Nella scuola “animatori digitali”. Cgil: “Abbiamo problemi più seri”

Paolo Italia (Flc): “Nel Siracusano ci sono soffitti che cadono a pezzi, problemi di riscaldamento, mense, lavoratori, cablaggio…”

 

Animatore digitale: ecco la nuova figura che la legge 107 ha chiesto alle scuole di individuare fornendo un mese fa i nominativi dei docenti a tempo indeterminato che avranno il compito di favorire il processo di digitalizzazione e di diffondere politiche legate all’innovazione didattica ed al coinvolgimento di tutto il personale secondo quanto prevede il Piano Nazionale Scuola Digitale. 8.500 insegnanti pronti a lavorare (per ora pare gratis visto che di soldi non se ne parla) per la diffusione di una cultura digitale il cui compito sarà mediare tra alunni, colleghi, scuole, famiglie e reti al fine di colmare il digital divide della scuola italiana rispetto all’Europa. Alle scuole vanno 1.000 euro per la realizzazione delle attività e dei progetti senza considerare che spesso gli istituti sono divisi strutturalmente su più plessi.

Sarà un animatore a tutto tondo perché dovrà interessarsi dell’ammodernamento degli spazi scolastici per rendere più piacevoli ad insegnanti e studenti la permanenza e l’uso dei mezzi informatici. Dovrà coordinare la progettazione di soluzioni architettoniche e logistiche accoglienti, sicure e sostenibili per gli spazi fisici della nuova scuola digitale. Si tratta, ad esempio, di predisporre spazi efficaci, non più aule, per l’attuazione della metodologia della classe ribaltata. Oppure avviare la predisposizione di spazi dedicati per l’utilizzo di strumentazioni e didattiche anche specifiche per la robotica educativa, l’utilizzo didattico di stampanti 3D (aperto anche al territorio, Fab Lab e imprese innovative), la programmazione – coding – in Scratch(fonte https://nova.ilsole24ore.com/). Insomma un insegnante / architetto / ingegnere / informatico / psicologo / pedagogo capace di inventarsi anche spazi ed arredi…

La scuola utopica di Renzi, quella lontana dai problemi concreti e reali. La prima immagine che abbiamo delle scuole italiane è quella fornita da Legambiente che ha diffuso dei dati in cui trescuole su dieci in Italia sono vecchie e senza agibilità, alcune esposte a rischi sismici e idrogeologici, altre con carenze igieniche e sanitarie, delle quali 32,5% necessita di interventi di manutenzione urgente. Il 41,2% si trova in aree a rischio sismico ma solo il 22,2% degli edifici scolastici ha effettuato la verifica di vulnerabilità. Il 9,8% degli edifici si trova in aree a rischio idrogeologico e l’8,4% è esposto a rischio vulcanico.

A leggerla tutta viene da chiedersi se Renzi, dopo aver sbandierato ai quattro venti la sua idea di scuola, sia mai entrato nelle aule fatiscenti delle scuole italiane. E tanto per non allontanarci restiamo in casa Siracusa. “Nessuna opposizione al piano di digitalizzazione – ci spiega Paolo Italia, segretario provinciale Flc Cgil – ma sarebbe utile ripartire da interventi di riqualificazione e messa in sicurezza delle nostre scuole. Tanto per ricordare al governo che mensa, biblioteche, trasporti, sostegno, edilizia, palestre sono gli elementi che ruotano attorno all’istruzione pubblica e che di fatto risultano ammalorati, inattivi o inesistenti. Beh, in merito basta osservare la mensa scolastica che nel comune capoluogo non è ancora partita. Forse sarà avviata a gennaio… ad anno inoltrato. Un’assenza di servizio che ha creato gravi disagi ai genitori e famiglie e un vuoto pedagogico per i minori.

“In Piemonte ad esempio la refezione si avvia sin dal primo giorno di scuola a metà settembre, quasi indispettendo i Dirigenti che gradirebbero un rientro più graduale per i propri studenti, specie per i più piccoli, gli esordienti, stimolando ad ogni modo le famiglie alla scelta del tempo pieno e di riflesso creando occupazione per il terziario impiegato nei punti di cottura. Anche questi sono atti apparentemente non di grande visibilità, ma certamente utili a migliorare la nostra fragile economia”.

Insomma sugli animatori digitali nessuna polemica ma le scuole hanno problemi più gravi da affrontare: tetti e soffitti che spesso cadono a pezzi; sistemi di riscaldamento inesistenti o inefficienti; mense assenti in metà delle primarie del sud e in un terzo di quelle del nord (fonte Save the Children). “E poi ci sono i laboratori – aggiunge il segretario Flc – spesso adibiti ad aule (perché quelle ordinarie mancano) oppure non utilizzatiperché sono stati tagliati i fondi per il personale tecnico, creando difficoltà ai professori di informatica che troppo spesso non possono lavorare. A questo aggiungerei che diversi istituti siracusani hanno bisogno di un cablaggio serio perché è davvero inutile mettere le Lim in ogni aula se poi il collegamento è inesistente o non sufficientemente potente da reggere il sistema”.

Come dire: ben venga il digitale ma non è di certo il plus ultra per le scuole che devono ogni anno inventarsi trucchi e percorsi per non cadere nella rete del dimensionamento che, sulla base di pochi e freddi numeri, le accorpa, le salva, le miracola, le rivisita. Su ogni plesso si potrebbe ritagliare un pezzo di cronaca: dall’Einaudi, che vive da anni in un condominio, al Megara senza giuste attrezzature per la cui autonomia la Flc Cgil si è battuta. “Un liceo – ci spiega Italia – con un bacino di utenze di 50 mila persone che non riesce a raggiungere 600 iscritti deve spingere dirigenti e docenti a rivisitare le proprie capacità e la propria offerta formativa. E a ciò si aggiunga un’amministrazione che deve centrare la propria attenzione sull’istruzione e spingere il piede sull’acceleratore completando i lavori che rendono monco il servizio offerto dal Megara”.

E noi concordiamo col segretario Flc Cgil quando dice che l’istruzione e la scuola vanno messe al centro dell’interesse dei dirigenti e delle amministrazioni… di qualunque colore o stella esse siano.

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