Armando Caravini, presidente dell’Associazione Arcigay Siracusa: “Ci sarà anche la deputata Cirinnà. Speriamo che sia una grande festa, partecipata da tutti anche perché Siracusa è considerata una delle città più “gay friendly” di Italia”.
La Civetta di Minerva 10 Luglio 2016
Ci siamo. Dopo due anni Siracusa, nei giorni del 14, 15 e 16 luglio, sarà sede della seconda edizione della manifestazione “Gay Pride Siracusa” o, meglio, “Siracusa Pride” perché la manifestazione è di tutti i siracusani e non solo della comunità lgbt.Abbiamo incontrato Armando Caravini, presidente dell’Associazione Arcigay Siracusa, per comprendere meglio l’organizzazione del Pride e approfondire la conoscenza del più giovane presidente dei 56 comitati Arcigay d’Italia
Armando, come stanno andando i preparativi del Pride di Siracusa?
“Dopo due anni abbiamo deciso di rifare un Pride a Siracusa. L’anno scorso è saltato perché economicamente è molto impegnativo. Il primo Pride costò 2500 euro, questo arriverà intorno ai 3000 euro che stiamo coprendo con donazioni da parte di privati e dai ricavati delle serate di autofinanziamento che abbiamo organizzato durante l’inverno. Per fortuna Monica Cirinnà, madrina del Pride, verrà a Siracusa a sue spese, su noi graveranno le altre. Riconosco di avvertire una certa stanchezza: sto dedicando all’organizzazione tutto il mio tempo libero, dopo il lavoro, e ringrazio i volontari di Arcigay per l’enorme aiuto datomi. Il primo Gay Pride fu una novità, e ci siamo accontentati della partecipazione numerica ottenuta, ma per questa seconda edizione la responsabilità è maggiore perché miriamo a risultati qualitativamente e quantitativamente migliori, anche grazie alla presenza di Monica Cirinná che farà partecipare più siracusani ai diversi eventi”.
Chi sarà presente al Pride di Siracusa? Chi mancherà?
“Abbiamo invitato tutti, istituzioni e partiti. Parteciperà il sindaco Garozzo, quello di Floridia Orazio Scalorino, anche Francesco Italia ha dato il suo appoggio. Ci sarà il partito democratico, i giovani democratici, una parte del movimento cinque stelle (solo i Grilli Aretusei). Abbiamo avuto l’adesione di 65 associazioni di cui 30 di Siracusa. Ha rifiutato di partecipare la Cisl, sebbene abbiamo ripetutamente sollecitato i vertici ad esserci, a differenza di Cgil e Uil che saranno con noi. Non parteciperanno invece l’Arci Siracusa e le altre associate Arci, non capisco perché, e questo ci dispiace”.
Oltre alla parata, quali saranno i momenti più belli?
“Durante l’inaugurazione del 14 si accenderà la fontana di piazza Archimede e ricorderemo le vittime del terrorismo e di Orlando. Inoltre, lo stesso giorno si accenderà la spirale di Archimede al largo Aretusa che sarà illuminata da 300 candele. La sera del 16, il giorno della parata, le associazioni partecipanti sottoscriveranno il documento che abbiamo presentato. Gli incontri con Monica Cirinná saranno interessanti. E poi non bisogna dimenticare la parata. Sarà colorata perché ricorda il giorno della fierezza di essere gay. Il Gay Pride non è una carnevalata ma è l’opposto. E’ l’occasione per manifestare i propri diritti. Per mia natura io non mi vestirei mai con una parrucca e con una minigonna perché non fa parte della mia cultura ma io non sono nessuno per dire ad altri di non farlo, ognuno è libero”.
Qual è la tua opinione sulla sensibilità dei siracusani sui temi lgbt?
“Devo ammettere che la città è migliorata negli anni ed oggi si può considerare una città più disponibile. E’ vero, ci sono state alcune polemiche come quella di Italiani in Movimento che hanno dichiarato che desiderano fare una contro manifestazione perché io non ho voluto chiedere scusa al loro leader Bonanni; e c’è stata la discussione in merito alla discriminazione operata nei confronti di due omosessuali nel bar in piazza Archimede anche se, poi, abbiamo chiarito tutto; ma la città, rispetto a due anni fa, appare più interessata, ci sono commenti positivi ed alcuni affermano che desiderano partecipare anche con i propri figli. Le persone omofobe non si identificano dal livello socio economico e culturale: alcune persone sono agiate e sono molto omofobe. Negli ultimi anni la situazione è migliorata tantissimo grazie anche al lavoro che Arcigay Siracusa ha fatto. Quest’anno l’Arcigay Nazionale ha definito Siracusa una delle città più “gay friendly” di Italia ma c’è da fare nella provincia, soprattutto nella zona sud e nella zona montana. Per migliorare la situazione in quelle zone abbiamo pensato di attivare le “arcigay sat”, cioè dei comitati comunali che servono per meglio monitorare il territorio. Vedo per Siracusa un futuro positivo, questa amministrazione ha sostenuto Arcigay abbracciando le politiche lgbt. Il sindaco Garozzo, nel 2013, mi chiese di scrivere l’atto per il registro delle unioni civili, poi approvato dal consiglio comunale”.
Cosa pensi della legge Cirinnà?
“Grazie alla legge Cirinná la situazione degli omosessuali in Italia per la prima volta è stata normalizzata e normatizzata e, sebbene questa non sia la legge di Arcigay, nel senso che noi l’avremmo voluta con più diritti per la comunità lgbt, dopo 30 anni di lotte era il momento di portare a casa un risultato comunque. Per noi è un punto di partenza e Monica Cirinná sarà sicuramente d’accordo e per questo l’abbiamo eletta madrina del Gay Pride. Lei continuerà la battaglia”.
Chi è Armando Caravini?
“Sono diventato presidente di Arcigay Siracusa, 4 anni fa, nel 2012, a 24 anni. Sono stato il presidente più giovane dei comitati Arcigay d’Italia. Tutto quello che ho ottenuto è stato grazie alla mia fatica e l’associazione funziona perché lavoriamo e ci impegniamo. Sono stato il primo omosessuale dichiarato ad essere rappresentante di un istituto superiore, all’ITAS. I miei mi hanno sempre appoggiato e non dimenticherò mai il giorno in cui feci coming out: mia madre aveva la febbre a 38 e le mie dichiarazioni peggiorarono il suo stato di salute! Mi ero già rivolto ad uno sportello psicologico gratuito perché non sapevo come affrontare i mie genitori. Gli psicologi mi fecero comprendere la mia natura e quando capii che non c’era nulla di vergognarsi ne parlai con mia madre. Mio padre la prese meglio ma pian piano entrambi accettarono la mia omosessualità.
Dico sempre che bisogna rispettare i tempi dei genitori: loro hanno bisogno di farsi una cultura perché hanno una serie di stereotipi negativi. Il periodo più brutto per me sono state le scuole medie perché allora non avevo maturato la forza interiore e i miei amici mi facevano bullismo gridandomi che ero finocchio e mi sentivo male. Poi, alle scuole superiori la situazione è migliorata. Devo dire che è importante fare coming out; quando la famiglia ti accetta, tu diventi una persona più forte e non ti importa niente degli altri. Prima del coming out, si vive contro natura una cosa che è normale. Dico sempre ai genitori di ragazzi omosessuali di stare vicini ai propri figli, di trasmettere loro dei valori in maniera tale che i ragazzi crescano bene. In virtù di tutto ciò sono contento che la mia associazione all’interno abbia uno sportello psicologico coordinato dalla dott.ssa Maria Vittoria Zaccagnini”.
Che cosa c’è nel tuo futuro?
“Desidererei proseguire con l’associazionismo e candidarmi all’Arcigay nazionale. Per essere eletto dovrei essere votato dai delegati dei 56 comitati presenti nel territorio italiano. Per adesso continuo con Arcigay Siracusa e poi fra meno di 4 anni potrò candidarmi al nazionale. Mi auguro di avere un compagno e di avere un po’ di serenità, un lavoro per sempre. Quello che ho mi dà tante soddisfazioni, i miei responsabili sanno di me e l’azienda non mi ha mai fatto sentire escluso o discriminato, anzi il mio capo mi fa i complimenti e mi incoraggia dicendomi che farò strada. Sento di avere la responsabilità non solo dell’associazione ma anche di tanta gente che crede in me e che mi vede come modello. Io dico che Armando Caravini è Arcigay, ma Arcigay non è Armando Caravini, cioè anche quando io non ci sarò più Arcigay continuerà ad andare avanti”.

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