Cristina Pulvirenti: “Non più solo la lista del presidente nel rinnovo di maggio; ce n’è un’altra, abbiamo raggiunto le 200 firme. Bisogna rivedere il rapporto dal vertice verso i soci e il territorio”
La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016
Incontriamo Cristina Pulvirenti, membro del CDA uscente di Banca Etica, mentre è di passaggio da Catania per concedersi una breve pausa pasquale nel suo paese natio di Caltagirone. ‟Abbiamo deciso – ci dice – di presentare, se riusciremo a raccogliere 200 firme di soci, la lista autonoma “Banca Etica aperta e innovativa” all’assemblea che si terrà a maggio per il rinnovo delle cariche elettiveˮ.
Come mai?
Non è per contrapposizione all’unica lista che è presente, tutto ciò non ci appartiene, quello che ci spinge è portare davanti a tutti i soci le grandi perplessità e i malumori che stanno percorrendo la banca. C’è bisogno di rinnovarci, metterci su nuovi binari, cambiare strumenti per aggregare di più e meglio.
Spiegati.
Dentro la banca vi sono persone notevolmente diverse: si va dall’idealista puro il quale non vuole comprendere che anche Banca Etica deve produrre profitto, che poi significa prendere da una parte e dare a un’altra che chiede, dall’altro lato ci sono quelli che pensano solo al business mantenendo, certamente, il discorso di finanza etica. Da queste fughe in varie direzioni non si esce, anzi, c’è sempre più confusione.
La Banca ha superato una prima fase e ora è più grande ed estesa con una filiale in Spagna; può essere questo un motivo valido dell’attuale situazione?
Infatti, attraversiamo una fase delicata. C’è bisogno di rivedere certi comportamenti, specie dai vertici verso i soci e verso il territorio. I soci dovrebbero essere formati di più e non solo sul piano culturale, ma anche nel saper leggere un bilancio, per capire di più i meccanismi interni della Banca.
Una visione diversa.
Oggi il terzo settore e il welfare in generale sono in profonda trasformazione, la sussidiarietà del passato viene sostituita da nuove forme d’impresa sociale, è necessario mutualizzare il rischio fra generazioni, educare nuovi ‘business angels’ che promuovano una cultura dell’impresa sostenibile e della responsabilità. Su tutto questo siamo in ritardo. Occorre dare più valore alle filiali e ai banchieri ambulanti, che hanno il vantaggio della prossimità con i clienti. Occorre orientarsi verso crediti più frazionati, per diminuire i rischi e per aumentare la sensibilità sulla sostenibilità sociale ed economica. Tutto questo che sto asserendo lo abbiamo scritto nella sintesi delle nostre motivazioni. Sono i punti centrali del programma della lista. È necessario costruire professionalità capaci di individuare mete raggiungibili e si può fare con una gestione parsimoniosa dei nuovi investimenti e progetti. Esponiamo, nella nostra lista, la convinzione che il Cda debba occuparsi di orientamento strategico e controllo dei rischi, non della gestione operativa. Esso ha bisogno di un rafforzamento nelle regole, competenze, prospettive organizzative per affrontare le nuove problematicheˮ.
‟Devo dire che vedo con favore la presentazione di quest’altra lista. Una sola, quella del presidente, non mi soddisfacevaˮ, afferma Luigi Latino, coordinatore del Git della Sicilia orientale.
Che cosa comporterebbe una sua vincita?
Questa lista anche non vincente, ove raccogliesse almeno un terzo dei voti, esprimerebbe due consiglieri, già indicati dalla lista, uno dei quali è proprio Cristina Pulvirenti. Avere una siciliana, peraltro molto seria e veramente in gamba, nel CDA della nostra banca credo sia una cosa importante.
Un seminario organizzativo da disporre a metà mandato che porti la Banca a riflettere sui suoi comportamenti alla luce di nuovi fattori interni ed esterni e fare il punto su direttive, regolamenti, formazione, ecc. argomenti che in un’assemblea non si ha il tempo di verificare in profondità, non sarebbe auspicabile?
‟Si, penso proprio di si – risponde Luigi – Vogliamo persone preparate immesse nei punti chiave insieme a giovani che si facciano le ossa. Attualmente c’è il collegio dei sindaci che ha una responsabilità e un’importanza enorme, perché deve controllare accuratamenteˮ.
A tal proposito, bisogna ricordare che il Git tramite il suo coordinatore, nell’ultima intervista sulla Civetta, affermava di non ritenere giustificabile il permanere delle stesse persone in posti apicali per troppi mandati.
Luigi, fino ad oggi non c’è certezza per un incarico come sud. Mentre sappiamo che la realtà di Siracusa esprime uno zoccolo storico e dovrebbe essere valorizzata.
È anche questo che porta a considerare la presentazione di questa seconda lista come segno di democrazia all’interno della banca, inoltre è guidata da persone come Cristina, che è siciliana e che stimiamo per le idee e i fattivi contributi che porta, su cui ci ritroviamo pienamente. Potrebbe essere un nostro punto di riferimento.
Possiamo concepire il bisogno di una svolta?
Sì, non si potrà più improvvisare, ma programmare. Dovremmo, il giorno dopo l’assemblea, riunirci come area sud e iniziare a far crescere figure, creare iniziative in modo da formare e coinvolgere più soci con nuovi da conquistare. Dovranno essere queste le nostre due linee direttrici unite, non separate: formare e coinvolgere sempre piùˮ.
‟È giusto attivarci fin da adesso per giungere alla prossima scadenza elettiva in cui noi come sud e nello specifico come Siracusa dovremmo contare di piùˮ, afferma Nuccio Aliotta membro storico di Banca Etica di Siracusa. ‟Abbiamo iniziato un nuovo percorso, con un gruppo più coeso e strategie più articolate, non ci manca la grinta nell’organizzarciˮ.
Un programma che potrà essere un ostacolo a chi considera diversamente la Banca, fuoriuscendo da regole che l’impresa si è data. Stiamo attraversando una fase in cui la grande finanza speculatrice, con le sue note difficoltà, guarda dove aggrapparsi per fusioni e scalate. Abbiamo visto il recente blitz del governo Renzi sulle dieci più grandi banche popolari, che non ha avuto nessuna giustificazione, perché la storia dimostra che più le banche crescono, più aumenta il rischio di grandi crisi sistemiche finanziarie. Nessuna delle quali è stata provocata da banche popolari o di credito cooperativo. C’è bisogno urgente di più anticorpi, maggiore ampliamento nel legame col territorio, per una consapevolezza matura dei tipi di finanza.
Banca Etica si pone, a Siracusa, come un baluardo nella riduzione del livello di democrazia in cui la finanza rappresenta un settore strategico e centrale.

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