Misurati e quantificati gli apprendimenti degli studenti delle secondarie superiori, indirizzi tecnici, in un raggio di 30 km da Siracusa. Con un limite: la fondazione Agnelli ha valutato solo con il parametro dell’efficienza
“Produttività, efficienza, rischio”: si aggira nelle nostre scuole uno spettro che parla la lingua dell’economia e della mentalità tecnologica – prassistica, che osserva come un grande fratello orwelliano istituti della stessa tipologia e dello stesso territorio entro un raggio di 30 Km, ne valuta l’efficacia didattica ed educativa in relazione alle performance universitarie degli studenti, elabora dati, statistiche, percentuali, stila graduatorie di merito dei licei più prestigiosi puntando il dito contro gli incapaci. Per fornire un feedback, sostiene l’enigmatico inquisitore. O promuovere una meritocrazia giustizialista?
Nel nome dell’equità e della trasparenza orienta le famiglie nella conoscenza dell’offerta formativa del territorio e le supporta nel delicato momento della scelta dopo la terza media, senza pretesa di condizionamento, ricordando semplicemente loro che quel tale liceo “ha un tasso di non immatricolati all’Università di quasi due terzi inferiore a quello regionale (6% contro il 17% siciliano) e un 84% di studenti che supera brillantemente il primo anno universitario contro un dato regionale del 71% frequentando le più importanti Università d’Italia”.
Nessuno l’ha mai incontrato; dunque presupponiamo che attinga alla banca dati delle nostre scuole quando le aule si svuotano, quando l’insegnante, il Malaussène di tutti i mali della nostra società, (ogni tempo ha i suoi capri espiatori con annessi rituali di immolazione e devastanti impatti psicologici) sempre più oberato da funzioni che esulano dallo specifico compito dell’ insegnamento, fa i suoi conti quotidiani con la sensazione di aver parlato ai muri.
Affinché il nostro linguaggio non risulti criptico a chi non è del mestiere riveliamo l’identità del misterioso lemure: la Fondazione Agnelli (Eduscopio), istituto indipendente di cultura e di ricerca nel campo delle scienze umane e sociali, che si occupa prevalentemente di educazione.
Attraverso formule matematiche (media dei voti conseguiti agliesami universitari sostenuti con successo, ponderata per i crediti formativi di ciascun esame, ottenuti in percentuale sul totale previsto per il primo anno nel corso di laureadello specifico ateneo), la fondazione analizza i risultati universitari per “formulare un giudizio sulla qualità delle scuole secondarie superiori, sulla base di informazioni che provengono da enti – gli atenei – che sono terzi rispetto alle scuole stesse, cioè imparziali”. Terzi da sempre estranei alle problematiche didattiche ed educative relative all’insegnamento nei vari ordini di scuola, a cui hanno sovente rivolto l’attenzione solo per promuovere l’adozione di manuali scolastici, frutto della più innovativa ricerca accademica.
Lungi dal voler esaltare una mentalità nostalgico – reazionaria, che demonizza la correlazione tra istruzione e sbocco professionale, richiesta dalle urgenze sociali del nostro tempo, ci preme evidenziare le contraddizioni di una riforma scolastica (alla cui valorizzazione è asservita la ricerca di Eduscopio), che promuove tutto e il contrario di tutto.
Da un lato, la riduzione della valutazione a misurazione numerica, che ingabbia l’azione didattica entro parametri valutativi quantificabili: “L’impeto valutativo – afferma Massimo Recalcati – vorrebbe imporre scansioni dell’apprendimento uguali per tutti, depersonalizzando, rendendo tutto misurabile e quantificabile”, in obbedienza “al culto feticistico del numero e della quantificazione, idolo imperante del nostro tempo”. Dall’altro la valorizzazionedella pluralità delle storie, delle culture, dei modi di essere, la promozione di percorsi esperienziali di didattica personalizzata e individualizzata che rimuovano i fattori demotivanti dello studio recuperando gli alunni più fragili. L’attivazione di processi d’inclusione, richiesta dal crescente numero di studenti stranieri, DSA e BES, diversamente abili tuttavia necessiterebbe del superamento di un didatticismo astratto e del ricorso a metodi e strumenti coeducativi e a tempi più distesi di quelli frenetici in cui l’insegnamento è compresso.
I risultati della ricerca di Eduscopio non tengono conto di questi fattori e di altri di natura sociale: background socio-culturale dello studente, stabilità economica della famiglia e conseguente possibilità di accesso alle facoltà universitarie, localizzazione della scuola, in particolare nelle metropoli, in aree periferiche ad alta criticità.
Gli studenti non sono tutti uguali, anche se frequentano scuole della stessa tipologia. L’ omologazione valutativa è inconciliabile con la valorizzazione delle differenze.
Ci chiediamo quanti di quell’84% di brillanti studenti abbiano avuto la possibilità di ricorrere a costose lezioni private dinanzi alle difficoltà incontrate nell’iter scolastico, abbiano vissuto un’esperienza di intercultura all’estero o viaggiato come cittadini planetari nelle capitali della cultura europea. Non è difficile immaginare la risposta.
Esca, dunque, la Fondazione Agnelli dalla torre d’avorio della ricerca statistica ed entri nelle nostre scuole; dialoghi con quegli insegnanti che, pur non essendo in esilio in una canonica del Mugello, fanno un lavoro di frontiera; interroghi sul loro progetto di vita quei giovani le cui famiglie vivono le drammatiche conseguenze di una crisi occupazionale che le condanna alla precarietà sociale.
Gli studenti sono una realtà complessa che non può essere semplificata con statistiche e percentuali.
L’istruzione rimane l’ultimo baluardo contro l’economicismo contemporaneo accusato da Recalcati di avere “irretito la pedagogia e sponsorizzato l’acquisizione delle competenze come indici subordinati al criterio acefalo della produttività”, il baluardo di una cultura che, come affermava Gramsci, è la capacità “che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri”.
E dunque, in quanto tale, può essere padroneggiata anche da chi, attraverso percorsi tortuosi, imparando a veleggiare nella vita, arriva ultimo alla meta.

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