Finalmente il movimento grillino esce dagli slogan e dalle suggestioni romantiche misurandosi con i problemi concreti
La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016
Il Movimento 5Stelle, finalmente, è uscito dalla sequela di contrapposizioni a tutto e a tutti ed ha tentato di entrare nel merito di alcune questioni importanti per un settore strategico per il paese com’è la scuola. Così ha tenuto a Roma un convegno dal titolo Nuove frontiere della didattica, dove ha illustrato il disegno di legge “Istituzione dei nuclei per la didattica avanzata e introduzione di progetti di scuola aperta e di scuola diffusa negli istituti scolastici di ogni ordine e grado”
Il ddl contiene tre proposte.
Istituzione di Nuclei per la didattica avanzata (NDA): da creare in ogni Regione con finalità di ricerca, formazione, sperimentazione e sviluppo. Questi nuclei dovrebbero essere costituiti da insegnanti e dirigenti scolastici comandati e da docenti universitari distaccati. La proposta, che risponde a un esigenza vera di supporto all’autonomia scolastica, come formulata ed articolata, è di fatto una riesumazione dei vecchi IRRE, aboliti nel 2007. Essa purtroppo non fa i conti con quanto non ha funzionato allora, tra cui, ad esempio, un organico fatto solo di comandati, che invece viene riproposto.
Scuole aperte. Si prevede l’apertura delle scuole durante le ore pomeridiane o nei giorni festivi o in estate, per iniziative didattiche integrative. Anche in questo caso non è una novità, poiché il decreto delegato n. 416 del 1974 aveva previsto attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, fuori dall’orario curricolare, successivamente riproposte col progetto “scuole aperte” e anche recentemente il MIUR ha lanciato il progetto “Scuole al centro”, con uno stanziamento di 10 milioni per istituti aperti di pomeriggio e d’estate nelle aree periferiche e ad alta dispersione di Napoli, Roma, Palermo e Milano. A tutt’oggi l’idea è risultata velleitaria ed ha registrato una partecipazione molto inferiore al previsto.
Scuole diffuse. Si prevede che le scuole svolgano una percentuale del monte ore curriculare fuori dalle pareti scolastiche presso altre sedi: luoghi pubblici di richiamo culturale, ambientale, paesaggistico, artistico o formativo, nonché aziende, ditte o cooperative. Di fatto un’alternanza scuola-lavoro allargata anche ad ambienti non di lavoro.
In linea di principio potrebbero essere proposte condivisibili anche se poco strutturate, ma si rivelano assolutamente aleatorie per la presenza di almeno tre condizioni che nella proposta non vengono prese neppure in considerazione: i curricoli sovraccarichi di discipline frammentate e privi di qualsiasi opzionalità; la rigidità dell’organico e l’inadeguatezza dell’orario dei docenti; la mancanza di figure specialistiche stabili nella scuola dedicate all’innovazione didattica ed organizzativa (la cosiddetta leadership intermedia).
Finché non si avrà la forza di mettere mano a queste tre questioni si avranno solo palliativi, inefficaci. A mio parere comunque va apprezzato lo sforzo di misurarsi con i problemi concreti uscendo dagli slogan e dalle suggestioni romantiche; purtroppo però non si inventa una classe di governo… ci vuole tempo, fatica e soprattutto competenza.

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