Liliana Gissara (Italia Nostra): il blocco avviene nel pieno della stagione turistica e degli spettacoli classici dell’INDA. Avere deciso i lavori senza intese con gli enti locali stravolge l’economia del territorio
La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016
Anche Italia Nostra ha espresso viva preoccupazione per la paventata chiusura, temporanea (diversi mesi) sostiene RFI, della tratta Siracusa-Catania che significa l’esclusione della Sicilia sud-orientale da tale forma di mobilità. “La motivazione accampata di <lavori di potenziamento>, quando sulla tratta pende da tempo la Spada di Damocle della dismissione, appare poco comprensibile – commenta la vicepresidente provinciale Liliana Gissara, con delega alla Mobilità Sostenibile -. È come se, per mettere in sicurezza il Viadotto Targia, si chiudesse per mesi l’uscita Nord di Siracusa. Il viadotto sarà messo a posto, ma non prima di avere predisposto la bretella alternativa. I lavori sono in corso. I molti mesi di chiusura paventati, per giunta a ridosso delle rappresentazioni classiche e della stagione turistica, potrebbero essere l’anticamera della definitiva dismissione”.
Lo stesso pericolo incombe sul traghettamento dei treni per il continente ad ogni cambio stagionale di orario: “Una minaccia che rientra a seguito delle puntuali proteste. Quando mai la notizia servisse a “tastare il terreno”, lo stesso fatto che si pensi solo lontanamente di potere fare un’operazione del genere senza confrontarsi con alcuno denota un preoccupante disinteresse della classe politica del territorio. Non che il resto della regione, escluso il “triangolo magico” Palermo-Messina-Catania, sia messo meglio per quanto riguarda i collegamenti ferroviari”!
Secondo Italia Nostra, da stigmatizzare è sia il metodo che il merito della questione. “Si prende una decisione che comporta pesanti ricadute senza alcun confronto col territorio interessato, ignorando il disagio e gli inevitabili danni economici alla folta comunità che ivi vive e lavora. E allora, se si deve intervenire, lo si faccia senza stravolgere la vita delle persone e l’economia di un intero territorio. C’è modo e modo di fare le cose! La tratta può e deve essere ammodernata, ma senza azzerare il collegamento ferroviario; si facciano i lavori in modo tale da, eventualmente, interrompere il servizio solo il tempo strettamente necessario al nuovo istradamento dei treni, che non può che essere di qualche giorno. Non certo i molti mesi paventati da RFI”.
C’è bisogno di una nuova cultura della mobilità: la mobilità sostenibile è ormai una scelta obbligata.
In Sicilia, poi, dove la viabilità, tra frane, cedimenti e crolli proprio non aiuta, spostarsi in treno è sempre più una scelta quasi inevitabile che obbliga Regione e Stato a sostenere e potenziare la ferrovia, anche recuperando ed ammodernando tratte dismesse o sottoutilizzate.
“Molti lavori, si sa quando iniziano, ma… non quando e se mai finiranno. E’ proprio il lungo periodo di interruzione del servizio che desta la preoccupazione di Italia Nostra. Non è peregrino ipotizzare che i lavori potrebbero venire interrotti per una qualsiasi ragione, anche per un tempo molto lungo e la tratta Siracusa-Catania divenire l’ennesima incompiuta. Come la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, così l’Italia è disseminata di opere incompiute. Per non andare lontano, ricordiamo il l’albergo-scuola mai completato che si può “ammirare” dalla nostra Piazza Stazione. Il verificarsi di un qualsivoglia intoppo ai lavori rischierebbe di porre fine allo storico collegamento ferroviario tra Siracusa e Catania che va avanti ininterrottamente dal 1871, anno di inaugurazione della tratta Lentini-Siracusa.
“Erano trascorsi appena 10 anni dall’Unità d’Italia. Apprendiamo oggi dai tiggì che in Iran il Presidente del Consiglio ha fatto accordi anche per il sistema ferroviario di quel Paese. Le imprese italiane costruiscono infrastrutture ferroviarie dappertutto nei paesi emergenti; questo vuol dire che la ferrovia si impone come segno di progresso, come lo fu dalla metà dell’Ottocento in poi.
Rimane solo il paradosso che le ferrovie le costruiamo all’estero e le trascuriamo e le tagliamo a casa nostra. Fatta accezione, ovviamente, per l’alta velocità che assorbe investimenti consistenti ma serve una minima parte dell’utenza. Il trasporto ordinario, regionale e nazionale, che per la mole di utenza meriterebbe investimenti massicci in riqualificazione e potenziamento, è in perenne affanno. Il caso della Catania -Siracusa merita quindi la massima attenzione e vigilanza per evitare che si trasformi in una storia senza fine. E, comunque, si deve trovare il modo di fare i lavori senza una così lunga ed inaccettabile interruzione del servizio”.

Commenti recenti