I VV.UU. a un esercente: “Tolga quell’albero di natale, è osceno”

Si sono presentati in tre intimando al proprietario del negozio, in via Catania 12 a Siracusa, di rimuovere dalla vetrina l’immagine del bimbo migrante morto e abbandonato sulla spiaggia, altrimenti sarebbe incorso nelle sanzioni previste dall’art. 528 del codice penale

 

I vigili urbani di Siracusa non lo sanno ma l’albero di natale non è un simbolo cristologico. Scrive il sito web Cristiano Cattolici: “L’albero «cattolico» trova parentele remote col «frassino cosmico» Yggdrasil della mitologia nordica, dalle cui foglie scende l’idromele (liquido di vita) e ai cui piedi si radunano gli dei per decidere le sorti degli uomini; ovvero con il Kien Mu, l’albero dell’Universo cinese, che ordina il mondo tra sopra e sotto, regno inferiore, umano e celeste; o ancora con Asvattha, l’albero rovesciato dell’India, le cui radici convogliano dalle nubi verso il basso l’energia sacra (dottrina peraltro ripresa in certe leggende ebraiche e islamiche) e in seguito identificato con il Ficus sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione; per finire con le Americhe, dove si trovano il simbolo azteco di Quetzalcoatl – un cubo aperto su cui crescono 4 grandi alberi cosmici – e l’albero del Paradiso, proprio della mitologia Maya, personificazione del dio della pioggia Tlaloc («Colui che fa germogliare»).

Ci sono – è vero – tentativi di ancorare questa tradizione a riferimenti biblici ed evangelici, come ha fatto papa Ratzinger in uno scritto del ’78 («Quasi tutte le usanze prenatalizie hanno la loro radice in parole della Sacra Scrittura. Il popolo dei credenti ha, per così dire, tradotto la Scrittura in qualcosa di visibile… Gli alberi adorni del tempo di Natale non sono altro che il tentativo di tradurre in atto queste parole: il Signore è presente, così sapevano e credevano i nostri antenati; perciò gli alberi gli devono andare incontro, inchinarsi davanti a lui, diventare una lode per il loro Signore»). Ma va da sé che la questione è controversa.

Comechessia, essendo Dio “amore” non si può considerare blasfema, e tantomeno oscena, l’immagine, effigiata in un vaso, del bambino migrante finito cadavere su una spiaggia e lì abbandonato come res relicta. Anzi, per la sua crudezza ha emozionato popoli e governanti di ogni parte del mondo e dicono che persino la Merkel ha modificato la linea politica tedesca sull’accoglienza dopo aver visto quella foto. Essa, lungi dall’essere blasfema, è un forte richiamo alle politiche di solidarietà verso i disperati del mare, più volte sollecitate da papa Francesco; è essenzialmente un atto d’amore, ancora più significativo nel momento in cui si celebra il Natale con cene pantagrueliche, giocate a baccarat, gozzoviglie e balli che, questo sì, nulla hanno a che vedere con la venuta al mondo del Salvatore.

Eppure un negoziante siracusano, Benedetto Speranza, il 28 dicembre ha ricevuto la “visita” di tre vigili urbani in uniforme, che gli hanno intimato di rimuovere dalla vetrina del suo negozio in via Catania 12 una sagoma di albero natalizio che termina con un vaso su cui è effigiata l’immagine del bambino morto e abbandonato sulla spiaggia. “Se non lo farà – gli hanno detto – potrà incorrere nelle sanzioni previste dall’art. 528 del codice penale”, il quale recita: “Chiunque, allo scopo di farne commercio o distribuzione ovvero di esporli pubblicamente, fabbrica, introduce nel territorio dello Stato, acquista, detiene, esporta ovvero mette in circolazione scritti, disegni, immagini od altri oggetti osceni di qualsiasi specie, è punibile con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103…” e continua: “Alla stessa pena soggiace chi fa commercio, anche se clandestino, degli oggetti indicati nella disposizione precedente, ovvero li distribuisce o espone pubblicamente”.

Trasecoliamo. Quell’immagine sarebbe “oscena”? Il Devoto Oli chiarisce il significato di osceno: “caratterizzato da un’ostentazione sguaiata, irriverente, scandalosa, di motivi dell’ambito del sesso” o, per estensione, “turpe, immondo, ripugnante, laido”, “indecente, sconcio”, o “offensivo nell’ambito del buon gusto”.

“La nostra – dice Benedetto Speranza – voleva essere una denuncia contro l’ipocrisia del natale. La foto del bambino morto è stata messa per evidenziare il fatto che chi crede al natale deve essere consapevole che contribuire a una festa con sprechi di cibo regali inutili e falsi auguri non aiuta a fermare questo stato di cose ma contribuisce a far morire innocenti. La foto del bambino morto voleva rappresentare la contrapposizione tra la nascita del bambin Gesù che viene a proclamare l’uguaglianza degli uomini dinanzi a Dio e i comportamenti di uomini e Stati che lasciano morire anche i bambini per la riluttanza a uscire dai propri egoismi. Gli stolti hanno letto la stessa come un messaggio di speculazione segnalando ai vigili l’atto <osceno>”.

E tutto questo perché l’albero, che poi albero non è in quanto si tratta di tubi di plastica attorcigliati, era situato in vetrina dando la sensazione, a coloro che se ne sono lamentati al corpo dei vigili, che fosse un richiamo alla merce in vendita. “Avrei potuto, se fosse stato questo l’intento, mettere in vetrina una bella esposizione con la scritta sconti o affari del secolo. Non ho esposto nemmeno un articolo che potesse essere frainteso in promozione, per farne commercio sfruttando l’immagine di un piccolo cristo defunto”, dice l’esercente. “Sono semplicemente schifato dall’arroganza di qualche ignorante che si è finto moralista”.

Nutriamo anche noi non poche perplessità. Soprattutto per l’iniziativa del comando dei Vigili, che non riesce a star dietro a tutte le incombenze della funzione, ma trova tempo e uomini da mobilitare per simili baggianate.

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