Paolo Mai: “Bisogna insegnare attraverso le emozioni”

L’ideatore di “L’Asilo nel bosco”: “Ogni bambino è un essere unico e irripetibile”,È paradossale il fallimento scolastico che accompagna molti bambini intellettualmente precoci”

 

 

La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016

L’Asilo nel Bosco, nato a Ostia, è una scuola materna che si è aperta anche alla scuola primaria in cui i bambini trascorrono la maggior parte del proprio tempo all’aperto, a contatto con la natura, invece che chiusi fra le quattro mura di un’aula. Nell’Asilo nel Bosco il motto che accompagna è “Non esiste cattivo tempo, ma solamente abiti sbagliati”. L’idea è semplice: impostare la giornata e le attività all’aperto, attrezzandosi con galosce e tute da pioggia se necessario e guardando alla parte esterna come uno stimolo costante, per ritrovare poi all’interno una possibilità per “rintanarsi”, ritirarsi ed essere accolti.

‟Essere felici è amare. Oggi la scuola aiuta solo una parte dell’intelligenza del bambino a svilupparsi: quella cognitiva. E fa danni enormiˮ. Lo afferma Paolo Mai a un seminario tenutosi il 16 giugno a Neverland della coop. La Garderie dal titolo: “Educare all’aria aperta e educare le emozioni”. ‟Perché è riconosciuto che vi sono 7 tipi d’intelligenze oltre alla cognitiva (quella musicale, linguistica, interpersonale, ecc.). Invece dando importanza alle emozioni, a quello che ti dice il cuore, fai tantoˮ.

Paolo è un fiume in piena che affascina immediatamente un gruppo di oltre 45 fra mamme e operatrici, venute ad ascoltarlo. L’esperienza pedagogica di “asilo nel bosco” è ben conosciuta e oltre alla consapevolezza che se ne ha vi sono la curiosità, l’apprendere e anche la voglia di costruire qui un nuovo approccio educativo fuori da canoni troppo strutturati.

‟Non esiste un modello educativo unico e sempre valido dice – anche il nostro si evolve sempre. Uno dei pilastri su cui abbiamo costruito l’asilo nel bosco è <la relazione significativa>, perché tutti siamo nati per fare differenza e il gioco è importante in questa fase. Quando la relazione è aperta, essa apre un flusso multi relazionale e il gioco diventa didattica. C’è il bambino che non è portato alla logica matematica? Si va col gioco, come quello di un frutto che viene diviso e diviso fra loro in una relazione significativa.

“Bisogna insegnare attraverso le emozioni tenendo sempre presente che ogni bambino è un essere unico e irripetibile. Ci può essere un bambino che non ha sviluppato un tipo d’intelligenza, ma con il gioco tutti riescono a imparare e superare le difficoltà. Da alcuni studi è stato osservato che un’alta percentuale di bambini a 3 anni possono definirsi dei geni ma poi, sottoposti a una società che omologa, si scende e di parecchio. È paradossale il fallimento scolastico che accompagna molti bambini intellettualmente precoci. Sanno tutti che abbiamo avuto geni a scuola in cui andavano malissimo. Ingabbiando un bambino in strutture rigide con un pensiero unico non solo gli si fa perdere la sua genialità, ma anche la capacità astrattiva che a 6 anni – insieme con quella creativa – è enorme. Invece mettere al centro il bambino con le sue emozioni e le storie favolose, con l’aiuto dei genitori che partecipano in vari modi alla nostra esperienza, porta a una palestra di solidarietà. Da noi a Ostia il genitore può anche non pagare la retta, basta che baratti in ore di condivisione o lavoro, perché se è questa la strada dobbiamo esserci tutti fino al midollo in uno stile di vita differente. Infatti, anche se siamo in rosso con le spese e cerchiamo soluzioni economiche quotidianamente, ciò non ci scoraggia. L’abbiamo capito dai bambini che vedono solo il presente. Per loro non c’è passato e futuroˮ.

Dopo l’esauriente illustrazione vengono le domande.

Vi inserite in scuole pubbliche?

‟Sì, in quelle che ci accettano e per avallare il nostro fare nel bosco lo tramutiamo in gite. Abbiamo finora 35 bambini coinvolti a Ostiaˮ.

E per le pagelle?

‟Le presentiamo paragonandole a un fiore o altro, così non si sentono giudicati, perché per noi sono tutti braviˮ.

Però poi viene il trauma di quando si va in scuola media con i suoi canoni da rispettare.

‟Dalla nostra esperienza triennale abbiamo visto i bambini uscirne bene, hanno gli strumenti per trarre il meglio. Non c’è mai stato un trauma di là da singoli casi particolari. Questo perché hanno interpretato in modo ampio il mondo attorno sviluppando le proprie intelligenzeˮ.

Date dei limiti o deve regnare l’anarchia?

‟È essenziale avere dei limiti. L’universo è troppo grande per loro. Gli si fa capire che è importante rispettare se stessi e gli altri.

Possiamo realizzare anche noi un asilo nel bosco?

‟Certo, basta la volontà, il resto viene dopo. Occorre farsi un progetto ambientale, creare un’associazione che si adegua alle normative regionali. Il primo sforzo economico a noi è costato solo 2.000€. In questi tre anni ho avuto la fortuna di girare l’Italia a raccontare la nostra storia e seminare il messaggio “si può fare”. Da quello che ho visto e ho sentito ho capito la meraviglia della nostra terra nella sua diversità e il nostro popolo nella sua ricchezza. Quello che risulta evidente è come la configurazione di un territorio incida sul carattere e le attitudini della gente che lo vive. Vedendo Siracusa. mi sembra naturale che Archimede sia cresciuto qui e da qui sia nato il suo genio. L’uomo e la natura insieme lavorano per creare una bellezza sconvolgente.

Oggi in Italia sono 15 gli asili nel bosco e nel 2017 saranno 30. Per aprire un asilo dovrete avere passione e amore e specialmente fare i conti con la vostra infanzia. Questo è fondamentale. Si parte dall’auto dialogo che aiuta a superare le paure, i conflitti, che dall’infanzia sono ancora dentro. Per me – continua Paolo – avere sete di conoscenza è creatività, mi aiuta a emozionarmi, a vivere con il cuore, a dare ai bambini un clima sereno, parlando il loro linguaggioˮ.

Il fiume di parole raccontando varie esperienze non si arresta. Sono volate oltre 4 ore con tanti occhi aperti, anche se quel pomeriggio è stato pesantemente caldo e afoso, ma tutti i partecipanti quasi non vogliono uscire da quell’atmosfera.

Chiedo a Paolo: Ti aspettavi tutta questa partecipazione? ‟No, sono sbalordito. Ed era a pagamento (25€ ciascuno). Chiediamo questo contributo perché è quello che ci permette di continuare la nostra esperienza per dare un aiuto a cambiare la società con quello che sappiamo fare meglio. Io non sono neppure maestro, ho lasciato l’università per l’amore verso i bambiniˮ.

Allora nessuno studio?

È ovvio che se ti appassioni inizi a studiare pedagogia, psicologia, sociologia, ecc. poi c’è anche un’altra pedagogia, quella che t’insegnano i bambini. È per questo che fra noi ci sono sognatoriˮ!

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