Il Comandante Cataldi: “Nel 2013 salvammo 10.800 migranti”

Trasferito a Roma. “Se tornerò a Siracusa? Magari tra 5 anni”, “Grazie alla sinergia con enti locali e associazioni, tra Ognina e la Fanusa oggi si passeggia vedendo sempre il mare. Nella costa dove i siracusani smaltivano i loro rifiuti abbiamo riqualificato tutta l’area”

Chi è Ernesto Cataldi, il comandante in seconda della Capitaneria di porto di Siracusa che si è trasferito alcuni giorni fa a Roma?

Ernesto Cataldi è uno di noi. E’ un siracusano, che è cresciuto tra l’isola di Ortigia e via Malta, proprio nella stessa zona in cui ha avuto la fortuna di lavorare negli ultimi anni, prima del suo trasferimento a Roma. E’ un siracusano che già da bambino, ascoltando e contemplando le onde del mare e respirando l’aria salata, sognava di diventare marinaio e, con la determinazione della gente di questa città, ci è riuscito, scalando uno ad uno tutti i gradini della carriera militare che l’hanno portato a diventare comandante in seconda e, ne siamo certi, fra qualche anno lo porteranno a diventare comandante in prima di una Capitaneria.

Dopo l’accademia navale di Livorno, Ernesto Cataldi ha iniziato la sua carriera a Trapani. Nel 1997, è stato trasferito a Durazzo all’interno dell’operazione “Alba” relativa alla crisi albanese. Successivamente, è stato imbarcato per cinque anni in una unità della marina militare con il grado di Ufficiale della guardia costiera con il compito di vigilare la pesca e di controllare i flussi migratori. E’ arrivata, successivamente, la promozione per il comando della piccola capitaneria di Albatros, in Sardegna e, poi, ha trascorso quattro anni alla Maddalena, sempre in Sardegna, con il ruolo di istruttore presso la scuola sottoufficiale della marina militare.

La svolta arriva nel settembre del 2007 quando, su invito del compianto comandante Munafò, approda alla capitaneria di Siracusa. Inizialmente Ernesto Cataldi ha il ruolo di Capo servizio delle attività marittime e, nell’Agosto del 2014, viene promosso a Comandante in seconda della Capitaneria di Siracusa. “La scelta di lavorare a Siracusa è stata per me importante”, afferma il comandante Cataldi,” perché la soddisfazione di riversare il frutto del mio proprio lavoro nella città dove sono nato, dove ho vissuto la mia giovinezza, dove sono presenti amici e familiari, è stata grandissima”.

Ernesto, qual è stata la caratteristica distintiva della tua permanenza a Siracusa?

“Durante i nove anni di permanenza qui a Siracusa, ho cercato di continuare ciò che il comandante Munafò aveva iniziato a fare. Prima cosa, massima attenzione per l’utenza, noi lavoriamo per l’utenza, e questo è stato un impegno che tutti i Comandanti che si sono succeduti (Munafò, Martines, Pancilio, e La Tella) hanno preso nei confronti della città. Seconda cosa è stata l’apertura della capitaneria alla città e, in particolare a tutte le associazioni, che per le finalità che essi portano avanti, meritano il supporto da parte della Capitaneria di porto. Abbiamo avuto modo di ospitare tanti eventi con tante finalità significative. La sede della Capitaneria è quella della antica Stazione Marittima e, quindi, si è prestata bene come location a questi eventi”.

Cosa ti porti da Siracusa e non dimenticherai mai?

“Mi porterò l’affetto e la stima di tantissimi miei concittadini e di tantissima utenza con i quali ho avuto ottimi rapporti. Non dimenticherò mai il rapporto con le istituzioni, con le quali ho avuto la fortuna di lavorare in sinergia completa. In tal senso non potrò mai dimenticare il coordinamento favoloso che la Prefettura di Siracusa avviò nella fase più pesante del primo flusso di migranti del 2013. In quel periodo siamo stati in prima fila e quella fase l’abbiamo affrontata soli, senza l’aiuto di istituzioni esterne, e con le uniche forze siracusane, con le protezioni civili, le associazioni, la prefettura, e gli uffici marittimi. Lontani da azioni strutturate come quelle che avvengono in questo ultimo anno, nel 2013 operammo 98 eventi di gestione, traendo in salvo 10.800 persone. E’ stata la prima fase e, quindi, non c’era una struttura dedicata e noi abbiamo fatto una cosa epocale”.

Qual è il momento più emozionante che ricordi di quei 98 eventi di gestione?

“Mai avevo visto qualcosa del genere, sia per i numeri sia per la composizione delle persone tratte in salvo: in quegli interventi abbiamo avuto a che fare con bambini, anziani, neonati, donne, donne incinte e persone diversamente abili. Sono stati tanti i momenti emozionanti. In generale, vedere i bambini a bordo e gli anziani: non li avevo mai visti prima e vederli allora, dopo aver affrontato cinque o sei giorni di viaggio, sfiniti, stanchi mi commuoveva. Quando le motovedette arrivavano, noi coordinavamo i soccorsi con la Sanità Marittima, che svolgeva allora un ruolo importantissimo, lavorando solo con risorse locali e che, in maniera incessante, procedeva alle visite a bordo”.

Chi è Ernesto Cataldi?

“Ernesto Cataldi è un lavoratore. Essendo di Siracusa e risiedendo a Siracusa mi sono dedicato tanto al lavoro, attardandomi perché avevo la passione per quello che facevo. L’apertura alle Associazioni mi ha permesso di trovare nel lavoro anche l’aspetto sociale delle attività che stavo portando avanti. Quindi, non mi sono dedicato solo al lavoro in senso stretto, ma anche all’impegno nel sociale. Ho avuto la possibilità di frequentare l’associazione Anfass del dott. Nando Peretti che gestisce un centro socio educativo per persone disabili che, grazie alla nostra collaborazione, ha potuto far trascorrere ai ragazzi diversamente abili alcuni periodi estivi presso il lido Arenella. Ho avuto modo di frequentare associazioni e di far diventare la Capitaneria di Siracusa la prima amministrazione pubblica a “Rifiuti Zero”, facendo praticare all’interno della struttura la differenziata e il compostaggio: questo è stato per me un motivo di orgoglio”.

Qual è il tuo più grosso rammarico e quali sono le azioni, oltre alla gestione dei migranti di cui vai fiero?

“La nostra attività ha a che fare con fenomeni che non è semplice estirpare, come la frode della pesca e gli abusivismi legati a maggiore occupazione. Se io dicessi che abbiamo risolto questi fenomeni non sarei onesto, ma posso dire che abbiamo cercato in tutti i modi di mitigarli. Non voglio però dimenticare la riqualificazione del tratto tra Ognina e la Fanusa, tratto di mare dove, oggi, è possibile passeggiare vedendo sempre il mare. La zona dell’Asparano e della Fanusa erano luoghi dove i siracusani smaltivano i loro rifiuti: con una azione che ha visto la partecipazione del presidente della circoscrizione Neapolis, Peppe Culotti, i responsabili del resort Arenella, le associazioni, siamo riusciti a trovare delle soluzioni partecipate e condivise che hanno permesso di riqualificare tutta quell’area. Un’altra azione che desidero sottolineare è lo sforzo notevole che la Capitaneria ha fatto nel periodo in cui la marina del Foro Italico non è stata disponibile. Abbiamo cercato di far usufruire al meglio l’unica banchina praticabile, cioè quella vicina alla Capitaneria, coordinando anche le barche da pesca. Io ho operato a Siracusa con due amministrazioni di colore diverso. Ho osservato in questi ultimi anni una maggiore considerazione della Capitaneria da parte degli assessori della giunta, una ricerca di collaborazione per meglio intervenire su aspetti che potevano riguardare la capitaneria”.

Cosa vai a fare a Roma, Ernesto?

“Io vado a Roma con un incarico in un reparto interforze all’interno dello Stato Maggiore della Difesa. Starò lì per massimo tre anni e, poi, in base alle valutazioni posso essere promosso al grado superiore. Quindi potrei diventare Comandante di una Capitaneria fra quattro o cinque anni e potrei ritornare nuovamente a Siracusa. Mi porto a Roma la mia famiglia, i miei figli Claudia di sei anni e Salvo di undici. Mia moglie Fiorella sarà con noi ed avrà modo di insegnare a Roma. Lascio con rammarico le mie due famiglie: quella di origine mia e quella di mia moglie che in quest’anno che mia moglie è andata a lavorare fuori, mi hanno aiutato in tutti i modi”.

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