Lettera alla Civetta dell’ispettore Vincenzo Moscuzza: “Gli alimenti coltivati biologicamente hanno una superiorità igienico sanitaria e nutrizionale che nessuno potrà mai smentire, neanche Altroconsumo. Ma nel settore ci sono i cavalli di troia entrati per minare da dentro il sistema”
“Gentili redattori de La Civetta di Minerva. Trasmetto, allegate alla presente, alcune delle più interessanti e documentate risposte alla Rivista “Altroconsumo” in merito all’articolo “NON CREDO IN BIO” e ripreso dal Dott. Corrado Artale sul Vs giornale.
“II mio intervento, ovvero di chi ha visto nascere il settore biologico e ne ha visto le trasformazioni nel tempo (lavoro nel settore biologico dal 1993 come ispettore di produzioni biologiche), mira solo a precisare alcune cose oltre quelle contenute negli articoli autorevoli che smentiscono le conclusioni della rivista Altroconsumo e del Dott. Corrado Artale.
“Condivido le perplessità e le asserzioni riportate da Gabriele Bindi, da Federbio e dai ricercatori del Dipartimento di Agraria dell’Università di Bologna sull’indagine di Altroconsumo che smentiscono gran parte delle affermazioni e delle conclusioni della rivista… ma vorrei aggiungere altro.
“Quella indagine se può avere un valore è quello che, senza volerlo, solleva l’attenzione sul ripiegamento delle idealità originarie a cui sta andando incontro il settore biologico. Questo, a causa di una eccessiva burocratizzazione normativa e mercificazione spinta, sta perdendo il suo smalto originario e la sua forza propulsiva ideale e di cambiamento, poiché trasformato (dalla Comunità Europea e dal Ministero dell’Agricoltura italiano) solo in uno “stanco” metodo di coltivazione ricco di divieti ed adempimenti burocratici formali sempre più lontano dai valori da cui era ispirato. Quindi il fatto che Altroconsumo, nella sua indagine su campioni analizzati di prodotti bio e convenzionali, non abbia ritrovato superiorità nutrizionali dei prodotti bio su quelli convenzionali e aver trovato la presenza di qualche campione bio con residui (e ciò può accadere) manifesta, se mai ce ne fosse bisogno, solo l’esigenza di riportare ai principi ispiratori un sistema che ha già dimostrato, nelle ricerche scientifiche finora svolte, una superiorità igienico sanitaria e nutrizionale che nessuno potrà mai smentire, neanche Altroconsumo.
“Ma oggi è richiesta una seria e profonda riflessione di tutti e una necessaria autocritica delle Istituzioni europee e italiane che hanno normato in materia di biologico per riportare sui giusti binari il metodo dell’Agricoltura Biologica.
“L’Agricoltura Biologica nacque ed aveva un senso poiché rappresentava una visione Nuova del rapporto Uomo-Natura/Uomo-Animali/Uomo-Uomo, un’alleanza con la Natura per produrre alimenti sani e genuini, recuperare le varietà e razze locali e un modo di superare la logica dell’agricoltura industrializzata che per produrre deve uniformare tutto e scacciare ogni forma vivente che minaccia l’agroecosistema. L’Agricoltura Biologica aveva una “Visione di mondo” che forse oggi ha perduto a tutto vantaggio dei numeri di mercato che per quanto bassi si attestano sul 1,75 % di tutto il mercato alimentare italiano e tendono a crescere (bio € 2,1 mld / tot €120 mld) .
“Oggi, chiunque può coltivare bio e trasformare bio anche senza neppure crederci, ma solo perché aumenta il proprio business e/o i finanziamenti comunitari. C’è gente che non credeva che si potesse coltivare bio, che è entrata nel sistema di controllo bio, io credo, anche per dimostrare a se stessa che non è possibile farlo e che per forza di cose si è costretti ad usare prodotti non ammessi… Questi sono i cavalli di troia entrati per minare da dentro il sistema. Altra gente vi è entrata senza il minimo desiderio di conoscere i principi e il metodo bio ma solo per motivi economici. Tante grosse imprese si sono avvicinate alla coltivazione biologica con la sola molla del profitto, ma questa molla spesso non basta se non c’è una crescita della consapevolezza ecologica.
“Gli Organismi di Controllo non possono arginare da soli l’avanzata dei bio-furbi che crescono col crescere del fatturato-bio nazionale e internazionale. Non hanno gli strumenti sufficienti. Il sistema a cui devono sottostare è eccessivamente garantista e burocratizzato e non consente misure drastiche da applicare se non in casi eccezionali. Così chi viene beccato che froda, usando sostanze vietate, su un appezzamento, subisce il blocco della certificazione bio dei prodotti di quell’appezzamento, il re-inizio della “Conversione” di quell’appezzamento per due-tre anni, ma può continuare a coltivare e vendere bio da tutti gli altri suoi fondi biologici. Vi fidereste ancora voi di chi ha operato così? Oggi la Normativa ci obbliga a fidarci, invece di espellere dal mercato-bio questi soggetti!
“Concludo affermando che sarebbero necessari: 1) una semplificazione della burocrazia a cui sono sottoposti gli Organismi di Controllo e conseguentemente gli Operatori; 2) Strumenti più efficaci nelle mani degli Organismi di Controllo; 3) corsi di formazione in agricoltura biologica, agroecologia, col rilascio di “Patente di esercizio dell’Azienda Biologica”, purchè non sia un mero attestato come quelli che riempiono spesso i nostri curricula; 4) una seria “conversione“ ecologica degli Operatori prima di quella dei campi coltivati e… 5) una successiva selezione degli Operatori che possono fregiarsi del titolo di Agricoltore Biologico poiché non tutti hanno le necessarie motivazioni di tipo ecologico e le competenze necessarie per attuare bene i principi e i metodi dell’Agricoltura Biologica.
“Se questa nuova politica di crescita culturale e motivazionale degli Operatori si applicasse, sicuramente crescerebbe il numero dei consumatori bio che potrebbero dire senza dubbi: io credo in Bio!”

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