Cgil: “Il lavoro dei forestali si vede, vanno stabilizzati”

Mimmo Bellinvia, segretario della Flai: “Tutti a parlar male di questi lavoratori perché in Sicilia sono 23.734, ma la verità è ben diversa. Considerati i centocinquantunisti, i centounisti e i settantottisti, di fatto si riducono a 8mila”

La Civetta di Minerva, 28 ottobre 2016

In Sicilia pronunzi la parola forestali e tutti pensano che non servano, che siano troppi e non facciano nulla. In primis i politici nostrani pronti, durante il periodo delle campagne elettorali, a promettere ai lavoratori del comparto la stabilizzazione o, al contrario, ad avversarli tacciandoli di essere uno spreco in base agli umori del popolo.

Una seria riforma strutturale però è ancora da venire sebbene il governo regionale qualche mese fa abbia presentato una proposta che deve ancora passare dall’assemblea per l’approvazione. E prima che questo accada i sindacati vogliono essere sentiti in Commissione per le modifiche e hanno chiesto al governo di rivedere il testo approvato dalla giunta.I forestali siciliani – ci spiega Mimmo Bellinvia segretario provinciale Flai Cgil – sono da sempre deprezzati e sottovalutati nonostante l’importante lavoro sociale, economico e culturale che svolgono.  Si dice sempre che sono 23.734 ma questo numero è composto da operai che lavorano a fasce alterne e per periodi diversi. Si parte dai centocinquantunisti, i centounisti e i settantottisti che, con la nuova riforma, dovrebbero divenire lavoratori semestrali, quadrimestrali e trimestrali, impegnati in turni alterni durante tutto l’anno e non solo in determinati periodi.

“Inoltre il governo ha forse capito che da un rapido conteggio quattro operai trimestralisti, che vengono assunti su quattro turni diversi nello stesso anno, rappresentano in sintesi un’unità lavorativa a tempo pieno. Tutti assieme sarebbero poco più di 8.000. Insomma 4 forestali a tempi spezzettati coprono il costo di un solo  lavoratore. I forestali a tempo indeterminato sono invece una piccolissima parte, circa 1200. Inoltre è bene sfatare il mito che i forestali siano lavoratori assistiti perché invitiamo i siracusani a realizzare un giro per i monti Iblei e tutti i boschi del nostro territorio, soprattutto dell’area montana. La vegetazione e gli alberi presenti non sono spontanei ma piantumati dai lavoratori della forestale su colline scoscese ed aride”.

Non si dimentichi poi che i lavoratori forestali sono esperti del settore antincendio e soprattutto negli ultimi anni il loro intervento, in collaborazione con i vigili del fuoco, è stato preziosissimo e fondamentale fuori anche dalle aree demaniali di loro pertinenza. Per spegnere gli incendi di vegetazione, quest’anno la forestale è più volte dovuta intervenire nelle aree del lentinese e del siracusano. “Questi lavoratori – aggiunge Bellinvia – vanno stabilizzati e come sindacato abbiamo presentato una proposta di riforma del settore con la quale chiediamo che tutti i forestali compiano 151 giorni di lavoro. La Regione spende annualmente per i forestali 260 milioni tra stipendi e attività: se a questi sommiamo i fondi Fse che arrivano dalla comunità europea, mancherebbero circa 80 milioni di euro per consentire a tutti i forestali di lavorare 151 giorni”.

Ma come racimolare 80 milioni? In un momento come l’attuale certo non sono bruscolini e il governo Crocetta non ci sembra interessato a cercarli. Intanto attraverso una seria razionalizzazione delle spese per la forestale. E tanto per far sorridere i nostri lettori e far capire che vuol dire spreco, la forestale (che crea i boschi) compra dai privati i paletti di castagno per creare le recinzioni. O la pura assurdità: la forestale in Sicilia è l’unico ente autorizzato alla certificazione dei semi e piantine ma non può venderli. Insomma se un privato (la comunità europea finanzia progetti che vedano la certificazione di semi e piante) vuole piantare un bosco o produrre piantine per rivenderle deve passare dall’analisi e ottenere la certificazione dalla forestale, unico ente riconosciuto. La forestale, di contro, non può vendere piantine né semi. Dunque in Sicilia diamo l’opportunità al privato di fruire di un prodotto riconosciuto e certificato che può essere rimesso sul mercato creando profitto ma impediamo all’ente certificatore di vendere gli stessi prodotti che certifica.

E pensare che i due grandi vivai regionali dell’Azienda Foreste Demaniali di  Spinagallo a Siracusa ed il vivaio Corpo Forestale Regione Siciliana di Piazza Armerina nella provincia di Enna potrebbero coprire il fabbisogno dell’intera regione con annessi privati! “Sarebbe utile – aggiunge Bellinvia – valorizzare e innovare nelle loro molteplici funzioni produttive, ambientali e paesaggistiche, i boschi siciliani che potrebbero divenire un bene primario e produttivo. Pensare poi ad un piano decennale di utilizzo della risorsa legno (da segherie a pellet) in tutte le sue possibilità, potenziare i vivai non solo per soddisfare le esigenze istituzionali ma quale supporto produttivo ed economico per le aziende pubbliche e private regionali e nazionali”.

C’è poi da dire che i pochi introiti incassati dalla forestale finiscono in un capitolo generale della regione e nel bilancio: di fatto sappiamo quanto si spende di forestale ma non quanto alle casse regionali la stessa fa guadagnare. La Flai Cgil inoltre ritiene utile la valorizzazione e messa a reddito delle 72 riserve, dei 5 parchi e delle centinaia di aree attrezzate che ricevono migliaia di visitatori l’anno. Un calcolo di una decina di anni fa, quando la forestale teneva nei registri il flusso dei turisti, ha consentito di calcolare che solo a Pantalica accedevano circa 60 mila turisti l’anno. Insomma moltiplicando la cifra per tutte le aree ed i parchi escono fuori gli 80 milioni di euro, uno più uno meno, per consentire ai lavoratori di passare tutti a 151 giorni ed alcuni a tempo indeterminato.

Bisogna poi rimettere in campo i piani triennali – aggiunge Bellinvia – di modo che la copertura economica sia distribuita su più anni e i lavoratori inizino a gennaio. I lavoratori forestali invece che seguire il ciclo della natura per curare boschi ed aree demaniali devono seguire i tempi della finanziaria regionale iniziando la propria attività non prima di aprile con grande danno per l’ambiente visto che nelle campagne alcune attività si possono realizzare solo da gennaio e alcune lavorazioni nei boschi sono dei mesi invernali”. L’altra nota dolens è che non sono stati ancora firmati i progetti da finanziare con i fondi europei. “Non vorremmo finisse come l’anno scorso – aggiunge il segretario Flai – quando il mese di dicembre 2015 è stato pagato ai lavoratori a maggio 2016. Gente che per andare a lavoro deve farsi prestare i soldi che vedrà solo 6 mesi dopo”.

Sebastiano Giansiracusa, sempre della Flai e forestale egli stesso, ci dice. “Quando usiamo il termine forestale non rendiamo onore alle diverse competenze che possiedono i lavoratori di questo comparto. Tagliatori pietre, innestatori, cunettisti, potatori, torretisti, trattoristi, tagliatori di legno, muratori per muretti a secco o per viali tagliafuoco, e molte altre qualifiche. Tutta gente il cui intervento mira ad arginare il dissesto idrogeologico. Come accaduto tra Sortino e Cassaro dove migliaia di alberi sono stati impiantati e curati dai forestali e da Sortino a Carlentini stessa procedura. Ecco poi sfatato il mito dei forestali che tagliano i pini per riprendere a lavorare: i pini creano alla loro base un terreno fertile e sotto di essi vengono impiantate le piantine dell’area mediterranea. Quando l’area si espande i pini si tagliano per dar spazio e luce alla macchia mediterranea. Nascono solo in condizioni particolari il leccio, lentisco, sughero, roverella, carrubo selvatico e questo lavoro consente il ripopolamento dell’area mediterranea. E’ dunque un lavoro culturale che i forestali svolgono con coscienza ed esperienza”.  Insomma come in tutti i lavori ognuno sa il suo e chi non sa è pronto sempre a criticare e giudicare.

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