“La magistratura chiuda lo squallido botta e risposta in città”

L’on. Sofia Amoddio (PD):“Quanti vogliono colpire l’amministrazione comunale e il PD hanno trovato un filo comune tra di loro”. “Temo che per accertare le responsabilità penali ci vorrà tanto di quel tempo da mettere alla gogna troppa gente”

 

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Una donna, professionista affermata, avvocata penalista, che ha viaggiato nei paesi in via di sviluppo facendo dono di sè, prima dei cinquant’anni decide di dedicarsi alla politica. Perchè?

“All’impegno politico cosi arduo dovrebbero accedere proprio coloro che nel mondo sono già realizzati e non hanno nulla da chiedere, mentre quando sei giovane devi costruire la tua autonomia ed indipendenza anche economica. In ogni caso portare avanti le proprie idee è già fare politica. Da questo punto di vista ciò che mi ha spinto a fare volontariato anche internazionale, l’essere tutore di minori abusati, la concezione che ho di una società fondata sulla giustizia sociale e sulla parità dei diritti non è cambiata. Nel 2012 ebbi la possibilità di partecipare alle elezioni politiche, spronata da diversi amici. Alcuni argomentavano la loro pressione citando  Platone, “se le persone più qualificate non si impegnano in politica lasciano il posto alle persone meno qualificate.” In altri termini avvicinarsi ad un impegno politico  con il solo intento di contribuire di dare un contributo disinteressato, mettendo da parte i propri interessi (economici e psicologici) con uno slancio ed entusiasmo nell’azione, ma anche rimanendo liberi dalla vittoria o dalla sconfitta, significa svolgere un puro servizio che è bello in sé, e non ha bisogno di altre gratificazioni. Inoltre questo è la precondizione per veicolare eventi positivi perché fondati sul bene.

“Quindi decisi di partecipare alle primarie del Partito Democratico. Da lì è iniziata una nuova fase della mia vita. Molti pensano che fare il parlamentare equivalga solamente ad avere benefici. Non è così, ho avuto il piacere di conoscere persone valide, generose, di grande impegno,  con le quali ho lavorato in grande sintonia. Fare il deputato, farlo bene, significa sacrificare completamente la propria vita personale e professionale per dedicare ogni energia al mandato. Una esperienza forte, difficile ma anche gratificante, come gratificante è stato votare e veder passare la legge sul femminicidio, sulle unioni civili, sul divorzio breve, le norme anti-caporalato, la legge sul dopo di noi, la riforma del terzo settore, la legge sul rientro dei capitali dall’estero, e le altre grandi leggi che hanno fatto fare un balzo in avanti all’Italia e che sono state votate dopo mesi e mesi di sacrifici, di studio. Momenti come questi sono una forte esperienza”.

Grazie a lei è stato possibile giungere alla commissione d’inchiesta della morte del povero Lele Scieri. A che punto siamo?

“L’iter per raggiungere questo risultato storico è stato lungo e tortuoso. Basti pensare che tutti i progetti di legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta nei 17 anni precedenti si sono infranti sempre in Commissione difesa, non ottenendo mai il parere positivo. Questa volta il mio progetto di legge è andato avanti, ha superato il vaglio delle Commissioni e la legge è stata approvata dalla maggioranza dell’aula. In questi mesi della mia Presidenza, la Commissione ha acquisito i documenti ufficiali, i faldoni d’indagine ed ha audito decine e decine di persone per chiarire cosa accadde quella terribile notte del 13 agosto 1999 all’interno della Caserma Gamerra di Pisa. Ho riscontrato reticenze ed omertà ma anche tante informazioni inedite e ricordi importanti di molti ex commilitoni di Scieri che hanno permesso di definire meglio il quadro generale. Non si tratta solamente di trovare conferma che si è trattato di un omicidio, ma di fare emergere nella coscienza di chi sa quel sentimento di dignità indispensabile affinché un uomo possa definirsi tale e quindi raccontare la verità di quanto avvenuto quella sera. È un lavoro difficile e una grande responsabilità che porterò avanti sino alla fine”.

Deputato nazionale dal 2013, sta vivendo assieme al suo partito uno dei momenti più drammatici. Le fratture sono sempre più marcate, oggi, dopo il referendum, forse ancora più gravi.

“Le fratture sono ineluttabili all’interno di un grande partito fatto di personalità a volte troppo diverse. Le divisioni però si manifestano in qualsiasi aggregazione politica e ciò è evidente anche all’interno del M5S, che ha professato per anni una sorta di immunità dai conflitti come se loro fossero esenti, incontaminabili dalle vicende umane. Le fratture del PD sono da ricondurre alle modalità del conflitto politico che si stanno manifestando in modo virulento in tutta la politica italiana, ma anche in quella europea che deve fare i conti con la complessità, con la globalizzazione.

“Il Pd paga le sue ataviche divisioni interne, sia sulle politiche da adottare, sia nel difficile processo di rinnovamento di mentalità della classe dirigente. Ho sostenuto il Sì al Referendum con convinzione perchè con questa esperienza parlamentare ho potuto constatare che il bicameralismo perfetto, nella situazione in cui ci troviamo, indebolisce i governi e li costringe alla decretazione d’urgenza. Troppe volte ho assistito a inutili ping pong tra un ramo e l’altro del parlamento per modifiche irrisorie o ostruzionistiche a provvedimenti attesi da tempo dai cittadini. Il voto popolare ha preferito mantenere lo stato attuale. Non discuto il voto, ma mi preoccupa la situazione in cui ci siamo trovati subito dopo, con le liturgie da prima repubblica e  veti incrociati. Nell’attesa che la Consulta si pronunci sulla legge elettorale, il nuovo Governo dovrà occuparsi degli importanti appuntamenti internazionali dei prossimi mesi e dare priorità alla ricostruzione post terremoto in centro Italia; al sostegno delle fasce più povere della popolazione e all’approvazione di una nuova legge elettorale.

“Il partito dovrà discutere ed analizzare gli elementi che hanno portato alla sconfitta nel Referendum, ma allo stesso tempo non bisogna sottovalutare ciò che avviene in ambito europeo ed internazionale con l’avanzata di forze populiste e nazionaliste. Questa discussione però non deve tralasciare i tantissimi provvedimenti positivi varati in questa legislatura. Sparare sul mucchio, sminuire il lavoro fatto fino ad oggi, solo per mere logiche politiche, è un comportamento inaccettabile, che non posso condividere. Purtroppo mi sembra che la minoranza Pd abbia ormai ingaggiato una lotta senza quartiere mirata a delegittimare la Segreteria di Renzi. Sono sempre stata convinta che un partito come il PD abbia il compito di valorizzare le diversità e di farne tesoro, per questo le lotte tra gruppi dirigenti mi creano dispiacere. Spero vivamente che si possa aprire una nuova fase per il bene di tutti”.

Siracusa è nell’occhio del ciclone. Ma a livello nazionale, dato che lei vive a Roma e a Montecitorio, come si percepisce il caso Siracusa?

“Siracusa è percepita come altre città ove sono accadute vicende giudiziarie. L’enfasi del Comune più inquisito d’Italia” ha un’eco più locale: è un racconto che non condivido anche perché è stata deliberatamente creata una confusione di notizie mischiando fatti del passato con l’attualità. Alcune denunce sono strumentali, ma purtroppo solo il tempo lo potrà dimostrare. Non voglio dire che non ci siano problemi da risolvere sottolineati dai cittadini, ma nella visione garantista del PD occorre attendere i processi prima di dare giudizi definitivi.

“Mi lasci dire che sono comunque offesa per la violazione delle regole. Le regole della legge valgono per tutti: non possono darsi in pasto alla piazza, alle trasmissioni televisive, elementi che oggi sono solo indizi contenuti in fascicoli di indagini o in indagini appena concluse che non sono ancora sottoposte al giudice del dibattimento. Questi elementi non sono ancora prove, non hanno superato il vaglio di un processo penale. La difesa della democrazia passa soprattutto dal rispetto delle regole. Assistiamo a un tentativo molto pericoloso di attribuire troppo anticipatamente responsabilità personali, politiche e penali. Dovrà essere la magistratura a porre la parola fine a questo squallido botta e risposta che rischia di penalizzare la città.

“Negare che a Siracusa, a cominciare dalle passate amministrazioni, ci siano problemi irrisolti, e quindi anche l’insinuazione del malaffare, sarebbe pura follia, ma allo stesso tempo scaricare, per un preciso disegno politico, tutte le responsabilità sull’unica Amministrazione che ha eliminato l’odioso sistema delle proroghe dei servizi per bandire  finalmente delle gare, è un giudizio superficiale. Si attende, spero velocemente, un’opera di discernimento e di chiarezza, un lavoro serio e circostanziato da parte della magistratura che possa fare luce in questa confusione, mentre con le accuse indiscriminate sparate nel mucchio si incrementa soltanto il buio”.

Abbiamo la sensazione che tutti gli avvenimenti fin qui determinatisi siano frutto di una sola matrice. Una regia volta all’eliminazione, attraverso la giustizia, di tutti gli avversari politici. Piuttosto che affrontarli nella cabina elettorale, li si affronta con l’arma delle denunce e delle diffamazioni. Cosa ne pensa?

Qualcuno ha cominciato a mio avviso a raccontare una storia monocorde di un caso tutto siracusano, sfruttando tutti i canali dei mass media, e presentando una serie di denunce che se fondate o meno dovrà dirlo la magistratura, ma ho il forte timore che passerà quel tempo sufficiente  a mettere alla gogna troppa gente, prima di capire le reali responsabilità penali. Credo che molti soggetti che hanno un ruolo in città hanno interesse a colpire la amministrazione e il partito e hanno trovato un filo comune tra di loro”.

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