Nelle scuole siracusane venti bambini che nessuno vuole assistere

Il neuropsichiatra Franco Sciuto, difensore dei diritti dei minori: “E’ da due anni che il Comune non assicura il servizio!”. Riabilitazione logopedica, chinesiterapeutica e psicomotoria, “tempi di attesa non tollerabili”

 

E’ inutile nasconderlo: la situazione dei minori sul nostro territorio non è per nulla rosea. Ne è convinto Franco Sciuto, neuropsichiatra e difensore dei diritti dei minori che da anni, attraverso incontri, relazioni e un concreto lavoro sul territorio, prova a spiegare all’amministrazione che le istituzioni sono troppo lente e fortemente carenti tanto nell’azione quanto nella risoluzione dei problemi. “Gli enti locali non sempre hanno una percezione reale delle problematiche e difficoltà che incontrano i minori ed esiste uno scollamento totale tra la città virtuale, che la politica ha in mente, e quella reale, che è invece carica e densa di problemi concreti da affrontare e risolvere. La fotografia dello stato dei minori nella nostra città non è per nulla a colori e sempre più spesso il volontariato deve sopperire alle carenze e alla lentezza degli enti pubblici”. Dunque ciò che Sciuto, e con lui l’opinione pubblica, chiede all’amministrazione è una capacità di azione concreta, fattiva, volitiva, non quella parolaia delle grandi conferenze.

Il difensore è ormai a scadenza di mandato, non smette di credere che i bambini rappresentino davvero il futuro della società ma, affinché diventino protagonisti attivi, è necessario che siano messi nelle condizioni di crescere in modo sano attraverso l’abbattimento di tutte le barriere che ne ostano lo sviluppo. E di ostacoli in questa città i bimbi, soprattutto quelli svantaggiati o portatori di handicap, passando sempre in secondo piano, ne incontrano a iosa. Le amministrazioni se ne lavano le mani con la scusa di non avere fondi. È quanto accade nel nostro Comune in merito al tema dell’assistenza igienico-sanitaria personale: 20 bambini siracusani che nessuno vuole assistere. La competenza all’assistenza igienico personale è dei collaboratori scolastici, ma nel caso in cui a scuola non ci sia personale qualificato, il Ds farà richiesta all’ente locale di competenza, in questo caso è il Comune, che dovrà fornire il personale. Ma a Siracusa il servizio non viene erogato da ben 2 anni!

“E così accade che per rispondere alle esigenze dei bimbi – spiega il dott. Sciuto – vengano chiamati i genitori: ovunque essi si trovino, arriva la telefonata della scuola e devono correre ad assistere il figlio in precarie condizioni igienico personali. Sono una ventina i minori che non fruiscono del servizio sia nel segmento della primaria che della secondaria di primo grado e ciò penalizza fortemente le famiglie che si trovano così costrette a interventi urgenti ed estemporanei, indipendentemente dagli impegni familiari o lavorativi. Basterebbe un operatore su 2 o 3 bambini e con una spesa irrisoria il problema sarebbe risolto”.

Il rischio concreto è che le famiglie, dato il disinteresse del Comune nei confronti dei propri figli (e meno male che le amministrazioni hanno il compito di garantire a tutti i cittadini uguaglianza di opportunità)ritirino i minori dalla scuola pubblica per ripiegare sul privato. Ovviamente chi può! Gli altri nuclei familiari continueranno a chiedere, invano, che venga garantito un servizio previsto per legge.

L’altra nota dolens è rappresentata dai servizi relativi all’Asacom (assistente all’autonomia e comunicazione). Un servizio nazionale applicato a Siracusa attraverso un regolamento comunale che da un lato ne disciplina il funzionamento e l’organizzazione, dall’altro definisce i compiti e le funzioni del lavoratore Asacom. “Si tratta di un servizio ad personam – spiega il difensore dei minori – e l’assistente all’autonomia e alla comunicazione è assegnato in base alla valutazione delle esigenze dell’alunno, effettuata dal team di neuropsichiatria infantile e sulla base delle proposte avanzate dall’ istituzione scolastica”. L’attività è gestita tramite accreditamento di Enti, Cooperative Sociali ed Associazioni.

Fin qui tutto fila liscio e qualcuno ha sostenuto che Siracusa sia all’avanguardia per le scelte strategiche messe in campo. Ma l’art 8 dello stesso regolamento apre una falla nel sistema: “dovrà consentirsi il rispetto della libertà di scelta da parte dei familiari tra gli enti fornitori accreditati erogatori del servizio”. Ora a scorrere l’elenco degli enti fornitori accreditati se ne trovano 32 in tutta la provincia dei quali 17 a Siracusa. Tutti specializzati? Beh il termine specializzato è alquanto ampio: basta entrare nei profili internet e subito si scopre che molti di loro esercitano nel settore socio-sanitario-educativo e magari pure nell’assistenza domiciliare, infermieristica e scolastica, altri lavorano con i disabili, anziani, fanno pure telesoccorso e turismo sociale e qualcuno ha sede legale a Palermo. Insomma enti istrionici che sanno fare tutto ed anche di più. Un maggiore controllo sulla specializzazione degli stessi non guasterebbe ma si sa come va la politica… non escludiamo nessuno e facciamo tutti contenti anzi tutti accreditati.

Si apre così uno scenario nel quale spesso non sono le famiglie a cercare gli enti ma gli enti le famiglie con minori in difficoltà. Più minori più fondi e il servizio Asacom costa al Comune circa 650.000 € l’anno. E magari gli operatori Asacom non ricevono lo stipendio per mesi a fronte del cospicuo accreditamento del Comune. Sarebbe il caso di mettere mano al regolamento e rivedere l’articolo 8 con criteri più oggettivi e meno permissivi.

E poi dulcis in fundo il problema della riabilitazione logopedica, chinesiterapeutica e psicomotoria. “I tempi di attesa non sono più tollerabiliper centinaia di bambini del nostro territorio e provincia e ciò di certo non risponde ai loro diritti e alle loro esigenze. La lentezza burocratica rischia di arrecare pesanti pregiudizi al minore lungo il suo percorso di crescita”. E, aggiungiamo noi, accettare e consentire che l’iter si distenda in un arco temporale di almeno tre anni è una violazione del diritto fondamentale alla salute, sancito dalla Costituzione.

La tempestività delle famiglie e della neuropsichiatria infantile si scontra con i tempi di attesa della certificazione Inps (in media 6 mesi attestante il deficit) e di medicina riabilitativa che riconosce l’invalidità e inserisce il minore in una lista di attesa dalla quale si può essere chiamati anche dopo tre anni. Anzi, per dirla tutta, sono proprio questi i tempi per i bambini che richiedono il servizio. I dirigenti dell’Asp, certamente in regola con l’iter burocratico, non sanno forse che il problema della psicomotricità e della logopedia camminano pari passo alla crescita del bambino? Come può un minore, il cui deficit viene accertato attorno ai tre anni, iniziare il percorso di recupero a sei? E così diverse famiglie (e meno male che parliamo di diritti!) ripiegano sul privato con un costo di 35 euro a seduta. E si sa, le terapie sono lunghe e servono un minimo di tre sedute a settimana. E se la matematica non è un’opinione vuol dire 400 € al mese. Un mutuo familiare per un servizio che dovrebbe essere gratuito!Ed ecco: i servizi sono garantiti a chi può permetterseli, i meno fortunati attendono e i bambini peggiorano. Benvenuti a Siracusa: città dei diritti di chi se li può economicamente permettere.

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