Lo consente un emendamento del governatore della Campania in Conferenza Stato-Regioni. Tra Augusta e la città etnea ciò può avvenire solo su “istanza motivata” (ma da che cosa?) di Crocetta
La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016
Approvato dalla Conferenza Stato/ Regioni lo schema di decreto legislativo che istituisce il nuovo sistema delle Autorità Portuali. Nonostante le scaramucce e i tentativi di dar fiato ai vari localismi, ad assecondare visioni ristrette del problema per interessi di bottega incapaci di vedere oltre il proprio limitato orizzonte, si è superata una fase delicata della procedura che porterà al varo definitivo del decreto legislativo.
Bisogna prendere atto che solo il Governatore De Luca è riuscito ad incidere proponendo un emendamento al decreto che dovrebbe congelare l’accorpamento tra Salerno e Napoli (mah, sarebbe il caso di approfondire le ragioni vere o presunte di tale necessità). Quindi, tutto non è andato come sarebbe stato utile poiché è stato approvato l’emendamento De Luca al decreto che così recita: “Si conferma, in fase transitoria e per un periodo non superiore a 36 mesi dall’entrata in vigore del decreto, l’autonomia amministrativa di Autorità Portuali già costituite ai sensi della legge 84“.
Per l’applicazione della moratoria di 36 mesi il presidente della Regione dovrà fare richiesta motivata al presidente del Consiglio, che regolerà la materia con proprio decreto. Si potrebbe chiosare con l’espressione: il solito pasticcio all’italiana. Il ministro ha sottolineato che si tratta di “una facoltà che lasciamo aperta per coloro che lo riterranno opportuno, io spero che tutti comprendano che stare insieme aumenterà le potenzialità del sistema, stare da soli le diminuirà: basti pensare che Copenaghen e Malmo hanno dato vita a un’unica Autorità portuale, pur essendo due grandi porti di due nazioni diverse. Questa facoltà fa parte del rispetto che abbiamo dell’autonomia, ma questo governo è abituato a correre sulle riforme e a fare in fretta: mi auguro che nessuno si prenda troppo tempo”.
La riforma dei porti diventa, comunque, definitiva anche se viene introdotta la moratoria per la quale possono restare in vita le attuali Autorità portuali. Ma soltanto quelle per le quali i presidenti delle regioni interessate presenteranno “istanza motivata”. Dunque, cosa accadrà? Nella migliore delle ipotesi – se il presidente Crocetta presenterà l’istanza per uno, due o al massimo tre anni – le Autorità portuali di Messina e Milazzo e quelle di Augusta e Catania rimarranno in funzione, pur se nell’ottica del futuro accorpamento.
Trentasei mesi possono essere un lungo lasso di tempo; chissà, ad esempio, potrebbe insediarsi un nuovo Governo che la pensa in modo differente dall’attuale. E quindi probabilmente si vivrà alla giornata, ma almeno si potrà investire le risorse dei bilanci dei porti non accorpati sul proprio territorio. Che questo sia un vantaggio per Catania ho i miei dubbi, essendo in deficit, viceversa Augusta potrebbe utilizzare le cospicue risorse finora inutilizzate.
Ridicola appare l’affermazione messa in bocca dal solito giornale di Catania ad Enzo Bianco circa quella che è stata definita una mezza vittoria per Catania poiché viene accreditata l’idea che la sede dell’Autorità portuale può essere scelta dal presidente della Regione con decisione motivata (già, motivata… ma da che?) oppure che si possono trovare soluzioni diverse, come (continuando nel grottesco) un’Autorità portuale unica con due sedi (sic!).
Per il porto di Catania non cambierà praticamente nulla, sul piano operativo continuerà a fare quello che ha fatto finora. Per Augusta si conferma, invece, un altro ruolo molto più ambizioso e oggettivo: sfruttare l’ampiezza della sua rada e la profondità delle sue acque per poter accogliere le navi portacontainer con le nuove opportunità offerte dal raddoppio del Canale di Suez. Catania e Augusta hanno, in un sistema integrato, compiti diversi, destini diversi; prima se ne prenderà atto, meglio sarà per tutti. Nel frattempo, nella malaugurata ipotesi che dovesse essere chiesta la moratoria, il porto di Augusta avrà tempo e modo di crescere con infrastrutture adeguate al suo naturale ruolo di capofila di un sistema integrato.
Del Rio si è detto soddisfatto del parere positivo, sia pure vincolato, espresso dai presidenti delle Regioni e dai sindaci di alcune città metropolitane, anche se restano da sciogliere alcuni interrogativi: In questi tre anni ciascuna Autorità portuale potrà prendere decisioni strategiche, anche di lungo respiro; come verranno regolati i rapporti fra le due autorità? L’iter di legge proseguirà con l’esame del decreto nelle commissioni parlamentari.
Evidente è la soddisfazione del Ministro del Rio che così ha chiosato l’importante risultato: ”Con il parere favorevole alla Conferenza Stato Regioni sul decreto di riorganizzazione delle autorità portuali e l’intesa Piano strategico nazionale della Portualità e della Logistica, la riforma dei porti fa un buon passo avanti per dare più competitività all’Italia come porto europeo nel Mediterraneo. Il Paese deve correre, i porti italiani devono correre perché altrimenti perderanno traffici come hanno già perso in questi anni. Devono diventare sempre più competitivi e la competitività è a livello globale. “È condiviso quindi il Piano strategico nazionale della portualità e della logistica, in cui diventano centrali la digitalizzazione, i fast corridor per le merci, lo sdoganamento in mare per le merci, il collegamento con gli interporti, tutte cose in cui l’Italia è stata finora molto debole. Oggi è una giornata positiva per l’economia italiana e per l’occupazione nei nostri porti perché sono convinto che, così facendo, con un forte coordinamento centrale, autorità di sistema e modernizzazione della portualità, con provvedimenti che abbiamo già attuato come i dragaggi o la digitalizzazione, ci mettiamo in condizioni molto migliori rispetto a mesi fa”. Evidentemente ha fatto di necessità virtù, concentrando il suo giudizio sullo sblocco del provvedimento, dopo anni di inedia, lasciando che le miserie delle vicende meridionali seguano il loro corso e non inficino un’operazione che, oggettivamente, può dirsi titanica. Forse confida che il tempo e il mercato facciano da regolatore. D’altra parte come dargli torto, in democrazia ci vuole il consenso e se ciò comporta qualche compromesso meglio concentrarsi su provvedimenti perfettibili che su nessun provvedimento.
Una volta varato il decreto, sarà necessario che a livello regionale i deputati della Sicilia orientale stimolino Crocetta, in altre faccende affaccendato, a riprendere in mano il problema, con serietà (ma questa condizione gli appartiene?) per razionalizzare e rendere più efficace nel territorio di competenza regionale il disegno governativo richiedendo l’ampliamento dei confini dell’Autorità Portuale verso Targia e Pozzallo. “A questo obiettivo occorre porsi con lungimiranza, vincendo resistenze miopi, nel rispetto della logica e degli interessi convergenti di quel Distretto del Sud Est, le cui caratteristiche e potenzialità si affermano ogni giorno di piùˮ, ha commentato la deputata regionale Cirone Di Marco apprendendo l’esito del parere interregionale.
C’è da augurarsi che affondi nel ridicolo il disegno di legge di quei 6 deputati sicilianiche hanno ipotizzato di istituire un ulteriore carrozzone regionale, l’ASPOR, per mettere insieme, sotto un’unica gestione, tutti i porti della Sicilia e che si affronti la fase dell’assestamento e della designazione del nuovo comitato portuale con serietà e, soprattutto, con le giuste competenze, risolvendo in fase attuativa quelle perplessità a suo tempo evidenziate e di cui due mi sembra necessario chiarire con urgenza: 1) i criteri di fusione fra vecchie Autorità portuali e le modalità con le quali questi processi saranno concretamente portati a termine. 2) le rappresentanze all’interno del comitato di gestione, in particolare nel nostro sistema portuale: essendo Catania Città Metropolitana occorre chiarire, all’art.9.1.c), che l’esclusione della nomina di un rappresentante da parte dei Comuni si applica a tutti i Comuni di città metropolitane e non solo a quelle capoluogo, altrimenti Catania si troverebbe ad avere due rappresentanti, uno come città metropolitana e uno come Comune sede di ex Autorità Portuale .
Forse sarebbe il caso che gli on. Zappulla, Amoddio e Prestigiacomo, unici deputati nazionali della provincia, sollevino in sede di commissione il problema.

Commenti recenti