Per l’area del Talete una proposta… vagamente archimedea

Un accoppiamento funzionale tra un nastro viario ad arco (o ad arcobaleno) e una sottostante struttura cocleare (a nastro filante) le cui volute, tre o quattro, nella parte inferiore risultino fissate su robustissimi piloni quadrati, tetragoni, emergenti per almeno sei metri dal mare

 

Troviamo veramente insensato che oggi in Ortigia siano rimasti solo due ponti, quando tutti sappiamo che l’idea di un terzo collegamento fu dettata da una esigenza di sicurezza e di protezione civile. E il finanziamento che fu impiegato per il parcheggio Talete doveva appunto servire per tale opera di protezione civile. Ma a qualcuno balzò per la mente (o gli fu fatta balenare) la balzana idea di un tunnel, giustamente osteggiata da mille cittadini di buon senso (e da qualche modesto intellettuale del contado).

Il risultato fu che il finanziamento rimase fagocitato (interamente?) dal parcheggio, che doveva essere complementare all’opera di protezione. Dell’esigenza di un collegamento in grado di resistere a terremoti e maremoti si è persa successivamente ogni traccia nella coscienza collettiva. Anzi un terzo ponte oggi sembra addirittura pleonastico. E infatti è stato sbarazzinamente demolito.

Ci auguriamo che siano compiute analisi approfondite sui motivi che hanno determinato l’incomprensibile decisione di abbattere il ponte di cemento, che non sembrava (neanche agli esperti) essere poi così ammalorato da risultare irrecuperabile. E troviamo che ci sarebbe anche da chiedersi se, nel caso di compromissione grave solo delle travi (e non delle spalle di supporto), non sarebbe stato logico e conveniente limitarsi a sostituirle; operazione semplicissima, considerato che esse sono semplicemente poggiate sui sostegni.

Nell’attesa che una spiegazione plausibile salti fuori, ribadiamo che qualsiasi ipotesi di recupero e valorizzazione del Talete e delle aree limitrofe (senza per altro escludere la possibilità di realizzare altri ormeggi per piccole imbarcazioni da diporto o da turismo) dovrebbe convivere con una necessaria struttura di collegamento viario con la terraferma. Se non si vuole ripristinare il ponte demolito (che non fu mai ben raccordato con la viabilità esterna all’isola), si pensi ad un collegamento con la zona dello sbarcadero, che potrebbe congiungere l’isola alla viabilità in direzione Nord, oggi potenziata grazie alla eliminazione della cintura di ferro.

Ci piace immaginare una soluzione vagamente archimedea: una sorta di coclea o di stella filante, le cui spirali poggino su solidi blocchi di fondazione, emergenti dal mare ad intervalli opportunamente studiati per consentire il passaggio di velieri con alberature di dieci o dodici metri. Su tale struttura portante a coclea o a volute «volerebbe» il nastro viario, interlacciato alla sottostante stella filante da collegamenti a traliccio, strutturalmente sinergici. In altre parole si potrebbe trattare di un accoppiamento funzionale tra un nastro viario ad arco (o ad arcobaleno) e una sottostante struttura cocleare (a nastro filante) le cui volute, in numero di tre o quattro, nella parte inferiore risultino fissate su robustissimi piloni quadrati, tetragoni, emergenti per almeno sei metri dal mare. Un traliccio tra due forme diverse di nastri; una struttura antisismica, elastica (per la caratteristica dei materiali), resiliente, iperstatica (per ridondanza di appoggi e vincoli) e, ad un tempo, “dinamica” nella forma. E il dinamismo degli archi cocleari e del sovrastante nastro stradale contrasterebbe con la solida staticità delle tetragoni torri di fondazione.

Probabilmente una tale struttura diverrebbe una ulteriore imago urbis come il teatro greco e la contestata (ma ormai consacrata dal tempo) architettura del santuario. Abbiamo avuto modo di prospettare tale ideuzza ad alcuni nostri amici e abbiamo scoperto che a noi visionari una tale idea piace. Non resta che affidarla, come semplice spunto, agli architetti, che potranno meglio valutarla e, se lo riterranno opportuno, potranno anche studiare le necessarie strutture di collegamento a traliccio tra i due nastri d’acciaio. Forse tra quei tralicci (sotto la sede viaria) si potrebbe inserire un suggestivo percorso pedonale, interamente ingabbiato (per ovvi motivi di sicurezza).

Sarebbe sicuramente un interessante studio di progettazione… accademica. Destinata, purtroppo, a rimanere irrealizzata. Infatti con un Comune indebitato e con politici propensi a distruggere piuttosto che a costruire c’è poco da sperare. Forse non ci resta che sognare, giacché i sogni non pagano gabella.

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