Nella baia di Augusta il 20% del mercurio presente nel Mediterraneo

Il CNR: “Valore macroscopico e inatteso. Necessari interventi immediati e significativi”. C’è chi soffia sul fuoco ma il problema ambientale va rilanciato senza depotenziare le prospettive di sviluppo portuale

 

Mai come in quest’anno sul porto di Augusta sono stati accesi tanti riflettori. Vediamo di riepilogare: si comincia con le grandi manovre sulla sede della port autority di sistema, per la quale, contravvenendo alla logica e all’oggettività delle cose, si mobilitano Crocetta (il quale, da quando è presidente della Regione, non ha trovato il tempo di designare il proprio rappresentante nel comitato portuale ed oggi, per motivi che sfuggono a noi poveri mortali, si intesta una battaglia a favore della sede a Catania) e il giornale etneo il cui editore sembra non disdegni interessi per il settore; al contempo ENI dichiara la volontà di dismettere Versalis con conseguente cessione del relativo pontile (dopo che per decenni, insieme ad altri, ha gestito in autonomia funzionale tutti i traffici di movimentazione dei prodotti petroliferi); segue, in questi giorni, lo scandalo nato a Potenza sui residui di lavorazione del petrolio che sembra avere un coinvolgimento anche nello scalo augustano, investendo anche gli alti vertici della Marina, per i quali si ipotizza un reato di cui a memoria non si è mai sentito parlare: “traffico illecito di influenze (?)”.

Nello sfondo pesa come un macigno il problema irrisolto del risanamento della rada su cui uno studio del CNR redatto nel 2015 dal ricercatore Mario Sprovieri, coadiuvato da un gruppo di scienziati, pubblicato sotto il titolo: “Il caso studio della rada di Augusta”, nell’ambito di una collana denominata” Inquinamento ambientale e salute umana”, nelle conclusioni in cui tira le somme sulla ricerca (pag. 241 e segg), afferma: “Lo studio è stato finalizzato all’indagine sul ciclo biogeochimico e agli effetti sull’ecosistema e sulla salute umana di un solo contaminante, il mercurio, che, a causa di un incontrollato sversamento all’interno della Rada negli anni passati, rappresenta, per le concentrazioni documentate, un’evidente e specifica peculiarità per l’impatto antropico dell’area di interesse…

“Nel caso specifico, il meccanismo di interazione del mercurio e delle sue diverse forme chimiche presenti nei sedimenti della Rada di Augusta, è stato dimostrato essere la sorgente primaria di mercurio per l’intero sistema… In particolare, lo studio degli isotopi del mercurio, nelle diverse matrici ambientali investigate, chiaramente mostra proprio il ruolo dei sedimenti inquinati come sorgente del contaminante per l’intero sistema, fino all’uomo. Inoltre, …l’analisi puntuale dei flussi all’interfaccia sedimento-acqua e acqua-atmosfera è risultata elemento chiave per indagare quantitativamente il trasferimento del mercurio dalla fase solida a quella liquida e aeriforme e quindi il trasferimento in parte del ciclo biogeochimico in cui fenomeni di accumulo e trasporto risultano “contigui” all’uomo.

“E’ su questa base che poggiano i bilanci di massa eseguiti e che vedono la Rada di Augusta come input di mercurio in fase disciolta per l’intero bacino Mediterraneo per un valore macroscopico ed inatteso di circa il 20% dell’intero budget a larga scala. …La specifica dinamica tridimensionale del bacino Mediterraneo e la caratteristica posizione geografica della Rada di Augusta pongono un problema di ridistribuzione ad ampia scala che richiede interventi significativi ed immediati in grado di limitare l’output di mercurio e l’interazione con dinamiche di contaminazione ad una scala ben al di là di quella locale.

“Discorso diverso è da farsi per quanto riguarda i fenomeni di bioaccumulo e biomagnificazione del mercurio, nella sua forma metilata, negli organi target di pesci bentonici, demersali e pelagici; tale effetto immediatamente pone un problema specifico di impatto sulla salute delle popolazioni che risiedono nelle aree limitrofe della Rada; sebbene infatti un numero di ordinanze emanate dalla Capitaneria di Porto di Augusta vietino la pesca in aree specifiche della Rada, è da sottolineare l’importanza di estendere tali restrizioni all’intera baia. Risultati inequivocabili dimostrano l’impatto del trasferimento del mercurio dai pesci all’uomo, soprattutto per residenti che hanno dichiarato di basare la propria dieta su pesci pescati in ambito locale…”

A fronte di questi problemi sull’uso industriale del porto, l’Amministrazione comunale con delibera di Giunta del 1 aprile, presenti 4 assessori (due di Augusta e due di Catania) e con pareri tecnici del responsabile dell’urbanistica e del settore economico finanziario (?), ma non del settore ambiente, presenta osservazioni al sensi dell’art. 20 comma 3 del d. lgl 152/2006 e s.m.i. sulla procedura di verifica assoggettabilità a v.i.a. del progetto “terza fase realizzazione banchine containers nel porto commerciale di Augusta – progetto unificato di primo e secondo stralcio affinché l’intervento progettuale venga nella sua interezza nuovamente sottoposto a procedura VIA e sottoposto a procedura VIncA ”sulla base della considerazione che il progetto“ risale agli anni ’90 e ha ottenuto V.I.A. favorevole solo nel 2000, (e che, ndr) si basa su un’idea superata di porto commerciale che si sta oggi dimostrando palesemente sbagliata e priva dei fondamentali requisiti dì sostenibilità economica ed ambientale (sic!).

“Esso prevede la cementificazione di oltre 300.000 mq dell’area umida del Mulinello, compromettendo integralmente la Salina sinistra del fiume Mulinello; erroneamente qualifica l’area interessata come “relitto inutilizzabile e privo di connotati naturali né antropici”, ovvero come “terreni incolti e in stato di abbandono […] caratterizzato da una depressione colma di acqua stagnante che non trova sbocco sul mare”, laddove invece si tratta di un’area umida salmastra compresa nelle Saline del fiume Mulinello che ricade all’interno dell'”Oasì di protezione e rifugio della fauna selvatica” nei territori di Augusta e Melilli (D.A. 17 giugno 1999); si basa su una valutazione lacunosa del rìschio idrogeologico in quanto il Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico individua l’area di progetto come zona di esondazione in caso di cedimento della diga Ogliastro;”

Delibera, questa dell’Amministrazione comunale, il cui obiettivo evidente è di bloccare i lavori per l’allargamento delle banchine, nel presupposto (?) che non vi sia alcuna prospettiva di traffico nel settore dei container (contrariamente a quanto affermato nell’ultimo scenario di previsione sull’economia della Sicilia elaborato dal centro studi di Intesa Sanpaolo e pubblicato su Milano Finanza di qualche settimana fa (n.d.r.); valutazione prontamente supportata da un documento di Legambiente Augusta che ricorda che “Sin dal febbraio 2013 abbiamo manifestato la nostra contrarietà alla realizzazione di una dannosa ed inutile cementificazione del Mulinello e criticato fortemente la Commissione VIA ed il Ministero dell’Ambiente che, in difformità dalle direttive europee e dalle norme nazionali in materia, rilasciavano pareri e decreti di compatibilità ambientale che Legambiente ha impugnato davanti al Presidente della Repubblica e di cui attende l’esito del ricorso”.

In questo contesto si inserisce, inoltre, la mancata sottoscrizione ad oggi del protocollo di intesa proposto dall’Autorità portuale alla Marina per un rilancio integrato della cantieristica e le iniziative per il depotenziamento dell’arsenale militare di Augusta su cui si è registrato, nei giorni scorsi, un forte intervento sindacale a tutela dell’importante insediamento… Tutti questi fatti, oggi all’attenzione mediatica in contraddizione fra di loro, pongono tante domande e non poche perplessità sulla schizofrenia che agita gli opinion leader che “governano” il territorio.

Da un lato non si procede alla bonifica, dall’altro non si procede al potenziamento di strade alternative all’uso differenziato del porto. Non voglio essere complottista, ma tanto clamore e tanta attenzione mediatica sembrano essere tutte concorrenti a “consigliare” un alleggerimento da Augusta dei centri decisionali per spostarli altrove dove meno presenti sono i “clamori” e dove le forze in campo sanno meglio “gestire” le “vicende economiche”. C’è da restare perplessi. Certo è che il problema ambientale deve essere sicuramente affrontato con decisione ed energia, nella sua natura essenziale e vera, nell’interesse della salute delle popolazioni, senza ulteriori rinvii, né limitato dalle perplessità giuridiche evidenziate dai vari TAR, sempre attenti a tener conto delle motivazioni di chi sa rappresentarsi meglio; forse è giunta l’occasione per rilanciare il problema ambientale senza depotenziare le prospettive di sviluppo e di utilizzo articolato del porto.

Colpisce il silenzio delle cosiddette classi dirigenti del territorio che procedono in ordine sparso, prive di un disegno di futuro unitario sulle prospettive economiche della provincia e sul ruolo del porto, testimoniando ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la debolezza strutturale della politica in questa landa sperduta del meridione. Forse sarebbe il caso di auspicare, in relazione al ruolo disegnato dalla riforma dei porti al nostro territorio, un intervento risoluto e determinato del Presidente del Consiglio come realizzato in questi giorni sul caso Bagnoli.

 

Da leggere

Concorso Melilli. Carta, Nicita, Ternullo e la funzione ispettiva intermittente

Noi non sappiamo (ancora) se qualche forza politica abbia pensato di servirsi dello ‘scivolone’ dell’Amministrazione …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti