Voterò SI’ senza entusiasmo. Si potevano fare scelte migliori

Countdown sul voto per la riforma costituzionale. Urne aperte fra pochi giorni. Il pantano in cui questo Paese è costretto va finalmente rimosso

 

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

Ho sentito i molti a favore e i molti contro, ho letto qua e là, ho sentito brillanti costituzionalisti e giuristi dell’una e dell’altra parte, i comici per il Si e quelli per il NO, ho registrato la “guerra civile” che si è tentata, ho rilevato le motivazioni di coloro che con il voto vogliono mandare a casa il “guascone” Renzi, chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, e ho deciso che voterò SI senza entusiasmo, sperando che i critici, qualora vincesse la modifica, si mettano al lavoro (ma ne dubito) per modificare le parti su cui avanzano riserve (spesso condivisibili) in un divenire utile e costruttivo per migliorare le cose nel nostro Paese; questo Paese che a tutti sembra insopportabile ma che il resto del mondo giudica, pur criticandolo nei suoi vizi e nelle sue abitudini, quello in cui vorrebbero vivere.

Quindi, in soldoni voterò Sì: perché nel mondo globalizzato (che piaccia o meno è quello con cui dobbiamo fare i conti) il parlamento possa assumere decisioni più rapide (e questo la riforma lo garantisce) ed efficaci (si spera), l’economia e i diritti civili non aspettino mediazioni esasperate e compromessi irrazionali. Perché, così, si inizia una fase di riduzione di costi della politica (è poco, è vero, ma è meglio iniziare che lasciare le cose come stanno); Perché questa è la migliore riforma possibile (con l’attuale parlamento e non penso che i futuri possano far meglio, almeno nella prossima legislatura) e perchè mi sono stufato di aspettare che le cose siano perfette per avanzare anche se di poco la capacità della politica di incidere sulla realtà; perché, nella mia piccola esperienza, ho verificato che ogni volta che si è tentato di mettere in moto processi di cambiamento c’era sempre qualcuno che voleva che le cose fossero migliori (ovviamente secondo lui) col risultato di rinviare “sine die” ogni decisione, mantenendo lo statu quo e, tra rinvio e rinvio, siamo piombati nella palude di una società ingestibile. Perché non sopporto che ogni iniziativa di cambiamento deve essere sempre giudicata peggiore di ciò che già viviamo a priori.

Perché non ne posso più del fatto che ogni volta che bisogna decidere su qualcosa c’è sempre un secondo fine da raggiungere: oggi abbattere Renzi (vero collante di aggregazioni fra loro inconciliabili) ieri per difendere tout court norme come lo statuto dei lavoratori (conquista civile e sociale importante) anche se talune norme in essa contenute consentivano comportamenti abnormi e disarticolanti per una gestione del lavoro utile all’intera società. Così accade anche nella scelta del governo delle città, quando invece di giudicare sulla qualità del governo cittadino ci si orienta su scelte politiche generali, sostenendo soluzioni, generalmente, peggiori delle precedenti. Perché a mettere in discussione (per combatterne gli abusi) norme sacrosante come la legge 104 si trovano resistenze indicibili (e sempre di principio) per non voler ammettere che la sua applicazione “allegra” abbia  provocato veri e propri delitti contro quelle persone che non vogliono truffare la società (nella scuola di tali abusi ne ho visti a iosa).

Perchè i giovani vanno via e a noi lasciano “la costituzione più bella del mondo” confondendo la parte prima, quella dei valori, con le altre parti pensate per organizzare quei valori al contesto di allora e a furia di tutelare i garantiti abbiamo ucciso la speranza e la voglia di riprogettare il nostro disordine economico e sociale; perché loro vanno via e noi restiamo con i nostri simulacri e le nostre certezze su un passato che non c’è più e un futuro che non vogliamo sperimentare E così via.

Non sono un giurista, né un tuttologo, esprimo solo un punto di vista a cui potrebbero essere fatte mille osservazioni dalla moltitudine dei sapienti che impazzano ovunque. Condivido molte delle osservazioni dei sostenitori del No: si poteva fare meglio, si poteva abolire il Senato, si poteva evitare di riconoscere l’immunità ai senatori, si poteva scrivere meglio l’art. 70, si poteva…; ma quello che dobbiamo valutare è quello che anni di dibattito hanno partorito e a me sembra, tutto sommato, un risultato accettabile per iniziare un percorso di modernizzazione del Paese; percorso che sarà lungo perché ogni qualvolta si mette mano a qualcosa ci sono sempre schiere di pensatori garantiti dall’esistente che pongono freni, avanzano riserve.

Tutto ciò non vuol dire che è sbagliato criticare, discutere, proporre. Ma c’è un momento in cui bisogna decidere e io ho deciso che il pantano in cui il nostro paese è costretto va rimosso, con questa riforma non lo si fa abbastanza, ma si comincia, e perché vale la pena percorrere strade nuove poiché, a mio giudizio, nessun rischio corre la nostra democrazia, anzi si qualifica e consente ai cittadini di valutare meglio le rappresentanze politiche che potranno esprimersi  meno sottoposte  a mediazioni esasperanti.

Contrariamente a ciò che taluni affermano, a mio giudizio la riforma rinvigorisce il parlamento limitando la decretazione d’urgenza e istituendo lo statuto delle opposizioni; è vero, si rafforza il governo perché garantisce alle leggi una data certa ma, contemporaneamente,  si dà più forza ai cittadini  e si incrementano gli strumenti della partecipazione popolare poiché le proposte di legge di iniziativa popolarenon rimarranno nei cassetti come adesso, ma giungeranno a una deliberazione conclusiva e anche i referendum abrogativi saranno più tutelati perché non sarà più necessario la metà più uno degli aventi diritto al voto, bensì la metà dei votanti alle ultime elezioni della Camera; e perché non è vero che con una legge elettorale maggioritaria(da qui il problema per molti)sarebbe matematicamente impossibile eleggere il Presidente della Repubblica o i membri del Csm in autonomia, senza la partecipazione attiva delle minoranze parlamentari. Infatti, il Presidente della Repubblica potrà essere eletto con i voti di due terzi di deputati e senatori, riuniti in seduta comune. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza di tre quinti dell’assemblea, mentre dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza  di tre quinti dei votanti.Dunque è praticamente impossibile che un solo partito possa avere numeri sufficienti a eleggere il Capo dello Stato.

Quello che non può accadere è che tutto rimanga come prima. Se poi, come sembra deciso dall’ultima direzione del PD, l’Italicum verrà modificato, in special modo nella parte indecente dei capilista bloccati, sarà sicuramente meglio. Infine, perché la parte prima della costituzione, quella dei principi e dei valori, non viene modificata.

Non ce lo chiede l’Europa, ce lo chiede la necessità di essere più efficaci in un mondo in cui tutto cambia rapidamente e dove se non sei attento e tempestivo pagherai il conto comunque la pensi. Alcuni miei amici e “compagni di vita” non condividono il mio pensiero, altri sì, considero questo fatto molto positivo, un sintomo della deideologizzazione della politica che, pur non abbandonando le idealità comuni, si concretizza in scelte diverse le cui motivazioni vanno, probabilmente, ricercate nella diversa valutazione sulla fase politica/economica che stiamo vivendo e sullo stato del Paese.

Vivaddio, finalmente si ci differenzia sui contenuti delle scelte politiche anche contingenti, il che, a mio avviso, darà nuova linfa alla politica stessa e al nostro modo di essere artefici del nostro futuro prossimo. Niente di drammatico, per fortuna. Infine, non mi piacciono i toni che personalità della Sinistra e del Progressismo nazionale (del SI’ e del NO) usano più che per sostenere le proprie tesi, per banalizzare o peggio “criminalizzare” l’altro, contribuendo all’imbarbarimento del confronto e della convivenza civile. Approfondire il solco tra i due schieramenti non porta ad alcun vantaggio. È più utile impegnarsi per un clima di serietà e di rispetto reciproco, il che può darci la possibilità di costruire un vero progresso civile, anche nella lotta politica.

Sicuramente è brutale ed eccessivamente essenziale quanto scritto, purtuttavia, lo dico ai miei amici, vi prego di risparmiarmi i sermoni, la vita corre e non ho tempo di aspettare altri 40 anni per costruire una società più efficace ed efficiente, quindi, più giusta, solo perché ho paura di sbagliare. Un’ultima notazione: sempre a mio giudizio, allo stato, purtroppo, non ci sono alternative al governo Renzi, quindi una crisi di governo come conseguenza politica a una prevalenza dei No non sarebbe auspicabile in relazione alla situazione del Paese ( ma questo non deve condizionare il giudizio sulla proposta referendaria).

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