Referendum sulle trivellazioni, ora la parola passa al popolo

Si voterà il 17 aprile. Il premier Renzi non ha voluta accorpare la chiamata alle urne con il ballottaggio delle amministrative, gravando le casse dello Stato di almeno 300 milioni di euro.

 

La Corte Costituzionale ha ammesso uno solo, dei sei quesiti inizialmente richiesti, da sottoporre agli elettori italiani con un referendum finalizzato a stoppare il titolo minerario entro le acque territoriali. Il quesito proposto, infatti, mira a eliminare la previsione della non applicabilità del divieto ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario.

L’abrogazione non riguarda (e non potrebbe riguardarli) i titoli abilitativi già rilasciati; si propone, infatti, di sostituire l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con il seguente: “Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea e internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia dalle linee di costa lungo l’intero perimetro costiero nazionale e dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette”.

Per altri due quesiti proposti era stato avanzato, da ben sei Regioni, il conflitto di attribuzione. Riteniamo importante considerare il referendum come mezzo per la transizione verso un modello eco-economico sostenibile poiché i sistemi che finora hanno governato il mondo (neoliberista e comunista) sono stati, più o meno, di rapina delle risorse disponibili e dei beni comuni, più rivolti alla dissipazione, allo spreco e al consumismo (visto come propulsore di lavoro e occupazione) e più in funzione della massimizzazione dei profitti e/o del potere politico, con le caratteristiche dell’accentramento del potere economico nelle mani di pochi (l’1% detiene il 60% delle risorse economiche mondiali) o di monopolio o della dittatura.

Viviamo in un mondo popolato da oltre sette miliardi di esseri umani, sempre più complesso e vulnerabile. Le crisi ambientali e l’esaurimento delle risorse naturali, annunciate oltre quarant’anni fa dal Rapporto “Limiti della Crescita” del Club di Roma, cominciano a verificarsi: cambiamenti climatici, sovrasfruttamento e acidificazione degli oceani e delle foreste, inquinamento nell’aria da polveri sottili e piogge acide, scioglimento dei ghiacci; in altre parti del mondo, di converso, aridità e alluvioni, eventi estremi in maggior numero e intensità, cementificazione selvaggia e conseguente diminuzione del terreno agricolo, deforestazione e incendi. L’informazione scientificamente corretta ma comprensibile a tutti è la chiave per comprendere ciò che è in atto e l’urgenza delle soluzioni e rimedi possibili. Senza consapevolezza non siamo forti né come individui né come collettività.

Da queste premesse bisogna analizzare la profonda crisi ambientale del nostro pianeta, i diversi gradi della crisi e approfondire temi come quello dell’esaurimento delle risorse energetiche fossili e non rinnovabili, la gestione dei rifiuti, l’uso e la vulnerabilità del territorio. Le soluzioni sostenibili possibili, tecnologiche e culturali per poter invertire questa tendenza, esistono già: economia circolare, riciclo degli scarti, risparmio ed efficientamento energetico, energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, pesca responsabile e non aggressiva, uno stile di vita meno sprecone e più parsimonioso e sobrio, una nuova filosofia di vita a favore delle presenti e future generazioni.

La vittoria del Sì al referendum consentirebbe un’accelerazione verso valori e sistemi eco-economici più avanzati, più rivolta a un’etica concreta di risparmio e di efficientamento, favorirebbe l’agricoltura biologica e naturale, il turismo sostenibile, una qualità dell’aria e dell’acqua migliore, una maggiore sicurezza delle comunità.

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