Sulle proposte Ance “partita finita, giocatori negli spogliatoi”

Alle richieste dei costruttori di allentare a Noto i vincoli del Piano Paesaggistico, netto no di istituzioni e movimenti ambientalisti. Il distretto della zona sud (capofila la città barocca) si candida a Capitale della Cultura

 

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Una sfida economica e culturale: non vi deve essere un’utilizzazione negativa, ma puntare sugli evidenti valori del territorio per un futuro durevole.

Nel corso di un Convegno, tenutosi recentemente a Noto, sono state presentate dall’A.N.C.E. (Associazione Nazionale Costruttori Edili) “osservazioni  in un documento di sintesi per la fase finale del percorso di approvazione del Piano Paesaggistico della Provincia  di Siracusa” e sono state proposte, rispetto a questo Piano, riduzioni delle tutele in essere in particolare in alcune zone ed è stata, più volte, stigmatizzata la mancanza di concertazione necessaria.       

I contributi propositivi delle Associazioni ecologiste, archeologiche, culturali e dei Verdi, hanno ribadito, invece, che il percorso per il Piano Paesaggistico, in verità, è stato costellato da numerosissime riunioni, convegni e conferenze in tutta la provincia e ciò ha reso possibile la formulazione di un Piano Paesaggistico Provinciale in collimazione con le idee guida del Codice dei Beni Culturali e col criterio–base che il piano doveva avere, per evidente logicità, una omogeneità di interventi nel territorio in modo da evitare che un  Comune proceda in un modo e nel territorio confinante si proceda in un modo diverso o addirittura avverso. Per fare un esempio concreto, nel caso della Riserva Naturale di Cava Grande del Cassibile, che insiste nei tre Comuni Noto, Avola e Siracusa, si deve agire, naturalmente,  in modo univoco, tanto è vero che le Associazioni propongono, da sempre,  un unico Piano di Utilizzo della Pre-riserva.

Un territorio appetibile – Certo il territorio della Zona Sud è un modello che, per la dinamica economica in atto, è appetibile  e per questo oggetto di attenzioni  che potrebbero essere meramente speculative o di interventi “industriali” in territori vocati per l’agricoltura di qualità o per l’eccellente  biologico delle nostre contrade, né si può permettere che vi siano tentativi di insediamenti di resort, essendo questo un modello turistico ormai superato e non confacente con le caratteristiche delle identità del territorio e delle richieste dei nuovi “viaggiatori” che vogliono visitare o rimanere nei nostri luoghi.

Per questo non bisogna abbassare la guardia ed essere vigili.

Proposte costruttive avanzate Ben altre devono essere le opportunità: il recupero del patrimonio edilizio esistente con le ristrutturazioni anche per il risparmio energetico, l’adeguamento ed il consolidamento antisismico (ci troviamo, purtroppo, in una zona ad altissimo rischio da terremoti) di scuole, asili, centri per anziani, edifici sanitari,  auditorium, carceri, ecc.; il rifacimento di reti idriche e fognarie, l’assetto idrogeologico.

Una sfida professionale, economica e culturale viene posta, all’ANCE e a tutte le Istituzioni interessate alla definizione di un modello sostenibile e per questo vincente. Si propone di collaborare, pertanto, su questi obiettivi che servono, soprattutto, per garantire l’incolumità e la sicurezza degli alunni e docenti nelle scuole, la salvaguardia del territorio, per evitare la dissipazione  di acqua e di energia e per rilanciare la cultura della manutenzione ordinaria. Per questo bisognerebbe diffondere la conoscenza di leggi che permettono la detrazione delle spese sostenute fino al 65% purchè le opere siano realizzate con regolari autorizzazioni e ciò serve per evitare interventi abusivi, l’utilizzo del lavoro in nero e senza garanzie per gli infortuni. 

Il distretto propone la candidatura a Capitale della Cultura – Nel corso del dibattito è stato fatto notare che il distretto della Zona Sud ha avanzato la candidatura per capitale della cultura italiana con la Città di Noto, come Comune capofila, per gli evidenti valori naturalistici, archeologici, storici, etnoantropologici, architettonici e monumentali che insistono nel territorio e nei Centri Storici delle Città e, quindi, per avere maggiori possibilità di successo, semmai si dovrebbero alzare i livelli di tutele e riconoscimenti.

Nell’appassionato e competente intervento finale il dott. Buffa, presidente dell’Osservatorio Regionale del Paesaggio, in difformità a quanto sostenuto dai rappresentanti dell’Associazione costruttori edili, ha ribadito che nel Piano  Paesaggistico Provinciale, frutto di una concertazione scrupolosa,  vi deve essere, per forza di cose, una correlazione uniforme  rispetto ai Piani Regolatori dei Comuni; ha sostenuto che  le leggi già in essere, che riguardano le tutele, debbono essere rispettate ed ha aggiunto  “la partita è finita, i giocatori sono già negli spogliatoi”, cioè non si può tornare indietro.

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