A Capo Murro di Porco, secondo le norme, è possibile solo la prosecuzione delle attività agro silvo-pastorali affini con la tipologia di riserva
La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016
Le immagini diffuse da Sos Siracusa che mostrano l’aspetto che potrebbero assumere il faro di Capo Murro di Porco e l’area circostante dopo l’incredibile affidamento da parte dell’Agenzia del demanio a un privato per realizzarvi una sorta di mini resort di lusso, fanno giustizia di un progetto culturalmente rozzo e retrogrado che andrebbe, per un pugno di mosche, a snaturare uno dei luoghi simbolo del siracusano, ipotecando negativamente la stesso futuro dell’area protetta.
Ma il progetto è soprattutto irrealizzabile dal punto di vista normativo. Il faro è incluso nella zona A della istituenda riserva naturale Capo Murro di Porco e penisola della Maddalena, e come tale sottoposto alle norme di salvaguardia previste dalla LR 98/81 che consentono esclusivamente la prosecuzione delle attività agro silvo-pastorali compatibili con la tipologia di riserva proposta e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, appare evidente che nessuno degli enti preposti (assessorato al Territorio e Ambiente e Amministrazione Comunale) possono autorizzare un progetto che, per come è stato presentato, implica una evidente modifica della destinazione d’uso dell’immobile e uno stravolgimento definitivo (anche se camuffato da strutture sedicenti precarie) dell’area circostante.
A ragion maggiore, essendo la zona ricadente nell’area SIC ITA 090008, e dovendosi quindi procedere per legge a valutazione di incidenza sembra, prima facie, impensabile una valutazione che possa mostrare una compatibilità del progetto con le finalità di conservazione del SIC.
Da un esame del piano di gestione del SIC approvato con DDG 679/2009 si rileva come l’azione IA9 reciti testualmente: “Recupero e valorizzazione di fabbricati rurali tradizionali da adibire ad uso pubblico (faro di capo Murro di Porco) centro prima accoglienza e di educazione ambientale”. Destinazione assolutamente ovvia se si pensa che il faro è compreso tra la zona A e di una riserva marina e la zona A di una terrestre, che avrebbe dovuto essere a conoscenza dei proponenti al momento di bandire la gara di affidamento e palesemente incompatibile con quella proposta dai privati.
La maggior valenza naturalistica dell’area è legata, come ben espresso nel Piano di gestione, agli aspetti vegetazionali, proprio quelli su cui insisterebbero le strutture cosiddette precarie e le aree calpestabili attorno al faro trasformato in resort, in particolare habitat 1240 “scogliere con vegetazione delle coste mediterranee con Limonium”.
Inoltre nel SIC ricadono ben tre habitat di interesse prioritario ai sensi della direttiva 43/92 che implicano automaticamente la non ammissibilità di progetti che abbiano esclusivo interesse privato o pubblico non rilevante.
Altrettanto incompatibile appare la proposta con le previsioni del Piano Territoriale Paesaggistico che assegna alla zona il livello di tutela 3 e con la destinazione a “verde naturalistico” del vigente PRG.
Si diffidano quindi gli enti preposti, ognuno per la parte di propria competenza, ad autorizzare qualsivoglia intervento in contrasto con le superiori previsioni di legge.

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