Dare dignità di rango costituzionale alla tutela dell’ambiente

Puntando sulle energie rinnovabili e non cancellando il diritto alla salute. WMO ha annunciato che la concentrazione di C02 in atmosfera ha superato 400 parti per milione

 

La Civetta di Minerva, 10 dicembre 2016

Dopo la nuova vittoria del candidato dei Verdi, l’economista Alexander Van der Bellen, alla presidenza dell’Austria e dopo il risultato del recente referendum costituzionale che ha visto la netta vittoria del NO alla proposta di riforma, desideriamo esprimere alcune considerazioni.    

Alcuni giorni fa l’organizzazione mondiale metereologica (WMO) ha annunciato che la concentrazione di C02 in atmosfera ha superato le 400 parti per milioni. Un dato drammatico che indica come siamo entrati in una nuova era climatica che comprometterà il futuro del pianeta e delle generazioni che verranno. Di fronte ad una minaccia alla sicurezza globale del pianeta, i modi di produrre dovrebbero cambiare verso una loro conversione ecologica e le legislazioni adeguarsi a questo cambiamento epocale per garantire un futuro equo e sostenibile.

Qualcuno dirà, cosa c’entra tutto questo con il referendum costituzionale appena celebrato. C’entra e cercheremo di spiegarlo. La riforma della Costituzione, che è la legge fondamentale dello Stato, avrebbe dovuto contenere nei suoi principi il tema di questa sfida epocale: la lotta al cambiamento climatico, il principio di precauzione, la sostenibilità ambientale, la tutela dei territori  e il diritto alla partecipazione nelle scelte che incidono sull’ambiente. Il modello economico attuale, infatti, riproduce gli errori del passato, come ad esempio quello delle grandi opere, che hanno prodotto solo debito, anziché quello della manutenzione e messa in sicurezza dal rischio sismico e idrogeologico.
COSA PROPONIAMO – L’Italia avrebbe bisogno di modernizzazione rappresentata dalla grande sfida legata alla conversione ecologica di modelli produttivi inquinanti e del recupero del territorio. Nelle costituzioni di altri paesi europei l’ambiente ha un ruolo importante e rilevante. Nel 2003 il presidente francese Jacques Chirac promulgò la Carta dell’Ambiente, che da allora fa parte della Costituzione della Francia, che enuncia e definisce il principio di precauzione in materia ambientale, dispone che le politiche pubbliche devono promuovere uno sviluppo sostenibile e consacra il ruolo dell’educazione e della ricerca nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente. In Germania, l’art. 20 del Grundgesetz (la Costituzione di quel Paese) prevede che lo Stato debba tutelare l’ambiente anche in veste di responsabile per le future generazioni. La Costituzione spagnola riconosce il diritto dei cittadini a godere di un ambiente adeguato per lo sviluppo della persona e il dovere quindi di conservarlo.  E potremmo continuare con altri esempi.

COSA NON VOGLIAMO – Una visione dell’Italia tutta centrata proprio su quel modello economico ed industriale responsabile non solo dell’attuale crisi economica e sociale ma di una profonda crisi ambientale e quindi anche sanitaria.  Che in Italia l’ambiente e la sua tutela si pieghi a quelle logiche che vorrebbero il nostro paese essere terra di conquista per cementificatori, asfaltatori e petrolieri. Ovviamente non abbiamo nulla in contrario che l’Italia riparta dal punto di vista economico, purchè sia sostenibile ed equilibrato, ma dobbiamo scegliere una strada che porterà benessere e occupazione duratura oltre a fornire adeguate garanzie ambientali.

PER COSA VOGLIAMO IMPEGNARCI

      Dignità di rango costituzionale alla tutela dell’ambiente. Ricordiamo, infatti, che con sentenza n.7/2016 la Consulta ha dichiarato incostituzionali parti rilevanti del decreto “sblocca Italia” per violazione dell’articolo 117 della Costituzione. Quella sentenza della Consulta portò o costrinse il governo a ritirare alcune norme dello Sblocca Italia relativamente alle trivellazioni petrolifere.

     Che si punti sulle energie rinnovabili, poiché le fonti fossili hanno già portato ad un aumento del 2% delle emissioni di C02 nel 2015.

   Che il diritto alla salute non sia cancellato anteponendo lo sviluppo economico all’incolumità, alla sicurezza personale e delle comunità.

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