Il Bar sotto il mare (castigat ridendo mores) – La consigliera ha scarrozzato il giornalista delle Iene nelle interviste siracusane e un collaboratore de ”L’aria che tira”
La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016
Nella negletta Siracusa di questo fine 2016 che volge al desio, a noi abitanti del Bar Sotto il Mare e del soprastante Arcipelago della Caninesia – giusto dirimpetto u’scogghiu d’Ortigia – intenerisce il core e, ancor più dantescamente, punge vaghezza nel pensare a talune cronache, cronachette e cacchette in punta-spuntata di penna, di tastiera e di microfono.
A un po’ di siracusani piacciono ad esempio le periodiche incursioni del signor Giarrusso Dino da Catania, nei panni d’ordinanza d’inquisitore jena-non ridens. La famosa trasmissione Mediaset, volteggiante fra intrattenimento e attualità, nei suoi quasi vent’anni di attività senza dubbio ha realizzato delle valide inchieste giornalistiche. Tra le quali (anche in base al Mastini Journalism Act approvato in una notte di plenilunio su l’Isola dei Cani) non rientrano i due servizi fatti da Giarrusso a Siracusa, a distanza di poche settimane l’uno dall’altro. Nel primo, sostanzialmente un peana a sostegno del Princiotta-pensiero, se n’è tranquillamente sbattuto di verificare più attentamente vicende giudiziarie ancora in corso. In qualche caso dando notizie non vere: in particolare quelle riguardanti la posizione processuale dell’ex assessore Alfredo Foti e il procedimento che contrappone la consigliera comunale Simona Princiotta al direttore del settimanale Il Diario Pino Guastella e al collaboratore di giustizia Rosario Piccione.
Nel successivo servizio relativo alla vicenda delle firme farlocche, Giarrusso ha dato il peggio di sé inseguendo in giro per Siracusa il presidente del consiglio comunale Santino Armaro costretto a rivolgersi al comando dei carabinieri. Giarrusso, qualche altro cronista d’arrembaggio delle Jene e di altri programmi televisivi – e purtroppo una fetta non irrilevante di pubblico – sono convinti che rientri nel diritto di cronaca e nella difesa della libertà d’informazione tentare non già d’intervistare, bensì di obbligare chiunque a rispondere alle proprie domande; insistendo nel riprendere immagini, facce comprese, anche se l’interlocutore non vuole. E che sia altresì corretto ed indice di spacchioseria entrare in maniera prepotente dovunque, tipo negli uffici durante l’orario di lavoro, sempre a telecamere accese e con piglio arrogante, giocando sull’imbarazzo delle persone al fine di esporle al pubblico ludibrio e alla canea dei colpevolisti a prescindere.
Tornando al servizio sulle firme falsificate, Giarrusso ha suscitato fra l’altro un lungo post su facebook dell’inviato del quotidiano La Sicilia Mario Barresi. Nel quale post Barresi rivendica di avere scritto prima lui sull’affare firme, lamentando che il Giarrusso non l’ha manco citato. Figuriamoci! Un altro che ha avuto da ridire sul comportamento della jena verso di lui è il deputato pentastellato Stefano Zito, la cui intervista sull’argomento non è stata trasmessa. E sì che è stato Zito a fornire a Giarrusso i moduli con le presunte firme contraffatte, personalmente recuperate dopo la denuncia iniziale dell’archeo-verde Peppe Patti che, in merito alla vicenda delle firme di presentazione della lista “Siracusa d’Amare Adesso”, dopo tre anni aveva improvvisamente visto la luce meglio di fratello Jack. Catapultandosi così, Patti, nell’affollato club di coloro che vogliono lo scalpo, nonostante la calvizie, del sindaco Garozzo.
In compenso, sul firma-gate siracusano è stata intervistata pure l’immancabile Princiotta, entrata di sponda in questa nuova mirabolante avventura che avrebbe come protagonisti principali alcuni foti-boys ex sostenitori-fiancheggiatori del sindaco.
La consigliera comunale preferita di Pippo Zappulla (come il suddetto deputato del Pd ama definirla) non è affatto cattiva, è che la disegnano così. Anzi, sa essere gentilissima. Lo dimostra la sua disponibilità a scarrozzare con l’automobile, in mezzo al tentacolare traffico cittadino, qualche giornalista-segugio di passaggio. Scevra com’è da protagonismi ed atteggiamenti esibizionistici, lei non lo direbbe mai, e allora lo raccontiamo noi. Oltre ovviamente a Giarrusso, settimane addietro la driver Simona ha dato uno strappo a Condorelli, collaboratore della trasmissione de La 7 “L’aria che tira”, fin sotto la sede dell’associazione culturale Zuimama, giusto quella coinvolta in una delle denunce della medesima Princiotta. Quindi, mentre la denunciante aspettava fuori, il giornalista è andato a intervistare la denunciata presidente di Zuimama, Cristina Aripoli. Accortasi dell’inaspettata presenza esterna, una delle ragazze dell’associazione ha chiesto a Condorelli se fosse stato accompagnato dalla signora Princiotta, e lui ha risposto che sì, gli aveva dato un passaggio perché essendo forestiero non conosce le strade. Comunque, l’intervista alla presidente di Zuimama alla fine non è stata trasmessa nel servizio de “L’aria che tira”, dove l’altruistica Princiotta è stata indicata nientepopodimeno a capo di un gruppo di 5 consiglieri comunali di minoranza del Pd che hanno presentato le loro dimissioni in polemica contro il sindaco Garozzo e la maggioranza renziana che amministra il Comune di Siracusa.
In realtà, in quella bizzarra storiella delle dimissioni l’unica – forse – del Pd era Simona Princiotta. La quale, analogamente ai consiglieri Salvo Sorbello, Cetty Vinci e Salvo Castagnino, come si ricorderà, le dimissioni le avevano presentate davanti a un notaio per poi ritirarle; gli unici ad avere rassegnato davvero le dimissioni dal consiglio comunale sono stati Massimo Milazzo e Fabio Rodante che facevano parte del gruppo consiliare di Progetto Siracusa.
Una decisione molto importante in quanto ha consentito il graditissimo ritorno tra i banchi dell’aula consiliare di Franco Zappalà. Avvenimento non ancora valorizzato come meriterebbe dall’informazione local & global, a causa della scarsa conoscenza delle qualità politiche e culturali di un protagonista della prima, della seconda e, vogliamo esagerare, della futura terza repubblica; che una volta ebbe a scrivere in un suo comunicato stampa, citando “Tommaso da Lampedusa” (sic al quadrato!): tutto cambia perché tutto rimanga lo stesso. E così sia!

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