Corteo a Roma chiede una riforma che li equipari ai docenti di sostegno. Se non si cambiano le normative, le difficoltà avute quest’anno si ripresenteranno puntualmente
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Un mese fa davanti alla sede del MIUR si è svolta una manifestazione nazionale del Coordinamento degli assistenti specialistici e alla comunicazione, che testimonia l’esistenza di un problema comune a tutte le regioni. Con tale protesta gli operatori, accorsi a Roma da tutte le regioni d’Italia, hanno chiesto di poter uscire dall’invisibilità e una legge che riconosca il ruolo fondamentale da loro svolto. Tuttavia da nord a sud gli organi istituzionali non sembrano interessati alla situazione che riguarda molti operatori specialistici che lavorano all’interno delle scuole di ogni ordine e grado affiancando i docenti di sostegno nel percorso formativo ed inclusivo scolastico per garantire il diritto allo studio degli studenti in condizioni di disabilità.
Questa protesta, della quale TV e giornali non hanno parlato e che non ha avuto la benché minima menzione da parte di nessuna sigla sindacale del comparto della scuola, si svolgeva nello stesso giorno in cui a Siracusa si continuava a discutere dell’avvio del servizio di assistenza scolastica e del destino dei predetti assistenti, operanti nelle varie cooperative e associazioni, rimasti a casa per oltre un mese dopo la decisione del commissario straordinario del Libero Consorzio di Siracusa di sospendere, a partire dal 7 marzo scorso, il servizio per le gravi difficoltà economiche dell’ente e per la sua impossibilità a farlo proseguire fino alla fine dell’anno scolastico in corso.
Una tale protesta, che pone l’accento su motivi validissimi e sacrosanti (diritto all’istruzione, all’inclusione sociale e al lavoro) meriterebbe di avere la giusta visibilità.
Il rappresentante nazionale del Coordinamento ha affermato che questi operatori sono a tutti gli effetti delle figure professionali specialistiche dotate di titoli di studio e di laurea, che collaborano con i docenti di sostegno e curriculari nel cercare di favorire l’apprendimento degli alunni con disabilità psichiche, sensoriali e motorie e cercano di aiutarli a superare i limiti derivanti dalle loro patologie che possono impedire loro di seguire le lezioni, di studiare e che rappresentano un ostacolo al loro inserimento all’interno della classe.
Ma nonostante questo importante ruolo psico-pedagogico, sovente molto apprezzato dalle famiglie, le quali ogni anno richiedono la presenza di questi operatori accanto ai propri figli con particolari disabilità come l’autismo, la sordità e la cecità, essi continuano ad essere trattati come una sottocategoria lavorativa invisibile ed insignificante. Il loro lavoro e le loro professionalità dovrebbero essere, invece, riconosciute giuridicamente dal MIUR alla pari di quello dei docenti di sostegno al fine di poter svolgere il loro lavoro con contratti dignitosi ed essere sottratti alla condizione lavorativa precaria ed incerta di figure professionali che operano solamente per tramite di cooperative o di associazioni sociali. Se continueranno a restare vincolati ai destini di queste ultime o ai bilanci sempre più in rosso degli enti locali (Regioni ed ex Province), continueranno ad essere trattati con indifferenza e saranno sempre visti dal sistema come l’ultima ruota del carro e dovranno sempre lottare per avere il giusto riconoscimento giuridico-professionale.
Così è certo che il problema dell’erogazione del servizio di assistenza Asacom in tutti i suoi aspetti (didattico ed igienico-personale) si ripresenterà anche il prossimo anno scolastico e sarà sempre peggio se non si cambierà l’attuale e disastroso sistema con una apposita normativa ministeriale che affronti veramente il problema per risolverlo con i fatti e non a chiacchiere, come chiesto nella manifestazione nazionale dell’8 aprile.
Essere un docente oppure un educatore che lavora con il profilo professionale di assistente specialistico e della comunicazione non è qualcosa di dequalificante al punto da non meritare la benché minima considerazione dallo stesso MIUR. L’assistenza specialistica scolastica dovrebbe essere istituzionalizzata dallo Stato e non delegata agli enti locali, considerate le “non floride” condizioni di salute dei loro bilanci e i conseguenti disservizi che causano l’attuale disagio agli utenti e alle loro famiglie.
Tali problematiche non si risolvono certamente con la contraddittoria decisione di riattivare, sotto la spinta delle legittime proteste delle associazioni delle famiglie dei disabili e della rete delle cooperative sociali, un servizio, sospeso per mancanza di coperture finanziarie, con una riduzione delle ore da 15 a 10. Ridurre le ore da parte degli appositi uffici del Libero Consorzio di Siracusa è servito sicuramente a snaturare il servizio stesso e la sua funzione pedagogica, sancita dalla Legge 104/92, finalizzata a favorire e a stimolare quelle “funzioni o processi esecutivi” residui ed inespressi che sono presenti nel soggetto in situazione di disabilità (psichica, deambulatoria, logica/cognitiva) e tutto quanto può essere utile a una sua “autonomia” personale che sia di “inclusione” non solo scolastica ma soprattutto sociale nell’ambito di una necessaria prospettiva futura, di un vero e proprio progetto di vita del “Dopo di Noi”.
Le dieci ore di assistenza scolastica deliberate e generosamente concesse quali risultati possono ottenere concretamente sul piano del raggiungimento degli obiettivi elencati? Con questi criteri, invece, si assiste al “fallimento” del servizio e ad una vera e propria limitazione delle mansioni svolte dall’operatore Asacom che continua ad essere sminuita ed oggi ancora di più ad essere mortificata da scelte fatte all’insegna del “risparmio” e della “spending review” che finisce per ricadere sulla pelle dei più deboli. A questo punto o si cambia veramente registro o i problemi atavici legati al servizio Asacom continueranno a persistere anche il prossimo anno scolastico.
La speranza di tutti, operatori e famiglie dei disabili, è che ciò di cui si è discusso nell’incontro con le famiglie dei disabili, voluto dalle varie cooperative sociali, del 12 aprile, nella sede della Lega Coop nel tentativo di trovare una soluzione di “equilibrio” che soddisfacesse le legittime aspettative di ciascuno dei presenti, si realizzi con i fatti. Si auspica che ci sia quella volontà di costituire da subito un tavolo tecnico tra la rete delle coop sociali e le istituzioni (investendo l’autorità del prefetto come garante dello stesso) per una accurata gestione delle risorse economiche erogate dalla Regione e finalizzate esclusivamente per l’attivazione del servizio Asacom e scongiurare così i disservizi di ogni tipo fin qua accorsi, affinché i più deboli non debbano sempre soffrire delle beghe e dei capricci del potente di turno.
Tuttavia tutti i disservizi venutisi a creare nel campo dell’assistenza ai disabili si potrebbero superare non attraverso la istituzione di ipotetici “tavoli tecnici” (sempre che ci sia la reale volontà di volerli fare) ma solo con una riforma dell’intero sistema che renda altresì giustizia a tanti assistenti specialistici e della comunicazione; una riforma che dovrebbe essere operata dal MIUR istituzionalizzando questa figura professionale equiparandola una volta per tutte sul piano giuridico a quella del docente di sostegno, sottraendola così da quella condizione umiliante di invisibilità in cui si trovano a svolgere la loro mansione pedagogico-sociale questi operatori.
(Operatore ASACOM)

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