E’ il compostaggio di comunità la soluzione della crisi dei rifiuti in Sicilia?

All’Enea di Roma tecnici e sindaci, siciliani e siracusani, per la costituzione di una rete nazionale del compostaggio. Silvia Coscienza: “In Sicilia si spendono 1, 2 miliardi di euro per i rifiuti. 13 mila addetti (il doppio di quello che dovrebbero essere), con un costo che si aggira intorno 250 euro ad abitante. 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti e solo 250 mila sono differenziati”.

Si è svolto presso la sede del centro di ricerca ENEA Casaccia un importante convegno dal titolo “Per una Associazione Italiana Compostaggio”, organizzato dal ricercatore Fabio Musmeci che due mesi fa ha anche partecipato a uno degli incontri del Green Village durante i mondiali di Canoa Polo. Scopo principale del convegno far incontrare e dialogare diversi soggetti e operatori del settore e promuovere la costituzione di un’associazione italiana di compostaggio volta a sostenere la diffusione di questa buona pratica in piccola scala; nutrita la partecipazione dei “siciliani” che hanno voluto testimoniare con la loro presenza il desiderio e la determinazione a sostenere questo modo di gestire i nostri rifiuti anche attraverso un trattamento locale, quale può essere quello del compostaggio di comunità.

Nella delegazione siciliana erano presenti Salvo Cocina (attuale responsabile dell’Ufficio Regionale per l’incremento della differenziata), Silvia Coscienza (ex dirigente regionale e appartenente all’associazione Libera Ambiente), Michelangelo Giansiracusa (sindaco di Ferla), Salvatore Palermo (sindaco di Francofonte) Angela Gianì, (assessore del comune di Ispica) ed Emma Schembari (esperta in tematiche ambientali/Rifiuti).

Fabio Musmeci ha precisato che, nonostante la frazione organica rappresenti attualmente circa il 40% dei rifiuti urbani, la sua raccolta non è supportata da un sistema tipo CONAI.

A causa della necessità di effettuare a ritmi sostenuti questo tipo di raccolta, essa rappresenta la prima voce di costo tra le varie tipologie di raccolta differenziata dopo la frazione non riciclabile, attestandosi intorno ai 220 euro a tonnellata, fino a raggiungere punte di 320 euro al Sud.

Cristina Oddo (MATTM, Ministero Ambiente), che ha focalizzato l’attenzione sul collegato ambientale (Dlgs 221/2015) e in particolare sugli articoli 37 e 38, specifici sul compostaggio, ha affermato: “Secondo il rapporto Ispra, nel 2014 sono stati raccolti in maniera differenziata circa 13, 5 milioni di tonnellate di rifiuti di cui il 42% di frazione organica (il Nord ha inciso con il 57%, il Centro con il 19% e il Sud con il 24%). In Italia la produzione media pro-capite di frazione organica è di 94 Kg/anno (circa 20 Kg/anno al Nord, 100 Kg/anno al Centro, di circa 200 Kg/anno al Sud).

Di circa 5 milioni di frazione organica prodotta in Italia, il 90% è stata trattata in impianti di compostaggio di tipo aerobico e il 10% in impianti di gestione di tipo anerobico. La distribuzione del trattamento negli impianti di compostaggio al nord è di circa il 70%, al centro del 16% e al Sud del 15%. Al momento siamo al 45 % di raccolta differenziata ma sappiamo che l’obiettivo è del 65%. Il DPR del 7 marzo 2016 ha calcolato il fabbisogno residuo di impianti di trattamento: il sud passa da 1,3 milioni a 1,7 milioni di tonnellate. Gli articolo 37 e 38 del Collegato Ambientale parlano di compostaggio di tipo aerobico. Gli elementi distintivi dei due articoli sono che l’articolo 37 si riferisce a specifiche utenze non domestiche (vivaisti, cucine, parchi e giardini, mense, mercati, attività agricole), mentre l’articolo 38 introduce la definizione di compostaggio di comunità e come realizzarlo. Il compostaggio di comunità è un compostaggio della frazione organica effettuato collettivamente da diverse utenze (domestiche e non domestiche); si tratta, quindi, di un auto compostaggio in forma collettiva al fin di utilizzare il compost prodotto.

Come richiesto dall’articolo 38, il ministero dell’ambiente si sta occupando di redigere e approvare il decreto sul compostaggio di comunità con l’obiettivo di stabilire criteri e procedere operative semplificate per tale attività. Si prevedono attrezzature necessarie dalla capacità di 130mila tonnellate annue equivalenti a 1000 abitanti.

Nel decreto, in fase di definizione, si specifica che l’attività di compostaggio viene iniziata con una comunicazione al comune di appartenenza. Le utenze possono associarsi senza un necessario coinvolgimento pregresso del comune stesso: utenze dello stesso territorio si possono infatti unire autonomamente. Nelle attrezzature del compostaggio di comunità possono conferire le utenze che fanno parte dell’organismo collettivo e, all’interno, possono essere conferiti rifiuti e strutturanti.

Nel decreto si indicano le caratteristiche e i parametri del prodotto in uscita ma anche l’utilizzo che si vuole fare del compost. I benefici del compostaggio di comunità sono notevoli: riduzione della tassa dei rifiuti, innalzamento della percentuale di raccolta differenziata, minori risorse per il conferimento nella discarica.

Il Ministero della Salute, che deve esprimere il proprio parere, ha fatto sapere che, nel caso in cui il compost prodotto sia impiegato per uso agricolo, esso deve essere adeguato alla normativa dell’ammendante compostato misto.

L’ex dirigente della regione Sicilia, e appartenente all’associazione Libera Ambiente, Silvia Coscienza, ha evidenziato l’importanza della costituzione di una rete nazionale del compostaggio ritenendo necessario un altro approccio culturale di gestione dei rifiuti e l’inserimento nel nuovo sistema di nuove leve, cioè tecnici specializzati e qualificati. “In Sicilia è stato necessario costituire un ufficio speciale per schiodarsi dal 12,5% di raccolta differenziata. In Sicilia si spendono 1, 2 miliardi di euro per il costo del servizio. Ci sono 13 mila addetti (il doppio di quello che dovrebbero essere, il rapporto è di 1 /325 addetto /abitante quando a livello nazionale è 1/600) con un costo che si aggira intorno ai 250 euro ad abitante (punte di 400 euro/abitante nelle isole).

Le motivazioni sono diverse: interessi a non mettere in discussione questo modello e pigrizia mentale e culturale. Abbiamo in Sicilia una produzione di rifiuti di 2,5 milioni di tonnellate dei quali 2,25 vanno a finire in discarica e solo 250 mila sono differenziati. Gli impianti pubblici di compostaggio sono 5/6 (trattano circa 68 mila tonnellate di rifiuti organico) mentre gli impianti privati ne trattano altri 100 mila. In totale 168 mila tonnellate contro le 750 mila di cui avremmo bisogno di trattare. Una carenza notevole di impiantistica che dovremmo colmare al più presto anche se un impianto non si realizza dall’oggi al domani ma sono necessari almeno due anni in condizione di emergenza.

Il confronto dell’Italia con il resto dell’Europa è impietoso. In Svezia si hanno migliaia di installazione di compostiere, anche nei condomini. In Francia, a Nantes, il 75% delle case dotate di spazio verde usufruisce di una compostiera. La Svizzera ha 930 centri di compostaggio di comunità. In Italia si è fatta abbastanza sperimentazione: ora si deve passare ai fatti, si deve gestire la frazione organica e produrre compost. Un’attrezzatura per il compostaggio di comunità media (80 mila tonnellate/anno) costerebbe 80 mila euro, ai quali andrebbero aggiunti, per il servizio di raccolta e smaltimento, circa 16,2 mila euro annuo (0,27 euro/kg). I tempi di ammortamento sarebbero di circa 4/5 anni. Con una produzione di circa 6000 tonnellate /annuo c’è convenienza se la cifra di conferimento in discarica supera i 130 euro/tonnellate. Nel POR del 2014/2020 è stata inserita l’azione 2.A.6. per i piani di prevenzione, diffusione pratiche compostaggio domestica e comunità (con 16 milioni di euro di finanziamento)”.

Il sindaco di Ferla, Michelangelo Giansiracusa, ha anche proposto delle integrazioni al decreto ministeriale affermando che il percorso di sostenibilità intrapreso dal comune di Ferla è la giusta direzione da seguire. Salvo Cocina, a sua volta, ha aderito con l’Ufficio Regionale per l’incremento della differenziata all’iniziativa ricordando che: “La Sicilia è presente ed attiva e sta facendo da apripista nelle realizzazioni e nelle progettazioni e procedure autorizzative”. 

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