Pochi i docenti che hanno utilizzato i 500 euro per partecipare a corsi di aggiornamento, che pure sono stati organizzati anche da qualificate organizzazioni professionali
La Civetta di Minerva, 14 ottobre 2016
Come si ricorderà, lo scorso anno il Governo assegnò ai docenti in servizio un contributo esentasse di 500 euro per l’autoformazione professionale. Le spese erano consentite per acquistare libri, testi, riviste e pubblicazioni utili all’aggiornamento professionale, per acquistare hardware e software;per iscriversi a corsi di aggiornamento e di qualificazione professionale, purché svolti da enti accreditati presso il Miur;per iscriversi a corsi di laurea, specialistica o a ciclo unico che avessero attinenza col profilo professionale ovvero ad un corso post-laurea o ad un master universitario inerente al proprio profilo professionale;per assistere a rappresentazioni di teatro e cinematografiche,per acquistare biglietti di ingresso a musei, eventi culturali, mostre o spettacoli dal vivo;per iniziative coerenti alle attività indicate nel PTOF e nel Piano nazionale di formazione.
Sarebbe utile fare un bilancio di come sono stati spesi questi soldi, ma sarà difficile; molti hanno colto l’occasione per dotarsi di Ipad e computers, altri hanno speso sulle altre voci. Che essi siano stati utilizzati dalla quasi totalità dei Docenti è un fatto certo. Solo una sparuta pattuglia di ipercontestatori hanno conquistato spazio sui social con atti “clamorosi” quali il rifiuto di utilizzarli, il rinvio delle somme al ministero ed amenità del genere. Pochi, però, hanno utilizzato i fondi per partecipare a corsi di aggiornamento, che pure sono stati organizzati anche da qualificate organizzazioni professionali. Poco male, era inevitabile che nel primo anno di erogazione ognuno si orientasse sui “bisogni primari” o quelli ritenuti tali, anche perché, forti della atavica sfiducia (molto giustificata) sui governanti, la somma era considerata “una tantum” e non “una l’annum“.
Invece, il governo, confermando la scelta, stanzierà i 500 euro per l’autoformazione in un capitolo specifico appositamente dedicato con un investimento di 350 milioni. All’uopo verrà istituita una carta elettronica “prepagata” a disposizione dei docenti. Con l’uso della card sarà facile capire come sono state impiegate le somme messe a disposizione e, quindi, si potranno porre in essere eventuali correzioni. Al di là delle chiacchiere, di fatto, si conferma una grande fiducia nel corpo docente e nella sua professionalità che non ha eguali nella storia del mondo scolastico.
II Ministero ha annunciato, altresì, la sottoscrizione di accordi e convenzioni, con operatori pubblici e privati di qualità, in modo da ottimizzare l’utilizzo della Carta, sulla base di scelte individuali. agevolando, così, l’impiego delle somme verso la autoformazione propriamente detta che farà parte, a pieno titolo, dei crediti formativi previsti dalla legge.
Come è noto, la legge n. 107/2015 ha reso la formazione dei docenti obbligatoria, permanente e strutturale e ha previsto un Piano Nazionale di formazione, che verrà adottato ogni tre anni con decreto ministeriale. Le attività di formazione da parte delle istituzioni scolastiche dovranno essere realizzate in coerenza con il PTOF e delle priorità indicate nel Piano Ministeriale uscendo così dalla babele interpretativa. .
In attesa della pubblicazione del Piano, il Miur ha pubblicato, il 15 settembre, una nota con la quale vengono anticipate alcune indicazioni per dare alle scuole la possibilità di iniziare a pianificare gli aspetti organizzativi e gestionali delle attività di formazione del personale scolastico; in essa vengono individuate le seguenti aree di intervento: Autonomia organizzativa e didattica, Didattica per competenze e innovazione metodologica, competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento, competenze di lingua straniera, inclusione e disabilità, coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile, integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale, scuola e lavoro nonché valutazione e miglioramento.
Ciascuna delle suddette aree costituisce un ambito formativo dedicato principalmente ai docenti, ma che coinvolge anche gli altri soggetti professionali (dirigenti, figure di sistema, personale amministrativo). Tali priorità nazionali andranno contestualizzate dai dirigenti tenendo conto degli indirizzi forniti al Collegio dei docenti per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica del Piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’Offerta Formativa.
Qualche Dirigente scolastico, mal interpretando il comma 124 dell’art. 1 della legge 107/2015, ha ritenuto di avviare in questa fase alcune iniziative di aggiornamento imponendo l’obbligatorietà alla presenza dei docenti, trascurando che l’obbligatorietà è legata al Piano nazionale di formazione non ancora adottato (probabilmente sarà approvato in seno alla piattaforma del rinnovo del contratto della scuola). In attesa della definizione del decreto l’obbligatorietà della formazione ai docenti non è applicabile, Pur non di meno il Collegio dei docenti nella stesura del PTOF potrà per adesso programmare, se lo ritiene opportuno, degli specifici percorsi di formazione particolari che, solo in tal caso, diventeranno obbligatori. Quindi, se nel POF triennale saranno inserite attività di formazione richieste per tutti i docenti, queste saranno obbligatorie già da quest’anno, se invece il Collegio riterrà di non richiedere alcuna formazione, in attesa delle indicazioni nazionali, nessun Ds potrà imporre, almeno in questa fase, alcuna formazione obbligatoria.
Quest’anno quindi, una volta emesse le linee guida del piano, i collegi docenti potranno, anche articolandoli per parti, varare un piano (anche triennale) per sostenere e aggiornare le proprie competenze in relazione alle necessità della comunità scolastica. Il ruolo del Dirigente scolastico sarà quello di dare concretezza alle indicazioni del Collegio, calibrando le varie proposte alle necessità espresse nel PTOF. Sempre più si richiede, quindi, una visione di futuro e di aderenza alla concreta realtà in cui si è costretti ad operare, abbandonando fughe in avanti o pratiche di autoreferenzialità. Saremo capaci di porci l’obiettivo di essere una componente dello sviluppo del Paese? Lentamente e in maniera differenziata si vedrà. Questa è una delle sfide della nuova Scuola. Buona o cattiva che sia.

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