Ci volevano le scuole ai funerali dell’anziano arso vivo dai bulli

Oltre alla vita spezzata di don Pippo Scarso, piangiamo quelle perdute di ragazzi apparentemente “normali”

La Civetta di Minerva, 23 dicembre 2016

Quando il giornale sarà in edicola, saranno passati ormai alcuni giorni dal funerale di “don Pippo”, ovvero Giuseppe Scarso, l’anziano cui è stato dato fuoco il 30 settembre scorso e che si è spento dopo un’atroce agonia.

Un altro episodio – la distruzione, sempre con il fuoco, dell’albero di Natale dell’Associazione Plemmyrion – offre il destro alla riflessione. Ci stupiamo poi che Siracusa sia penultima nella classifica della vivibilità.

Lungi da noi voler paragonare i due fatti, ma davanti al vandalismo, alla tolleranza buonista – non buona e misericordiosa – verso le “bravate” (“so’ ragazzi” è la risposta a tanti, troppi atteggiamenti sbagliati), alla mancanza assoluta o alla scarsità di senso civico, alla perdita del senso di comunità qualche domanda dovremmo porcela. Come genitori. Come famiglie. Come docenti. Come religiosi. Come amministratori. Educare etimologicamente vuol dire “ex-ducere”, condurre fuori. Sì, kantianamente fuori dallo stato di minorità (in ogni senso) per raggiungere fini e livelli più elevati. È come se famiglia scuola chiesa istituzioni avessero abdicato alla loro finalità e-ducante. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Il problema non è un quartiere il degrado la mancanza di lavoro e tutte le varie spiegazioni pseudosociologiche – che ci stanno tutte e comunque non sono sempre applicabili.

Papa Francesco nella sua enciclica “Laudato si’ ”, basata sul “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi, parla della necessità di una ecologia radicale, prima di tutto del cuore. Se c’è  mancanza di etica, di morale, se si perde la distinzione tra bene e male, giusto e sbagliato – che trascendono il lecito e la legalità e ci pongono sul piano della verità, della giustizia e del bene – e se non si agisce di conseguenza la nostra indignazione diventa velleitarismo. Giustizialismo da tastiera.

Quanto è banale il male. Forse aveva ragione Hannah Arendt. Il male non crea, il male non scende in profondità. Distrugge tutto quello che non capisce. Per paura ignoranza noia mancanza di senso.

Oltre alla vita di don Pippo piangiamo le vite perdute di ragazzi apparentemente “normali”.

Sarebbe stato bello vedere sfilare le scuole di Siracusa al funerale di don Pippo. Sarebbe stato bello vedersi levare le voci dei ragazzi contro il gesto sconsiderato dei loro coetanei.

Se non abbiamo potuto impedire il male, almeno facciamo sì che tutto questo ci abbia lasciato qualcosa: sarebbe gravissimo assuefarsi all’omofobia, al bullismo, al vandalismo, alla mancanza di rispetto verso le donne, i bambini, gli anziani, le persone fragili.

Il Natale sia quello della luce delle coscienze più che delle luminarie.

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