La morte annunciata della Sogeas ha avuto carnefici

Probabilmente non pagheranno la pena che meriterebbero. L’ipotesi degli inquirenti era di un unico disegno criminoso nei fallimenti della Società generale acque siracusane e di Sai 8

 

La Civetta di Minerva, 11 novembre 2016

Il fallimento SAI8 e il fallimento Sogeas come unico disegno criminoso, questo il teorema degli inquirenti. Ma già sappiamo che, anche a causa delle “vie brevi” scelte dagli ex amministratori e dirigenti SAI8, non si parlerà più della lenta sistematica e progettata consunzione di quella che molti consideravano, nel bene e nel male, un gioiello di famiglia, la Sogeas appunto, la società gestore del servizio idrico dal 1991 fino al 2006, anno in cui è iniziata la sua progressiva fine.

Nel 2006 infatti la Giunta Bufardeci, con una decisione gravida di conseguenze e con responsabilità che negli articoli di allora avevamo ricostruito, deliberò di non esercitare, così come invece possibile per statuto, il diritto di prelazione sulle quote private che la Crea, socia al 40% del Comune, aveva deciso di vendere, consentendo l’ingresso della Sorgesa che vedeva la partecipazione dell’Irem al 40%, della Siri al 30% e della Saceccav, sì proprio lei, per il restante 30%. La joint venture definitiva con la Saceccav nella nuova società SAI8 faceva il resto.

Illuminante per comprendere il passaggio progressivo delle quote azionarie dal pubblico al privato la relazione nel luglio del 2012 del consigliere PD Fortunato Minimo, una relazione comunque tardiva, una sorta di de profundis del tutto inefficace per salvare la società ormai al collasso.

Le irregolarità evidenziate erano comunque evidenti. In particolare le modalità con cui la Saceccav, per acquisire nuove quote per oltre 3milioni e 200mila euro nell’ambito della ricapitalizzazione della Sai8 (da 5 a 8 milioni e mezzo), riusciva ad ottenere dalla stessa Sai8, in tempi fulminei, il saldo di fatture relative a prestazioni di servizi, procedura non consentita dalle norme in vigore.

Una possibilità che, chissà come mai, non veniva invece concessa all’altro socio, cioè alla Sogeas, alla quale i vertici SAI8 non consentirono di utilizzare crediti per fatture emesse alla Sai8 per servizi forniti nella fase di avviamento della nuova società per il 2008 e il primo trimestre del 2009, impedendole così di fatto di versare la somma residuale di circa 192.000 euro (avendone già corrisposto circa 64.000, su un totale di 256.250 euro) né vennero riconosciuti i costi per la realizzazione del collettore della Targia.

Così, attraverso questi escamotage, nell’inerzia dei consiglieri di parte pubblica, la SDS acquisiva definitivamente il 52% del capitale in Sai8.

Inutile per altro anche l’esposto, nell’aprile del 2012, dell’ingegnere Giuseppe Marotta con cui egli attribuiva la crisi finanziaria della Sogeas proprio all’aggressività della socia, naturalmente con la condivisione dei vertici SAI8. Allora si denunciarono le imputazioni di oggi: il mancato rispetto dei patti parasociali con la Saceccav che faceva la parte del leone nelle commesse dei lavori, il piano di rientro del debito di SAI8 verso Sogeas di due milioni e mezzo non attuato, la cessione di un credito di oltre tre milioni da Sorgesa a SAI8 utilizzato poi per compensare alcuni debiti tra SAI8 e Sogeas.  

Il consigliere Minimo, oltre a stigmatizzare severamente il ruolo svolto dai consiglieri del cda di parte pubblica, si interrogava anche sulla presenza sia a livello tecnico che amministrativo di uomini della SDS in grado di condizionare la gestione soprattutto finanziaria della Sai8. In più, come denunciavamo nei nostri articoli, si assisteva a un irrituale spoil system: dal 2008 in poi venivano allontanati alcuni funzionari, si dimettevano alcuni membri del collegio sindacale (addirittura nel 2011 tutti i componenti) e infine lo stesso a.d. Marotta veniva sostituito dall’avvocato Antonio Failla, gradito alla SDS. Ad aggravare il bilancio della Sogeas anche il fatto di aver essa sostenuto per i primi 13 mesi i costi di gestione e quelli energetici.

Di tutto questo però nulla venne tenuto in conto nel corso delle procedure fallimentari. Il tentativo di concordato – la Sogeas vantava crediti per 8 milioni dal Comune e di quasi 3 dalla SAI8 sufficienti a coprire le richieste di 1,7 milioni di euro delle imprese creditrici – venne respinto dai pubblici ministeri Bisogni e Boschetto e alla fine il debito complessivo accertato fu di 27 milioni di euro.

Insomma una morte annunciata che di certo non ha smosso più di tanto i nostri amministratori e i cui carnefici probabilmente non pagheranno la giusta pena.

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