Il sindaco non fa sapere ai cittadini la qualità dell’acqua

Da un decennio la Regione chiede al Comune di informare ufficialmente la città. Anche l’Asp: “Si scriva nella bolletta”.  Stefano Zito (M5S) torna alla carica dell’amministrazione

 

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

Il Movimento 5 Stelle di Siracusa torna a chiedere al sindaco Garozzo risposte sul problema dell’acqua che arriva nelle nostre case. Nel settembre 2015 gli attivisti hanno pubblicato sul loro sito una dettagliata ricostruzione della situazione relativa alla cattiva qualità dell’acqua emunta dai pozzi del territorio, problema annoso – già segnalato nel lontano 1992 dall’allora sindaco della Democrazia Cristiana Francesco Cirillo -, al quale in realtà non si è mai posto alcun rimedio.

Dopo reiterate richieste agli organismi preposti ai controlli, i risultati delle analisi hanno infatti confermato che i parametri di “conducibilità” e “cloruri”, anno dopo anno, continuano ad essere fuori norma, i cloruri superando persino i valori massimi consentiti dalla deroga concessa dalla Regione Sicilia fino al 2006. 

“È passato circa un mese dalla pubblicazione della nostra inchiesta/denuncia ma dal sindaco Garozzo è arrivato solo un assordante silenzio – ci dicono i 5 stelle -. Non è stata data alcuna risposta alle nostre legittime domande supportate da una robusta documentazione. Né da Palazzo Vermexio si è ritenuto di dover dare riscontro alle nostre  richieste di informazioni inviate lo scorso 4 febbraio e successivamente il 31 Maggio. Ma poiché non intendiamo far calare il silenzio su un problema che riguarda, da oltre 20  anni, la salute e le tasche dei cittadini siracusani, ribadiamo con forza la volontà di ricevere risposte da chi nel 2013, in campagna elettorale, sapeva benissimo che “qui c’è il problema che l’acqua spesso viene presa da pozzi dove l’acqua è inquinata” e prometteva una gestione pubblica del servizio idrico.

Sono quattro le domande a cui, in quanto responsabile della salute dei suoi concittadini, il sindaco deve rispondere. Riguardo ai rischi per la salute gli esperti infatti, esprimendo giudizio di non conformità dell’acqua, hanno evidenziato sì che essa può essere utilizzata per gli usi alimentari e di cucina ma anche che esistono controindicazioni per cardiopatici ed ipertesi, e per tutti coloro che presentino patologie legate al contenimento del cloruro di sodio nell’assunzione giornaliera.

La stessa Asp nell’aprile 2016 e l’Assessorato Regionale della Salute nel giugno (pur se a un secondo nostro sollecito) hanno risposto di essere consapevoli della problematica decennale “legata all’elevata concentrazione salina delle acque sotterranee utilizzate a Siracusa per la distribuzione al consumo umano”. L’Asp ha altresì sottolineato che, nel corso degli anni, le varie società di gestione delle acque siracusane sono state autorizzate dalla Regione Siciliana all’utilizzo dei pozzi incriminati in deroga ai parametri tabellari ma questo solo fino al dicembre 2006.

Dopo tale data, la società che gestiva al tempo l’acquedotto di Siracusa era stata invitata, con diverse comunicazioni ufficiali indirizzate anche al Sindaco, a pianificare e attuare interventi atti a migliorare la qualità delle acque in distribuzione, imponendo il rientro dei parametri difformi ai limiti consentiti dalla legge. Nel settembre del 2012 la SAI 8, dopo il fallito tentativo di migliorarne la qualità attraverso l’utilizzo di tre pozzi pilota, ha inoltrato all’Assessorato Regionale per la Sanità, e per conoscenza al Ministero della Salute, istanza di concessione in deroga all’utilizzo delle fonti di approvvigionamento storicamente “fuori range”, ma il Ministero della Salute ha ribadito l’impossibilità di concedere ulteriori deroghe rimandando all’Assessorato Regionale la gestione della non conformità.

Ciò significa che, dopo 10 anni, non risulta essere stata concessa alcuna deroga per i valori tabellari.

Inoltre più volte gli Uffici preposti hanno invitato l’Amministrazione Comunale ad informare la popolazione e l’ASP ha anche suggerito di utilizzare, quale “potente mezzo di comunicazione capillare, economico, efficace, di immediata realizzazione e diffusione”, le stesse   bollette. Parole inutili. Anche il 31 marzo 2014, dopo il fallimento della Sai 8, l’ASP di Siracusa, come nel 2012 al sindaco Visentin, ha chiesto al sindaco Garozzo di adottare opportuni provvedimenti atti a risolvere fattivamente la problematica, ritenendo che “ad oggi, gli interventi messi in atto pur producendo dei risultati nel breve termine, nel medio e nel lungo termine si sono rivelati insufficienti, per cui l’ente gestore deve prendere in esame soluzioni tecnologiche diverse rispetto a quelle finora tentate“. Nulla.

Bene. Il sindaco Garozzo spieghi, non a noi ma ai suoi concittadini della cui salute ha la responsabilità, perché non ha dato alcuna risposta a questo sollecito dell’Asp; perché non ha inserito nel bando una qualche clausola relativa al  miglioramento della qualità dell’acqua; se ritiene che tutti i cittadini, tra cui quelli a rischio, siano correttamente informati sulla qualità dell’acqua “potabile” e sui danni che ne possono ricevere; e infine spieghi quali iniziative sono state adottate per riportare i  valori di sodio e cloruri alle soglie di legge?

Dica poi anche se e quali provvedimenti intenda adottare per adeguare le tariffe all’effettiva qualità dell’acqua erogata. Insomma, riteniamo gravissima l’inerzia dell’attuale Amministrazione, formalmente  attenta e scrupolosa al problema dell’acqua prima delle elezioni, ma poi sorda alle richieste dei cittadini”.

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