Qui per festeggiare S. Lucia delle Quaglie si fanno volare i colombi, ad Archimede hanno messo in mano lo specchietto della lapa, la Pista Ciclabile non ha nulla a che fare con la viabilità cittadina, lo stadio Vittorio Emanuele si chiama De Simone…
La Civetta di Minerva, 18 marzo 2016
Questa è una città strana, si sa. Solo chi vi è nato e vissuto, per almeno trent’anni, può aspirare di comprendere i meccanismi reconditi che stanno alla base del modus vivendi “siracusano”. E a volte neanche. Ci sono, infatti, nelle dinamiche sociali e urbane atteggiamenti e aspetti che connotano in modo specifico e particolare i tratti distintivi di una Comunità locale.
Siracusa ha, dunque, le sue manifestazioni caratterizzanti, così come, forse, in ogni città. Per esempio: la statua della patrona non la trovi nella chiesa (S. Lucia), nemmeno nella piazza omonima e neanche nella chiesa di S. Lucia alla Badia, ma la trovi in Cattedrale, la quale è, invece, dedicata alla natività di Maria Santissima e che è anche il tempio di Minerva/Atena. Atena (o Diana) la trovi, invece, nella piazza dedicata all’illustre scienziato Archimede dove, però e stranamente, di Archimede, a parte il nome, non ci trovi nulla. Infatti, la tanto attesa statua commemorativa del genio siracusano è stata appena collocata a ridosso del ponte che a sua volta è intitolato al Re Umberto 1°.
A proposito di Re, niente a che fare con la famosa Testa ‘O Re che adesso viene chiamata Balza Acradina, così come la Piazza dedicata ad Aldo Moro che viene, invece, chiamata piazza Adda. Per fortuna che a Piazza Pancali ci trovi le panchine e che a Piazza Marconi ci trovi l’omonimo panificio e non certo il Pozzo dell’Ingegnere. Mentre lo stadio Vittorio Emanuele III (con tanto di iscrizione sul prospetto) viene chiamato De Simone. Poi c’è la Pista Ciclabile che non ha niente a che vedere con le normali piste ciclabili di qualsiasi città del mondo (percorsi urbani che collegano una parte e l’altra della città consentendo alle persone di usare un mezzo alternativo ed ecologico per snellire il traffico: casa – lavoro, casa – scuola, ecc.) ma è, piuttosto, un itinerario ecologico, un percorso naturalistico, un’area paesaggistica.
Sembra strano, ma in questa Città per festeggiare S. Lucia delle Quaglie si fanno volare i colombi, mentre si continuano ancora a chiamare “pipi ra taggia” i peperoni coltivati nella serre di Vittoria. Infine, la città è governata da una giunta di centro-sinistra ma include assessori di destra e consiglieri di maggioranza all’opposizione.
Vuoi, dunque, stupirti se il siracusano è polemico, critico e lamentoso per natura? Come fai, sbagli.
Ma noi che non pratichiamo lo sport della critica e polemica ad ogni costo, vogliamo sfatare questo luogo comune e smentire che il siracusano si lamenta sempre e di tutto. Per questo non ci uniremo al coro dei commenti che si sono susseguiti in occasione dell’inaugurazione del monumento ad Archimede. Noi non ci vogliamo associare a chi sostiene che “sembra appena uscito dal barbiere, ben pettinato e barba curata” o che “gli hanno messo in mano lo specchietto della lapa” e neppure che la luce bianca del basamento sembra il neon di una discoteca. Noi, contrariamente all’esercito di soliti lamentosi, non lo diciamo che “potevano fargli indossare un paio di sandali invece di farlo andare scalzo”, né che “bisognava collocarlo in una postazione più idonea, più in vista e più protetta”. Noi vogliamo, invece, apprezzare lo sforzo indiscutibile prodotto da questa Amministrazione e il positivo traguardo raggiunto dopo il nulla imperante da decenni.
La città è senza autobus e senza trasporti, è piena di spazzatura in ogni angolo, ha le tariffe più alte per spazzatura e bollette dell’acqua, è agli ultimi posti nelle classifiche per qualità della vita e ci vogliamo lamentare di una statua? O piuttosto che le panchine di piazza Archimede e di corso Umberto sembrano comprate al centro commerciale? Noi vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto. In fondo, malgrado tutto abbiamo il riconoscimento conferito dall’Unesco di Città Patrimonio dell’Umanità. Un merito ci sarà, vuoi mettere? Certo, forse la città registra più presenze dal paninaro del mercato che al Museo Archeologico; il siracusano conosce più “Andrea” che Paolo Orsi; sui social girano più foto di panini che di monumenti. Ma non lamentiamoci sempre. Meglio essere la patria delle tragedie che delle commedie. Non solo greche.
A proposito, siamo più Supplici o Baccanti?

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