Sberla alla mafia. Inaugurato al Lido di Noto il Centro Pio La Torre

Presenti molte autorità e magistrati. Il sindaco Bonfanti: “E ora la convenzione con Libera”. Don Ciotti: “La legalità deve essere principio guida delle nuove generazioni”

 

Sviluppare una cultura improntata alla legalità, come volano per la crescita culturale di una comunità. E’ stato questo l’imperativo categorico che ha guidato l’amministrazione della città di Noto in occasione dell’inaugurazione del Centro Pio La Torre in contrada Lido di Noto, immobile sequestrato alla criminalità organizzata e reso fruibile con l’intervento PON Sicurezza Asse 2013.

A volte ci si interroga sulla necessità da parte di un’istituzione di dare risposte certe e meritorie contro gli affari della criminalità organizzata e (contro) l’uso coercitivo dell’illegalità. A ben vedere tale iniziativa si colloca appieno in tale sensibilità, con la promessa e la speranza che codeste non siano solo dei piccoli mausolei di tornaconto personale di un ente pubblico, bensì rappresentino la regola che guida l’azione di una pubblica amministrazione.

Ma andiamo con ordine. L’immobile in questione, come anzidetto, è stato intestato a Pio La Torre, parlamentare della commissione antimafia ucciso a Palermo il 30 aprile 1982, e le sale a personaggi che hanno fatto la storia recente dell’antimafia su cui non occorre certo fare dei commenti. E’ posto nella zona marina di Noto, è stato assegnato al Comune quale bene sequestrato alla mafia e oggetto di un finanziamento ottenuto dal Ministero degli Interni che ha coperto l’intero costo dell’opera, dalla progettazione all’esecuzione, sino agli arredi, per un importo di 600.0000 euro circa. Il progetto esecutivo è stato redatto dall’ing. Emnauele Carnemolla, la direzione dei lavori è stata curata dall’UTC, per gli adempimenti relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro la prestazione è stata resa sempre dall’ing. Carnemolla nelle forme della prestazione gratuita.

L’obiettivo generale che l’amministrazione si è proposta è stata la ricollocazione del bene confiscato all’interno del circuito produttivo legale affidando la gestione dei servizi in esso promossi, previa procedura aperta, a una cooperativa sociale di tipo B, promuovere sul territorio il senso della legalità favorendo attività di socializzazione e di reintegrazione sociale per i destinatari del progetto. L’intervento ha avuto ulteriori finalità, dalla riqualificazione e dal riuso con una nuova distribuzione interna per garantire un’adeguata fruibilità degli spazi all’utilizzo dello stesso come centro di aggregazione per minori e giovani, particolarmente esposti al rischio di coinvolgimento in attività devianti oltre che per soggetti deboli della popolazione, per favorire l’aggregazione e la socializzazione mediante varie iniziative di animazione culturali, ricreativo-educative, sportive.

Nel caso specifico si potranno integrare attività ricreative sia ordinarie che straordinarie intensificando le attività di prevenzione che non possono avere né soste né tempi morti ma sempre vigili, con la costante presenza degli attori presenti nel territorio: l’ente pubblico locale, le agenzie educative, le parrocchie al terzo settore che svolgono un ruolo importante di presenza, con la consapevolezza massima che questo bene, assieme a quello già in uso a Bove Marino, debbano concorrere ad un sistemico miglioramento dei servizi sul territorio.

Per quanto concerne la struttura, all’interno dell’immobile, in disuso da parecchi anni, sono state necessarie opere di manutenzione di adeguamento sismico e di completamento: è composto da un piano seminterrato e da un piano terra oltre il terrazzo e ha una consistenza di circa 300 metri quadri, oltre a un’area esterna di mq. 1.000. L’intervento di ristrutturazione ha introdotto modifiche distributive degli spazi interni, prevedendo l’inserimento di spazi ad uso collettivo; nello specifico, oltre alla direzione, segreteria e front-office, sono state messe in opera una sala polifunzionale/multimediale – “G.Falcone”, sala pluriuso per laboratori – “P.Borsellino”, sala pluriuso per laboratori artistici – “R. Chinnici”, sala musica – “A. Caponnetto” e infine bar e autorimessa. Le sale sono state tutte opportunamente arredate oltre al recupero dello spazio esterno, ove verrà allestita un’area attrezzata al gioco, di 170.30 mq, opportunamente piantumata e arredata, che concerne anche la collocazione di giochi per bimbi, e un pergolato in legno, che fungerà da zona pic-nic, il tutto al fine di consentire una fruizione spaziale, funzionale alla socializzazione all’esterno. L’intervento ha riguardato anche la pavimentazione dei percorsi pedonali e la sistemazione di aree verdi, con prato e vegetazione tipica della flora mediterranea.

Va da sé che il parterre istituzionale, ecclesiastico e civile presente il giorno dell’inaugurazione ha conferito un’altisonante importanza all’evento: il prefetto di Siracusa Gradone, don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, Roberto Alfonso, Procuratore della Repubblica alla Corte d’appello di Milano, Antonio Nicastro, sostituto Procuratore a Siracusa, Giuseppe Giuffrida, amministratore dei beni confiscati alla mafia, il Vescovo di Noto Staglianò, il Sindaco di Noto Corrado Bonfanti, molti membri dell’amministrazione ma anche una forte e composita rappresentanza della comunità netina. Sono stati due i momenti celebrativi degni di nota, dal taglio del nastro della struttura al Convegno tenutosi a seguire presso il teatro “Tina Di Lorenzo”, dal titolo “Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata: uno strumento per l’esercizio della legalità”.

Abbiamo acquisito dichiarazioni dai principali attori di questa importante iniziativa.

Sindaco Bonfanti, cosa rappresenta per la comunità netina il Centro Pio La Torre?

“Un sogno che diventa realtà, che considero punto di partenza e non di arrivo. Nonostante le grandissime difficoltà che si riscontrano nella realizzazione di un’opera pubblica, la cosa più impegnativa e allo stesso tempo sfidante sarà quella di avviare una gestione del Centro che, attraverso iniziative sociali e culturali a favore dei nostri giovani e delle persone deboli, ci aiuti a fare crescere nuovi cittadini onesti, ricchi di valori tra i quali, al primo posto, quello della legalità. Il Pio La Torre è solo l’inizio di un lungo impegno che questa amministrazione ha voluto prendere con la comunità, senza  nessun ritorno d’immagine. Infine stiamo provvedendo alla convenzione del Centro con Libera Sicilia, per dare un segnale ancor più paradigmatico”.

Don Ciotti, in che senso la legalità è una questione culturale?

“La legalità deve essere un principio guida delle nuove generazioni, bisogna impegnarsi nel segno della continuità e corresponsabilità, per un rinnovamento delle attività  al fine di combattere mafie e corruzione.E infatti l’effettiva applicazione della legge n. 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie prevede l’assegnazione dei patrimoni e delle ricchezze di provenienza illecita a quei soggetti – associazioni, cooperative, comuni, province e regioni – in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro”.

Rispetto ai beni confiscati alla mafia, quali sono le principali attività poste in essere da una comunità che vive sotto il segno della legalità?

“Bisogna promuovere azioni di animazione territoriale, attivando percorsi di conoscenza e sensibilizzazione relativi alla presenza di beni confiscati sul territorio nazionale. L’attività è volta a creare e rafforzare la rete tra le istituzioni (l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, prefetture, regioni, province, consorzi di comuni e comuni), le cooperative e le associazioni, le scuole e gli altri soggetti del territorio tramite la mappatura e l’analisi dei beni confiscati sul territorio e la diffusione di buone pratiche sul loro possibile utilizzo. Insomma l’esercizio alla e della legalità costituiscono un volano per la crescita culturale della comunità di riferimento”.

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