Gettonopoli: i consiglieri restituiscano i soldi indebiti

La Regione minaccia il recupero coattivo. In poco più di un anno si erano registrate 15.838 presenze tra consiglio e commissioni (1,5 mln), 760mila euro sono stati versati per rimborsi ai datori di lavoro di 14 eletti

 

La Civetta di Minerva, 27 maggio 2016

“Il gettone di presenza non spetta ai capigruppo, e ai delegati, che partecipano alle commissioni consiliari di cui non sono componenti e non intervengono in sostituzione di componenti assenti… né spetta, se non in casi particolari, ai componenti la conferenza dei capigruppo per la partecipazione alle adunanze di tale organismo”.

Quindi, “alla luce degli orientamenti giurisprudenziali della Corte dei Conti, risulta necessario procedere con il recupero delle somme indebitamente erogate (prima del settembre 2013)… intimando (costituzione in mora) agli interessati (i consiglieri) la restituzione di quanto erogato e individuando un termine (congruo) entro cui provvedere… con l’avvertenza che, in assenza della restituzione, si dovrà procedere con il recupero coattivo: è indispensabile formulare un’istruttoria che accerti il numero delle sedute e il quantum erogato”.

Secondo il dottor Carlo Turricciano, responsabile del procedimento ispettivo dell’assessorato regionale che fu sollecitato per presunte irregolarità nella primavera del 2015, all’indomani della gettonopoli siracusana denunciata da un documentato lavoro del M5S, e che si è di fatto concluso con formale comunicazione il 9 maggio scorso, la normativa è chiara: per aver diritto al gettone di presenza non solo è necessaria la reale partecipazione alle riunioni del consiglio e delle commissioni consiliari ma di quest’ultime il consigliere deve essere membro di diritto. La norma non prevede una diversa ipotesi di erogazione del gettone a soggetti diversi dai consiglieri membri effettivi. Ciò anche perché, “essendo escluso il diritto di concorrere alla determinazione della volontà della Commissione, sia che essa si esprima attraverso un voto sia che invece debba trovare concreta attuazione mediante attività differenti, il capogruppo non componente realizza in tal modo solo un mero atto di presenza ai lavori piuttosto che un’effettiva partecipazione all’attività della commissione nel senso indicato”. In sostanza, se non si può incidere concretamente con il proprio apporto alla volontà che la commissione esprimerà, non serve a nulla fare mero atto di presenza… e percepire il gettone.

Ovviamente, ne consegue che, negli stessi casi, non spetta alcun rimborso al datore di lavoro per l’assenza dal servizio del lavoratore-consigliere non avente titolo.

E non è finita: si chiarisce che, con riferimento al numero delle sedute utili ai fini del computo dei gettoni spettanti, quelle di prima convocazione andate deserte non potranno essere conteggiate perché, non essendoci stata alcuna utilità per il Comune, non possono essere monetizzate, mentre va eventualmente riconosciuto il rimborso al datore di lavoro, data la rituale convocazione delle sedute, ma solo naturalmente per gli aventi diritto.

Si conclude così il braccio di ferro a distanza tra l’avvocato Danila Costa, segretario generale del Comune di Siracusa, che ha cercato di sostenere le ragioni della ormai famigerata delibera 109 del 2013, e l’assessorato regionale. Le controdeduzioni con cui l’avvocato Costa ha cercato di rispondere agli addebiti contestati con nota del 12 gennaio scorso non hanno convinto per nulla il dottor Turricciano e d’altra parte quella delibera, adottata dal consiglio comunale nel settembre del 2013, a tre mesi dalla sua costituzione nella nuova legislatura, era già stata ritirata in autotutela proprio a seguito della denuncia del M5S che aveva evidenziato un aumento del costo dei gettoni di presenza del 16% tra l’agosto 2013 e il dicembre 2014.

In quel settembre del 2013 i consiglieri neo eletti, adducendo una non ben specificata difficoltà interpretativa dell’articolo 3 del regolamento per il funzionamento del consiglio e delle commissioni permanenti, nel fornire la loro “interpretazione autentica”, decidevano a larghissima maggioranza di estendere il gettone di presenza anche ai capigruppo che avrebbero partecipato alle commissioni, pur non essendone membri di diritto, con l’ovvia conseguenza di una lievitazione dei costi per gettoni e rimborsi.

In 15 mesi si conteggiavano 15.838 presenze tra consigli comunali e commissioni per una spesa complessiva di oltre un milione e mezzo. Oltre 700mila euro per i gettoni di commissioni e consigli, 760mila per i rimborsi ai datori di lavoro di 14 consiglieri.

Nel marzo 2015, scoppiato lo scandalo con echi mediatici nazionali, e figuracce varie, si correva ai ripari: il compenso mensile dei consiglieri prima pari al 30% dell’indennità prevista per il sindaco (nel caso di Siracusa 1.694 euro) veniva ridotto al 20% (1.129 euro), le commissioni venivano ridotte da 8 a 5 ma aumentava il numero dei componenti da 9 a 16, e si portava, almeno sulla carta, a due il numero delle convocazioni settimanali delle commissioni.

Oggi, invece, è tempo di restituire il maltolto e il calcolo non sarà agevole. Per altro, al momento, non ci sembra che le dichiarazioni di queste ultime ore di alcuni consiglieri abbiano reale efficacia dialettica e che possano modificare quanto disposto dagli uffici regionali. Pensare poi che si possa adire organismi superiori per dimostrare le proprie ragioni, ammesso che siano valide, sarebbe forse poco conveniente sotto il profilo economico. 

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