“Timida ripresa dell’edilizia nel Siracusano, non nel capoluogo”

Qualche occupato in più a Lentini, Augusta, Avola e Rosolini, qualcuno in meno a Siracusa. Salvo Carnevale (Fillea Cgil): “L’amministrazione Garozzo cura l’immagine ma non la sostanza”

 

La Civetta di Minerva, 29 aprile 2016

E siamo alla terza volta che il segretario provinciale della Fillea di Siracusa, tramite il nostro giornale, sollecita l’assessore ai lavori pubblici, Alfredo Foti, per un incontro con le forze sindacali e datoriali per trovare soluzioni concrete al problema dell’edilizia e per l’avvio di opere pubbliche anche attraverso l’utilizzo di manodopera locale. Ma sarà che l’assessore non legge La Civetta o forse, da buon renziano, questo confronto non lo pone in cima alla lista delle priorità. Il settore dell’edilizia continua imperterrito ad essere in crisi e quelle poche opere che prendono l’avvio sul nostro territorio vedono spesso l’impiego di personale non siracusano. Per carità il libero mercato, le norme europee… ma in alcuni comuni, neppure troppo distanti da noi, l’inghippo è stato risolto. Forse bisognerebbe prendere spunto e magari avviare una fase di confronto seria.

“Analizzando i dati della Cassa Edile – ci spiega Salvo Carnevale – sembra esserci, nel 2016, un arrestarsi di emorragia occupazionale nel settore delle costruzioni e nel primo bimestre confermiamo gli occupati dello scorso anno. Un dato che non entusiasma sebbene possa essere inteso almeno come un segnale di speranza, visto che negli ultimi 8 anni l’occupazione edile è stata in continuo calo. Se analizziamo però i comuni più grandi della nostra realtà – Augusta, Lentini, Avola e Rosolini – noteremo il dato in assestamento o di pochi decimali in crescita mentre a Siracusa è in calo. Così ad Augusta gli addetti passano da 123 del 2015 a 150 nel primo bimestre 2016; Rosolini da 137 a 157; Lentini da 100 a 126; Avola mantiene i 201 addetti; Siracusa da 390 a 386. Tra i comuni oltre i 20 mila abitanti la nostra città sembra l’unica a confermare il trend negativo degli ultimi anni”.

Come dire: i comuni si difendono, la città centrale indietreggia. “Questo conferma – aggiunge il segretario Fillea – l’impressione avuta nelle ultime settimane di un’amministrazione del comune capoluogo bravissima a realizzare annunci e sponsorizzare l’esistente ma non altrettanto brava a promuovere restauro, conservazione dei BB.CC. e nuovi progetti. Troppe foto su facebook da parte dell’assessore Foti (peraltro sempre le stesse): il cantiere dello stadio ultimato, la banchina della Marina e la bretella Targia, il cui futuro è incerto: restaurarlo, ricostruirlo… potrebbe restare chiuso per i prossimi 100 anni! Oltre le foto ci saremmo aspettati qualcosa in più da questa amministrazione che si contraddistingue principalmente per l’immagine ma non per la sostanza”.

Gli edili soffrono da anni ormai per una congiuntura di certo negativa, ma sarebbe da subito possibile dare una boccata d’ossigeno al settore. “Basterebbe farsi un giretto in Ortigia – aggiunge Carnevale – per guardare quanti cantieri sono stati inaugurati e poi sono rimasti fermi. O le risorse poi definanziate per le scuole! Questa amministrazione non è molto ben predisposta nei confronti delle organizzazioni sindacali, soprattutto nel settore edile, visto che l’ultima volta che siamo riusciti ad incontrarla risale a novembre 2015 per parlare della bretella Targia e della manodopera locale spiegando all’assessore che nell’80% dei casi i pochissimi appalti pubblici nostrani vengono vinti da aziende non locali. Chiedemmo (come facciamo con altri) di trovare assieme soluzioni.

“Ovviamente il problema per noi è cercare di dare una risposta ai lavoratori, mentre l’associazione costruttori provinciali dovrebbe cominciare a chiedersi il perché le imprese siracusane non sono in grado – per lo più – di fare cartello comune e consorziarsi. Quando avviammo il ragionamento sulla salvaguardia della manodopera locale eravamo a disposizione per suggerimenti e anche per una conferenza o un tavolo tecnico tra sindacati, amministrazione ed esperti del settore per inquadrare le difficoltà, determinate dal vincolo del libero mercato che, a detta di molti, non consentirebbe il recupero di manodopera locale edile ma che in alcune realtà virtuose è stato risolto. “Abbiamo proposto protocolli, abbiamo individuato delle specifiche tecniche che avevano a che fare con l’inserimento nei bandi di una clausola di salvaguardia sociale, abbiamo individuato anche soluzioni che ricalcano i modelli che hanno funzionato in giro per l’Italia. Penso ad Alcamo, Trapani e a Bologna dove la formula della concertazione ha incentivato economicamente le imprese sane su sicurezza e legalità e ha consentito la realizzazione di un bacino di addetti di soggetti svantaggiati dal punto di vista economico da impiegare localmente”.

Ma niente di niente, l’amministrazione è sorda alle sollecitazioni della Fillea e del sindacato in generale. Insomma la proposta è chiara: creare bandi comunali dove gli operai edili nostrani, disoccupati di lunga durata, possano essere coinvolti attraverso una contrattazione d’anticipo che metta insieme imprese, forze sindacali e sociali e l’amministrazione locale prevedendo un fondo che privilegi le imprese sane che utilizzino i lavoratori locali (soggetti svantaggiati dal punto di vista economico) in quota parte alleviando così la situazione di disoccupazione edile siracusana che segna nell’ultimo quinquennio un -51% e -62% negli ultimi 7 anni. Meno foto e più idee per il settore edile: questa la sfida che la Fillea lancia al sindaco ed alla sua amministrazione.

“Il referendum appena conclusosi lascia aperta una sfida – aggiunge il segretario degli edili – parlare seriamente di rinnovabili e incentivi che puntino alla bioedilizia ed alle nuove tecniche di costruzione. Si è calcolato a livello nazionale che insistere sulle rinnovabili vuol dire migliorare l’ambiente e creare 700 mila posti di lavoro potenziali, gli stessi che si sono persi in Italia negli ultimi 10 anni. Come Fillea Cgil, vorremmo incentivare un ragionamento di questo genere ma è chiaro che qualcuno ci debba metter i soldi ma ha preferito e consigliato di astenersi al referendum e non affrontare la grande questione energetica: sostenere e premiare le poche aziende che investono sull’edilizia innovativa ed incentivarne di nuove. Il sindacato sfida su questo tema le imprese ma il punto è che non abbiamo interlocutori. Forse non è il sindacato ad essere arroccato su vecchie posizioni!”.

La Fillea peraltro a livello nazionale ed europeo è promotrice di un progetto innovativo, recentemente approvato dalla Commissione europea, Broad – Building a Green Social Dialogue che punta su green economy. “Il progetto – ci dice Carnevale – coinvolgerà i sindacati di quattro paesi europei, centri di ricerca, associazioni datoriali, con l’obiettivo di realizzare, al termine del percorso, una proposta di linee guida a supporto del dialogo sociale nei processi di transizione verso il green building, per lo sviluppo del mercato del lavoro e la crescita, nel segno della qualità e del rispetto dei diritti e della salute, delle competenze professionali dei lavoratori. Si studieranno le principali tendenze nello sviluppo della bioedilizia a livello nazionale ed europeo e i modelli di successo da diffondere attraverso lo scambio di esperienze e buone pratiche tra i paesi e le parti sociali. Ecco, nel territorio siracusano vorremmo stimolare questa tendenza per segnare la divisione tra vecchie imprese e nuove e trovare soluzioni comuni”.

Forse essere pregiudiziali non aiuta la città né l’edilizia come di fatto è accaduto con la bretella Targia, sulla quale nessun siracusano ha potuto trovare impiego e di certo non aver neppure tentato di inserire una clausola di salvaguardia sociale sull’occupazione non è stato un segnale positivo. Vero è che direttive europee scoraggiano le amministrazioni perché l’impresa deve essere libera di scegliere chi vuole ma la verità è che bisogna trovare il meccanismo giusto: i comuni di Alcamo, Trapani e Bologna ne sono l’esempio. Forse l’amministrazione Garozzo un’occhiata a quanto accaduto in quei comuni può darla… magari facendosi aiutare da chi le proposte le fa e le vuole pure condividere.

 

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