vicende economiche” e che si presentano, oggettivamente, più concrete ed operative come hanno dimostrato le ultime novità registrate nel porto di Catania. C’è da restare perplessi…

Il problema ambientale deve essere sicuramente affrontato con decisione ed energia, nella sua natura essenziale e vera, nell’interesse della salute delle popolazioni, senza ulteriori rinvii; non può essere agitato con cavilli burocratici né limitato dalle perplessità giuridiche evidenziate dai vari TAR, sempre attenti a tener conto delle motivazioni di chi sa rappresentarsi meglio, come, di fatto, risulta per i problemi legati alla bonifica.

Penso sia giunta l’occasione per rilanciare il problema ambientale senza depotenziare le prospettive di sviluppo e di utilizzo articolato del porto, anche perché, finalmente, si fanno più insistenti le voci che danno per la fine dell’anno la nomina del nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale e si coglie qualche timido segnale di un risveglio di interesse; in tal senso va registrato positivamente che Rimorchiatori Augusta ha potenziato la flotta con il rimorchiatore azimutale Capo Boeo, lungo 28, metri e largo 10, con una capacità di tiro a punto fisso di 60 tonnellate, che andrà a sostituire un vecchio rimorchiatore con propulsione monoelica, e il fatto che la società Bureau Veritas (società di certificazione sulla sicurezza navale) ha insediato un ufficio ad Augusta, con ciò indirettamente dimostrando che almeno gli estranei alla città credono nelle prospettive di crescita del nostro porto.

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