Ogni anno si ripetono i casi di crolli nelle aule e locali insufficienti. I casi più clamorosi la caduta di calcinacci negli istituti Corbino, Federico II di Svevia, Rizza, Enrico Fermi…
La Civetta di Minerva, 24 giugno 2016
Chi cercasse su internet la parola scuola potrebbe imbattersi nella seguente definizione: “Una scuola è un’istituzione destinata all’educazione e all’istruzione di studenti e allievi sotto la guida di varie tipologie di figure professionali appartenenti al settore dei lavoratori della conoscenza. Il termine deriva dalla parola latina schola… che significava inizialmente “tempo libero”…”
Ma siamo sicuri? Oggi la scuola pubblica italiana, più che avere il significato di tempo libero, ha il significato di tempo del pericolo o dell’incertezza. Tolti i proclami populistici che l’attuale presidente del consiglio periodicamente spiattella a coloro che di scuola non se ne intendono tanto, della Buona Scuola restano solo gli edifici che tanto buoni non sono, quando ci sono. Infatti mai come oggi andare a scuola è un’avventura pericolosa. La Buona Scuola esiste solo nelle parole ma nei fatti lo stato degli istituti scolastici di tutta Italia e soprattutto della provincia di Siracusa è tutt’altro che buono. Nonostante negli anni siano stati fatti proclami di ogni tipo per il miglioramento dell’edilizia scolastica e ogni governo abbia in modo più o meno marcato posto l’accento sulla sicurezza a scuola, i nostri edifici scolastici continuano ad essere pericolosi per l’incolumità degli studenti, dei docenti e di tutto il personale che vi trascorre più di 5 ore al giorno.
Dal 2008 ad oggi solo a Siracusa città si sono registrati ben quattro casi (Corbino, Federico II di Svevia, Rizza, Fermi) di caduta di calcinacci dal soffitto che, non si sa per quale miracolo, non hanno ferito nessuno. Accanto a questo problema se ne registra un altro che è altrettanto scottante, ma che, come tutti i problemi che riguardano la scuola, va in vacanza con la chiusura dell’anno scolastico: la scarsità dei locali.
Ci sono istituti che aspettano da tempo immemorabile un edificio scolastico degno di questo nome: è il caso dell’Istituto Federico II di Svevia, meglio noto ai siracusani come Alberghiero, che attende ancora una sede degna di questo nome dal lontano 1978 e che negli anni ha conosciuto le sistemazioni più inconsuete e sicuramente inadeguate ad ospitare le sue attrezzature tecniche. Ci sono poi istituti come il Liceo Classico Gargallo che dopo anni di calvario ha finalmente trovato pace. Ed altri per i quali sembra che la pace sia solo un’utopia come nel caso del Liceo Scientifico Corbino: dopo un periodo di contrazione che ha visto una riduzione del fabbisogno di aule tanto da consentire a docenti e alunni di spostarsi tutti nello storico edificio del Palazzo degli Studi in Viale Regina Margherita, l’Istituto è tornato a crescere e ciò sta creando non pochi problemi considerato anche l’atteggiamento del dirigente del vicino Istituto Rizza che, dopo aver messo a disposizione per qualche tempo alcune aule, ha bruscamente deciso di riappropriarsene. La fusione con l’Istituto Gargallo aveva portato al Corbino il beneficio di una nuova sede nella quale alloggiare un’intera sezione, ma le ragioni della politica hanno decretato la separazione dei due istituti senza tuttavia provvedere alla sistemazione delle classi in esubero per il prossimo anno.
È evidente che le reti di scuole sono lontane dall’essere realizzate. Intanto in giro per la città si registrano commistioni varie e sistemazioni delle classi dei vari istituti, quali il Quintiliano o l’Alberghiero, nelle sedi più disparate, a volte in locali del tutto inadeguati e inappropriati allo svolgimento di un’attività così importante come è quella della formazione di giovani menti. Sistemazioni che generano perdite di tempo e disservizi nell’attività scolastica e non permettono agli studenti di fruire pienamente di una buona scuola.
A Siracusa manca un’anagrafe scolastica che stabilisca quanti e quali siano i locali effettivamente a disposizione dell’istruzione e spesso istituti con pochi studenti sono alloggiati in grandi edifici semivuoti nei quali i presidi non tollerano la presenza di studenti di altri istituti, come se l’edificio fosse loro personale proprietà, e nessuno sembra avere la volontà politica di intervenire. Intanto ci sono anche edifici pubblici abbandonati che con gli adeguati lavori di ristrutturazione potrebbero essere riconvertiti in edifici scolastici e invece vanno in malora, mentre quelli in costruzione ci mettono secoli ad essere ultimati perché manca una firma su qualche non meglio precisata autorizzazione.
Ed è inutile che il premier parli di scuola 2.0, qui non c’è neanche una scuola 0.2 e i bandi per la scuola tecnologica qui lasciano il tempo che trovano visto che non ci sono neanche gli edifici scolastici.

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