Azzerando la giunta si vuole tenere Garozzo sotto scacco

La sprezzante e inconsueta dichiarazione dei segretari del PD siracusano ingenera il sospetto che la delegittimazione del primo cittadino sia più importante del ripristino di un’amministrazione funzionale

 

La Civetta di Minerva, 28 luglio 2016

La domanda di fondo è perché mai il sindaco Garozzo dovrebbe quasi rimettere il proprio mandato nelle mani del PD, fare cioè ciò che anche il sindaco Marino a suo tempo si è rifiutato di fare, con la fondamentale differenza che in consiglio comunale, almeno sulla carta, una maggioranza qualificata ancora lo appoggia e non si è espressa in alcun modo.

Un primo cittadino costretto ad azzerare del tutto la sua giunta su sollecitazioni pressanti degli avversari interni al partito, e prescindendo dalle valutazioni di merito dei singoli assessori in carica, sarebbe dimezzato sia come sindaco che come esponente politico.

Non c’è dubbio infatti che gli oppositori tendano a indebolire Garozzo e a marginalizzare alcuni personaggi di spessore della giunta che hanno fin qui prodotto bene, non sono stati raggiunti da alcun avviso di garanzia relativo alla sana gestione della cosa pubblica e potrebbero nutrire legittime aspirazioni di continuità amministrativa e di ulteriori ribalte politiche.

E diciamo ciò anche perché in alcuni atti della Procura leggiamo “incidenti di percorso”, gravi a nostro avviso, che presto dovranno essere emendati: pensiamo in particolare a quanto occorso all’assessore Alfredo Foti (che stamattina si è dimesso) e, di recente, al vicesindaco Francesco Italia; altri, come l’assessore Pier Paolo Coppa, ci sembrano ostacolati da detrattori vari, alcuni poco credibili per i propri trascorsi e/o per gli interessi che rappresentano, in quanto impegnato in un’operazione di trasparenza più che il contrario. E consideriamo alcune dichiarazioni (“il Comune più inquisito d’Italia”, “70 indagati”, “non ci fermiamo qui” eccetera: ancora una volta una sorta di cappa fuligginosa che grava sulla città e si alimenta di supposizione, infide minacce, più che di certezze) molto più nocive e tali da procurare più danni d’immagine delle buste verdi della Procura che dovrebbero essere l’inizio di un iter per ristabilire verità e giustizia, legalità e pulizia nella pubblica amministrazione e in nessun modo scardinare un organismo politico.

In tutto questo entrano poi, certo, in gioco le convergenze del partito a livello regionale, lo scacchiere delle candidature alle prossime regionali e alle politiche, le future elezioni amministrative. Ma stupisce il tono sprezzante del segretario Lo Giudice nei confronti del sindaco, tanto più in quanto due autorevoli deputati del PD, l’Amoddio e la Cirone (che difesero allo stesso modo l’attuale segretario provinciale quando fu defenestrato da assessore su pressioni di fazioni), hanno assunto toni concilianti al punto da giudicare fondata la richiesta di Garozzo di avere le terne dei possibili nuovi assessori da ciascuna area in tempi brevissimi.

È normale che il sindaco non voglia rimanere sulla graticola per lungo tempo. Ma altrettanto normale è che coloro i quali hanno sollevato la questione morale, e che hanno più volte richiesto una giunta di alto profilo etico, abbiano da tempo in testa i nomi di questi nuovi assessori che obbediscono ai principi di cui si sono fatti portatori. Li tirino fuori questi nomi e consentano al sindaco di ripristinare il normale decorso dell’amministrazione, sperando che essi non siano soltanto uomini probi ma che abbiano anche competenze sulle materie che debbono gestire.

A meno che, e qui hanno ragione Scalorino e Giansiracusa, la denuncia non fosse più importante della proposta, ossia che la delegittimazione del primo cittadino fosse più importante del ripristino di un’amministrazione funzionale. Se così fosse, l’obiettivo degli oppositori interni è tenere il sindaco sotto scacco. Ci viene in mente un discorso che il senatore Corallo molti anni fa tenne in consiglio comunale. Riferendosi a una nota marca di preservativi, si rivolse ai banchi della DC dicendo: “Gli Hatu sono un acronimo di ‘habemus tutores’. Si illude la DC di poterci incappucciare nei suoi Hatu”.

Un sindaco dimezzato, sotto tutela, una giunta azzerata e sostituita per intero da persone scelte da altri, riduce il sindaco – qualsiasi sindaco – a una marionetta e spalanca la porta a candidature (Regione, Comune, sottogoverno, partito) in cui egli non conta più nulla. La verità è che non vogliono azzerare la giunta, ma azzerare il sindaco e i suoi seguaci. Il programma di fine legislatura? Nessuno ha avanzato finora una proposta, nessuno ha chiesto tavoli tematici per stilarlo, e si va avanti solo a stilettate. A chi giova? Non certo alla città.

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